Anch'io non riesco a pensare solo a lotito e cragnotti, anche perché considerare gli altri aiuta a collocarli tutti nel contesto in cui operarono. Tendiamo spesso, soprattutto quando si tratta di noi stessi, a riconoscere a noi i meriti dei successi ed agli altri o alle circostanze le colpe degli insuccessi. Viste col dovuto distacco di solito c'è sempre una concorrenza di cause, sia personali che ambientali. Ripensando ai tempi ed alle circostanze, sia Lenzini che Calleri hanno fatto miracoli.
La nostalgia per Cragnotti è la nostalgia per un periodo in cui nel calcio italiano scorrevano soldi a fiumi. Arrivarono le TV private, Cragnotti piazzò la Lazio in borsa e ne ricavò palate di soldi, Tanzi fece una squadra stellare sulle cui ceneri juve e Lazio costruirono due squadroni. Tutti dimentichiamo spesso e volentieri che in campo europeo il Parma è tuttora più titolato della Lazio. Secondo me, non vinse uno scudo solo perché il Parma politicamente pesava ancora meno della Lazio. Cragnotti prese le idee di Tanzi e le applicò alla Lazio. Era un follower con sprazzi di originalità.
Il tramonto di questo periodo dorato e la riscossa delle maledette strisciate iniziò con il fallimento di Stream. A Cragnotti va dato atto di aver provato a lottare contro le forze mafiose - non tutte, voleva sensi per alleato - e di aver perso la guerra dopo aver vinto qualche battaglia, di cui una memorabile.
La considerazione che Lotito si è guadagnato a gomitate è dovuta alla capacità di tenere a galla, sia pur con qualche alleato potente, una barca che era già per nove decimi sott'acqua in un braccio di mare infestato di squali e con un'orca assassina per vicino di casa. Anche a lui va dato atto di aver fatto la guerra alle mafie del calcio, nessuna esclusa.
Ha vinto qualche battaglia, non ha ancora perso.
Speriamo che duri.
Io voto Lotito perché penso al futuro.