gds e repubblica sulla vicenda mauri si sono schierati, a questo punto non si sa neppure quanto consapevolmente, su una battaglia di retroguardia. sulla difesa cioè del processo sportivo, meglio della giustizia sportiva, nella forma e nei requisiti che lo hanno retto fino agli ultimi anni. e che è entrato in crisi con calciopoli e subito dopo con il calcioscommesse. la maxi richiesta della juve (più di 400 milioni, se non sbaglio), la polemica sul numero degli scudetti vinti dai bianconeri e infine l'attacco, forte e largamente condiviso in lega, al principio della responsabilità oggettivo, stanno mettendo in crisi e pongono con urgenza la questione della ridefinizione delle pratiche della giustizia sportiva
l'assoluzione del napoli era stata la prima scelta forte in questa direzione, gli interventi del tnas avevano aggiunto materia, abbondante, di riflessione. critiche e polemiche non erano mancate, però tutto in maniera contenuta, diciamo ragionevole. la sentenza mauri ha rimesso in gioco gli istinti più belluini. c'entra la Lazio, forse, in questo generale richiamo della foresta? in parte, sicuramente. alla procura di Cremona certo della Lazio in se frega poco o nulla. le dichiarazioni sconsiderate e irresponsabili di di martino sono dettate piuttosto dalla paura di vedere vanificati anni di lavoro, di veder crollare il castello su cui aveva puntato tutto per dare forza alla propria immagine. la repubblica e la gazzetta, principalmente loro ma non solo loro, invece si sono fatte portavoce di quella parte del calcio italiano che, per motivi diversi, è in competizione con la Lazio di lotito. l'aesse, innanzitutto, di cui la repubblica da sempre è voce semiufficiale; la juve poi e quella parte del calcio del nord che si è trovato inaspettatamente fuori dai vertici del calcio
questa convergenza di interessi, guidata però più dall'istinto che dalla ragione, li sta portando dritti dritti verso una duplice se non una triplice sconfitta. perché la procura dovrebbe sapere che, nei termini nuovi in cui sembra muoversi la giustizia sportiva, accumulare indizi non serve a nulla. il processo indiziario non basta più, è finito, occorrono prove, prove certe, prove inconfutabili. a questo si ingegni l'infaticabile di martino. in silenzio, magari. e perché i megafoni impazziti su carta bianca o su carta rosata dovrebbero sapere bene che anche la parte del calcio che loro si pregiano di rappresentare, al dunque, tra la giustizia del passato e quella che si sta definendo, lotito o non lotito, sanno benissimo dove schierarsi
il calcio è cambiato e cambia tuttora. non saranno certo una procura di provincia e quattro tirapiedi sguinzagliati in questa o quella redazione - per tacere dei mille masanielli televisivi - ad arrestarne o a deviarne la marcia
ps: di martino e i portaborse registrati all'ordine dei giornalisti non hanno smesso un solo momento, fino all'altro ieri, di lamentare le lungaggini della giustizia sportiva di fronte al "caso mauri". lo stracciarsi di vesti era continuo: cosa aspetta palazzi a portarlo a processo? come è possibile che un ex galeotto giochi e risulti addirittura decisivo? arrivati infine processo e sentenza, ecco che i nostri prodi cambiano immediatamente versione faccia e bandiera: che senso ha - questo, all'unisono, il nuovo grido di battaglia - fare il processo sportivo prima di quello penale? e se mauri dovesse venir condannato chi risarcirebbe il calcio italiano da simile ingiustizia (naturalmente per la domanda su chi risarcirebbe mauri e la Lazio da anni di fango e di galera nel caso di assoluzione non c'è posto alcuno...)?
quando vi capita di essere così arditi da farvi qualche domanda, per favore, provate anche a darvi una risposta. anche perché una risposta non dovrebbe essere così difficile da trovare