Cinema francese (mille e non più mille)

Aperto da cuchillo, 14 Ago 2013, 13:52

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cuchillo

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E Serge Reggiani, pure, lo consideri italiano? Yves Montand?
Dai, ma che Italiani sono?
Calcola che io Kristin Scott Thomas la considero francese.
Sò 40 anni che ha scelto la Francia, che me frega dove è nata?
Glielo leggi negli occhi che è (diventata) francese.

Nanni

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Citazione di: cuchillo il 30 Ago 2013, 10:34
E Serge Reggiani, pure, lo consideri italiano? Yves Montand?
Dai, ma che Italiani sono?
Calcola che io Kristin Scott Thomas la considero francese.
Sò 40 anni che ha scelto la Francia, che me frega dove è nata?
Glielo leggi negli occhi che è (diventata) francese.

E vabbè... allora questa come Francese, è d'uopo:



:))

italicbold

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Citazione di: cuchillo il 30 Ago 2013, 10:34
E Serge Reggiani, pure, lo consideri italiano? Yves Montand?
Dai, ma che Italiani sono?
Calcola che io Kristin Scott Thomas la considero francese.
Sò 40 anni che ha scelto la Francia, che me frega dove è nata?
Glielo leggi negli occhi che è (diventata) francese.

Serge Reggiani anche non ha mai rinunciato alla nazionalità italiana.
D'altronde ha anche cantato il suo essere "Italien".
Il che non impedisce a Ventura e a Reggiani di essere alla stessa maniera "anche" francesi.
Per capire la differenza, io credo, bisogna conoscere la Francia in maniera molto più profonda.
Per capire che su questa antinomia é costruita, in fondo, la Francia stessa.
C'é tutta una letteratura e una cinematografia che la raccontano questa debolezza, ma allo stesso tempo forza, della Francia.
E' lo stesso fenomeno che, oggi, tocca le giovani generazioni d'origine maghrebine. A cui malgrado tutto, resta attaccato tutto il bagaglio culturale, come un epifenomeno, dei loro avi. Anche se in nordafrica non c'hanno mai messo piede.
Aziz, nato e cresciuto in banlieu parigina deve preferi' il cous cous al camembert...senno' cade tutto il castello logico.
I Reggiani di sessant'anni fa sono gli Aziz di oggi.
E per tutta la vita, anche se avevano l'attico a Place de Vosges, Serge Reggiani e Lino Ventura sono restati "Ritals" fino alle unghie dei piedi. Non solo per il passaporto cui non  hanno mai rinunciato.

Yves Montand, invece, é un po diverso. Le "cicatrici" di una storia familiare complessa le ha sempre nascoste. Il ricordo di Monsummano é stato molto più opaco, nella sua storia artistica. Nella sua storia privata un po meno, ma ti invito a leggere la sua biografia scritta da Patrick Rotman (ne ha fatto anche un bel documentario in tv).
Il più bel epitaffio, alla sua morte lo fece Libération che fece una delle prime pagine più memorabili della storia. In un momento in cui, all'assemblea nazionale si discuteva della riforma Pasqua per rendere più chiuse le frontiere dell'esagono.


cuchillo

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Grazie Italic per queste belle testimonianze.

Sai, per me si è quello che si sente di essere. Ovviamente, debbono essere soddisfatte delle condizioni. Io che sto qui non potrò mai dirmi "francese". Cosa diversa per te, che puoi scegliere e, al limite, "aderire".
Ma stai pur sicuro che se a 21 anni fossi rimasto a vivere in Francia - non si è verificata la possibilità, ma l'avrei colta, se ci fosse stata - probabilmente (dico probabilmente) oggi mi sentirei francese. O forse sarei andato via a gambe levate. Non lo so.
Quello che però è certo è che se non avessi aderito (creduto, quindi) alla civilità francese non sarebbe stato per via della mia educazione famigliare, della clinica dove sono nato, del passaporto, del quartiere, dei professori del Liceo.
Poi, certo, si può aderire anche all'una e all'altra civilità e sentirsi le due cose insieme. O non sentirsi niente.
Nel mio personalissimo caso, sarebbe contato molto poco quello che ero e che avevo vissuto. Pasolinianamente ciò che amavo e che conoscevo non contava nulla, da quel momento in poi.
Ma siamo entrati in un discorso demo-etno-antropologico. Fermiamoci!  :D

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italicbold

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No, perché fermarci, il cinema francese é anche questo. Anzi, forse é soprattutto questa storia, la storia di un paese diviso tra Versailles e il Mediterraneo.
I Guediguian i Kechiche si portano questo paradosso, questa forza, sulle spalle e li mettono in pellicola.
Come, in letteratura se li portava Camus, Francese nato a Algeri da genitori di Minorca.
In musica non ne parliamo. Pensa che lo stesso Brassens ha sempre sottolineato che la sua passione per il canto gli veniva da sua mamma napoletana. Per dire.
Un filmino leggero, di qualche anno fa, giocava proprio su questi contrasti
Le nom des gens

Comunque non dimenticare che io, ma anche tu se fossi vissuto qui, sono un immigrato per scelta. Ho scelto io di vivere qui.
Serge Reggiani, Ventura, insomma i Ritals di 60/80 anni fa no.
Io sono venuto con un bel contratto di lavoro.
Loro coi cartoni de pezza.
L'integrazione é stata diversa.
Nel 1997, quando sono arrivato io, essere italiano non era e non é un peso, soprattutto nel mio mestiere.
Nel 1925 lo era un po di più.
Ho conosciuto, nel corso degli anni, tantissimi figli o nipoti di immigrati a cui non avevano insegnato l'Italiano espressamente, proprio perché la loro integrazione si svolgesse in maniera più rapida. Salvo poi ritrovare la loro italianità in altri aspetti.
Ho conosciuto un fotografo rinomato, nipote di immigrati, che non sapeva una parola d'Italiano. Pero' suo nonno gli aveva insegnato a mangiare la coccia del parmigiano.
C'é un regista francese che fa spesso film su questo tema.
Stéphane Giusti che ha realizzato due o tre film sulla storia di una famiglia italiana.



kelly slater

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Citazione di: Zanzalf il 30 Ago 2013, 00:46
Si, ce piace.
Pero' quel film, "Le concert", e' una stronzata indecorosa.

e io che pensavo che non ce capissi 'n cazzo solo de politica...  :prr:

kelly slater

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Che poi, intendiamoci: non è che Il Concerto sia sto capolavoro.
Ma manco na stronzata indecorosa

cuchillo

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Sì, sì, parliamone di questi film. Che tra l'altro interessanti lo sono sempre, anche quando non sono belli.

Quello che volevo dire è (io, almeno) di non elevare a sistema il fatto di sentirsi "non francesi" se si è nati e magari vissuti per un discreto periodo altrove. 
Magari Brel si sentiva profondamente belga e Ventura profondamente italiano. Ma non applicherei a tutti - e magari tu non lo hai fatto nel caso singolo e non lo farai in generale - il principio della carta d'identità.

Quando morì Mastroianni stavo a casa di amici e c'era un fascista. E disse: "Eh, ma quante storie che stanno a fà (si riferiva in particolare a Rutelli che disse subito di chiudere per lutto Fontana di Trevi) per uno che ha scelto un'altra Patria!".
Ora, je posso dà torto fino in fondo al fascista che ha detto 'sta cosa?
Posso dire che conta assai di più il fatto che hai scelto di vivere la tua esistenza a Parigi e non che sei nato a Fontana Liri? 

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italicbold

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Perché Mastroianni scelse un'altra patria ?
Perché é morto a Parigi ? Era de Piazza Asti.

Comunque io non elevo a sistema nulla, quello che volevo dire é che quella francese é una società in cui, comunque, le origini familiari non riescono a sciogliersi nell'essere francesi. E non é una scelta tua. Non sei tu a scegliere.
Sono gli altri a farlo per te. Soprattutto se sei un personaggio mediatico.
Io non so come si sentisse Ventura, italiano o Francese, il fatto, anche se indicativo, che non abbia mai rinunciato al passaporto italiano (e non é che Ventura per prendere il passaporto francese avrebbe dovuto fare la coda in prefettura, ma gliel'avrebbero dato in pompa magna...) é, appunto, un dettaglio. Pero' resta il fatto che nell'immaginario dei francesi Ventura, cosi' come Reggiani, restano sempre attori ritals a cui comunque assegnare un ruolo preciso.
Tu, che sei nato a Isola Liri, puoi anche vivere 300 anni a Montparnasse ma sempre ritals agli occhi degli altri resti.
Valeva 80 anni fa per gli italiani, 30 anni fa per i portoghesi e oggi per i magrebini.
Adamo, prendo un esempio canoro, é belga di origine francese, scrive le sue canzoni in francese, ogni volta che rilascia interviste dichiara tutto il suo amore per la francofonia, per la lingua di Molière.
Ma alla fine, l'intervistatore, di riffa o di raffa una domanda sull'Italia, sugli spaghetti e il mandolino gliela fa sempre...


cuchillo

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Pensa che Adamo è del paesino di mio suocero, Vittoria nel ragusano. Anche se è nato a Comiso, lì accanto.
Però, adesso, dai non saranno le domande dell'intervistatore a determinare ciò che ci si sente...
Ma ho capito perfettamente il discorso che un tempo (anni venta, trenta) si era anche ciò che i Francesi ti consentivano di essere. Relativamente agli Italiani, intendo. Non lo credevo, perlomeno nella misura che stai dando e che lasci intendere tu. E' un'acquisizione per me. 

italicbold

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Ripeto, siamo partiti da Ventura e Reggiani, attori di cinema. E' evidente che il come siano visti dal pubblico ha un certo rilievo, sia per loro che per le loro carriere.
Lo stesso Michel Platini, che ovviamente si sente francese, ha spesso raccontato che a Joeuf, nel bacino minerario della Lorena, lui era sempre stato considerato come un "rital" (nome dato agli immigrati italiani).
La Francia é storicamente terre d'accueil, ma le origini non sono solubili. Almeno nelle prime generazioni.
Chi ha raccontato meglio di Emile Zola la Francia pre industriale e industriale della fine del XIX secolo ? Solo Victor Hugo con i suoi Miserabili é più francese del Germinal di Emile Zola.
Ma questo non ha impedito che durante l'affare Dreyfuss, Emile Zola venisse insultato come "[...] italiano".
Quello che voglio dire é che se non si capisce questa dinamica, questa eterna lotta tra la Francia terra d'accogliienza e la Francia comunitarista non si capisce la Francia.

Tempo fa leggevo un libro, che ha avuto un discreto successo, sui cliché della storia di Francia.
Come ad esempio i famosi "Galli".
I Galli, storicamente, sono stati e sono ancora un vero rebus storico. Tanto che ancora nessuno sa precisamente dove si sia svolta la famosa battaglia di Alesia...Né conosce veramente le loro origini.
Per secoli nessuno ha mai fatto un vero legame tra i Galli e i Francesi, é una cosa recente.
Ce dovevano provà ad andare da Luigi XIV e dirgli che era di origine Gallica. La inventava lui la ghigliottina...
L'assolutismo monarchico mai avrebbe pensato una cosa del genere.
SI é voluto creare una sorta di radice comune con la terza repubblica, quella nata dopo la Comune. E da quel momento che l'idea di Galli prende spessore. Per dare ai francesi una mitologia comune. Per creare una nazione di cittadini andava benissimo questa mitologia del popolo ribelle ma unito.
E da un secolo ai bambini francesi, da ovunque essi vengano, viene insegnata la poesia "Nos ancêtres les Gaulois".
Non é un caso che una delle più belle, e di successo, espressioni artistiche di questo cliché, ovvero Asterix, sia stata inventata e disegnata da un ebreo d'origine polacca e dal figlio di un immigrato italiano.




italicbold

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Vabbé, comunque, dopo tutta sta tiritera riprendiamo il filo della gnugna.
Io ho un debole per Isabelle Carré.


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cuchillo

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Bella, bellissima. Un fiore di donna.

A proposito, ma il mio grande amore Amira Casar come la devo considerare? Inglese o francese?
Per lei mi sono visto pure un film francese per la TV (io ODIO i film per la TV) dal titolo "La femme qui pleure au chapeau rouge" dove mette in mostra un seno da infarto plurimo nella scena della spiaggia, soprattutto.

Invece, sempre a proposito di sessantenni (quasi 70, in realtà) che so' bbone da morì, confesso un grande debole (sarà pure perché di Montpellier) per Caroline Cellier.
Ai tempi de "La medusa", poi, film bruttissimo fatto per ri-mostrare culo e patonza di Valérie Kaprisky, all'epoca compagna di Richard Gere e uscita dal successo di "All'ultimo respiro" (discutibile remake, proprio con Richard Gere, del film godardiano) era veramente intrigante. Da scopa' su due piedi.

Tié, guardate che sguardo ambiguo.


Maremma Laziale

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Stasera mi è tornato in mente La vie rêvée des anges di Eric Zonca, visto oramai da adolescente. Musiche di Yann Tiersen ("Rue de Cascades"). Bel film di un regista meteora (questo è del '98, l'altro "Julia" del 2008) causa problemi di alcolismo.
Interpreti Natacha Régnier (belga, quindi non vale? :p ) ed Elodie Bouchez (la classica non bella, ma ugualmente affascinante).

Rivolazionario

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Citazione di: italicbold il 30 Ago 2013, 16:43
Vabbé, comunque, dopo tutta sta tiritera riprendiamo il filo della gnugna.
Io ho un debole per Isabelle Carré.



Appero'.

cuchillo

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Citazione di: Maremma Laziale il 02 Set 2013, 22:17
Stasera mi è tornato in mente La vie rêvée des anges di Eric Zonca, visto oramai da adolescente. Musiche di Yann Tiersen ("Rue de Cascades"). Bel film di un regista meteora (questo è del '98, l'altro "Julia" del 2008) causa problemi di alcolismo.
Interpreti Natacha Régnier (belga, quindi non vale? :p ) ed Elodie Bouchez (la classica non bella, ma ugualmente affascinante).

Visto al cinema Diagonal, a Montpellier. Bello.
Tra l'altro, ci vidi dei chiarissimi riferimenti a un film ungherese meraviglioso "Dolce Emma, cara Bobe" del maestro Istvan Szabo.
Il finale, poi, è praticamente uguale. Ma tutto uguale.

kelly slater

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Quello di Mephisto!
Lo vidi da bambino quel film e mi impressionò tantissimo

cuchillo

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Citazione di: kelly slater il 03 Set 2013, 14:39
Quello di Mephisto!
Lo vidi da bambino quel film e mi impressionò tantissimo

Beh, anche de "Il colonnello Redl".
A parte un par de marchette, Szabo ha sempre fatto bei film.
Un grande autore.

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italicbold

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Citazione di: italicbold il 27 Ago 2013, 17:57
[...]Senno', restando sulle mature, diciamo dell'età nostra va, a me piace Valerie Benguigui, quella che ha fatto Una cena tra amici.

Cacchio, é morta ieri sera.

cuchillo

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E' davvero inaccettabile.
47 anni.
"Cena tra amici" l'ho visto non più di 3 mesi fa.
Ma porcatroia.

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