Solidarietà ai Laziali fermati a Varsavia.

Aperto da Biafra, 28 Nov 2013, 21:21

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Tarallo

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Quest'ultima, per quanto complottarda, è l'unica spiegazione plausibile. La polizia aveva evidentemente ricevuto ordini, per una tattica mai usata prima, che io sappia. Li mortacci vostra.


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TomYorke

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Buon rientro Innamoradu.
Mi dispiace tanto per quanto hai vissuto.
Ma Lunedì una bella manifestazione davanti alla farnesina prima della gara?

naoko

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Citazione di: TomYorke il 01 Dic 2013, 11:32
Buon rientro Innamoradu.
Mi dispiace tanto per quanto hai vissuto.
Ma Lunedì una bella manifestazione davanti alla farnesina prima della gara?
Qualsiasi cosa infatti. Che schifo.

Ro

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Stamattina ho sentito da Bastanza (radio6) una testimonianza di un ragazzo 21enne di Roma, mentre leggeva la storia, io e mia moglie avevamo i brividi
Una V-E-R-G-O-G-N-A

AVANTI LAZIO

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Dusk

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Quale "esperto" in materia direi che:
1) Molte delle trame che fanno commentare "seeeee, ma che stai a dì, te pare", solitamente, sono più o meno vere, o comunque plausibili.
2) In questo caso, tuttavia, l'ipotesi non regge. Il comportamento delle Istituzioni polacche, nella circostanza, mette solo che in imbarazzo il Governo italiano. Ora, per quanto il medesimo possa contare come il due di briscole, non parte da una situazione di debolezza tale e di dipendenza dalla Polonia (semmai è la Polonia ad avere una forte necessità di mantenere ad un certo livello gli investimenti italiani e la presenza di PMI sul territorio, oltre a un paio di "colossi") al punto da accettare un ricatto simile. All'interno dell'UE la posta in gioco per eventuali accordi commerciali non è così alta, inoltre. Il margine di manovra è abbastanza limitato.

Insomma, in linea di massima il ragionamento filerebbe molto più di quanto non si pensi (anzi, ma che scherziamo? La storia letta attraverso i documenti diplomatici è tutta così), nel caso di specie tenderei ad escludero categoricamente.

AquilaLidense

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a me preoccupa pure la piega razzista/fascista che questo fatto sicurzmente accentuerà.
lunedi sera non saranno pochi scemi a fare il saluto romano.
lunedi sera non saranno pochi scemi a cantare polacco pezzo di merda
lunedi sera non saranno pochi scemi a fare riferimento ad accadimenti tragici subiti nella storia dal popolo polacco (auschiwitz, lavavetri, puttane, penne bic, ...)
lunedi sera la stampa starà co le ecchie appizzate per ascoltare e poi puntare l'indice verso i Laziali, non contro chi si macchierá di nefandezze, ma contro tutti i Laziali. non stanno aspettando altro, stemmerde.

cosmo

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Citazione di: AquilaLidense il 01 Dic 2013, 12:01
a me preoccupa pure la piega razzista/fascista che questo fatto sicurzmente accentuerà.
lunedi sera non saranno pochi scemi a fare il saluto romano.
lunedi sera non saranno pochi scemi a cantare polacco pezzo di merda
lunedi sera non saranno pochi scemi a fare riferimento ad accadimenti tragici subiti nella storia dal popolo polacco (auschiwitz, lavavetri, puttane, penne bic, ...)
lunedi sera la stampa starà co le ecchie appizzate per ascoltare e poi puntare l'indice verso i Laziali, non contro chi si macchierá di nefandezze, ma contro tutti i Laziali. non stanno aspettando altro, stemmerde.

E proprio contro il Napoli...
La squalifica del campo della Lazio non è nemmeno quotata.

Zeppelin

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Evidentemente i Laziali non sono considerati italiani. Forse una divisa da marò li avrebbe aiutati.

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italicbold

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Citazione di: Dusk il 01 Dic 2013, 11:07
Viviamo una schifosa epoca di cervelli all'ammasso. 
La stessa anima bella che per decenni ha agitato il ditino contro i media controllati da berlusconi, se legge il titoletto sui laziali arrestati si ferma lì e blatera a casaccio, tutta seria, sullo "sbatterli tutti in galera e buttare la chiave".
Lo stesso benpensantuccio medio che annuisce tutto cerimonioso, ascoltando gli strali di Travaglio, perché "lui è uno che prima di parlare si legge le carte", quando trova il titoletto su Mauri, non va oltre, ma si riempie la bocca perché "ahò, se lo dice er giornale che è stato in galera allora qualcheccosa avrà fatto".

Ora l'importante é che i ragazzi tornino a casa. E' l'unica cosa che conta.
pero' sarà anche importante aprire un dibattito su quello che é successo, ma un dibattito serio. Anche doloroso.
Non so se é una questione di cervelli all'ammasso, ma, secondo me, quello che é accaduto é anche un effetto distorto dell'idea di stadio come zona franca.
Che spesso noi tifosi accettiamo pedissequamente. Anzi, a volte ne difendiamo il valore.
Allo stadio tutto é possibile, ma tutto tutto. Lo accettiamo, accettiamo che sia normale quello che aldifuori non é.
Dallo sganassone a chi non ha la maglietta del colore nostro, al vaffancu.lo.
E alla fine l'uomo tifoso perde i suoi diritti. Andare a Varsavia, o in qualsiasi altra trasferta, non diventa più una gita, una passeggiata, ma un percorso di guerra. Perché non siamo più cittadini, ma "tifosi".
E quindi entriamo in una zona di "non diritto".
Dove tutto diventa possibile.
Come a Varsavia.





ElBandido2.0

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Citazione di: Zeppelin il 01 Dic 2013, 12:09
Evidentemente i Laziali non sono considerati italiani. Forse una divisa da marò li avrebbe aiutati.
l'Italia fa sempre una immensa figura di merda
nel caso dei marò come in questo

AquilaLidense

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Citazione di: cosmo il 01 Dic 2013, 12:08
E proprio contro il Napoli...
La squalifica del campo della Lazio non è nemmeno quotata.

non credo che ci saranno cori troppo eccessivi verso i napoletani, anzi mi aspetto una solidarietà dei partenopei verso i tifosi della lazio. Di conseguenza mi aspetto invece che i cori verso lo stato, contro i polacchi, siano cantati all'unisono.

Zoppo

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Domani come già detto da qialcuno spero in un sit-in sotto la Farnesina prima della partita.

Magari con un gesto semplice fatto da tutti dentro lo stadio per manifestare solidarietà ai laziali e condanna a questo schifo.

Neanche siamo più menzionati dai Tg...me pare giusto. Quando c'è da picchia in prima pagina; adesso non gliene frega più a nessuno.

Sono atterrito...

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ralphmalph

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Citazione di: italicbold il 01 Dic 2013, 12:14
Ora l'importante é che i ragazzi tornino a casa. E' l'unica cosa che conta.
pero' sarà anche importante aprire un dibattito su quello che é successo, ma un dibattito serio. Anche doloroso.
Non so se é una questione di cervelli all'ammasso, ma, secondo me, quello che é accaduto é anche un effetto distorto dell'idea di stadio come zona franca.
Che spesso noi tifosi accettiamo pedissequamente. Anzi, a volte ne difendiamo il valore.
Allo stadio tutto é possibile, ma tutto tutto. Lo accettiamo, accettiamo che sia normale quello che aldifuori non é.
Dallo sganassone a chi non ha la maglietta del colore nostro, al vaffancu.lo.
E alla fine l'uomo tifoso perde i suoi diritti. Andare a Varsavia, o in qualsiasi altra trasferta, non diventa più una gita, una passeggiata, ma un percorso di guerra. Perché non siamo più cittadini, ma "tifosi".
E quindi entriamo in una zona di "non diritto".
Dove tutto diventa possibile.
Come a Varsavia.


ahimè

scintilla

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Dando un'occhiata ai siti polacchi con l'aiuto del traduttore di google, mi è sembrato di capire che pochi giorni prima il capo della polizia polacco ha chiesto il divieto delle trasferte per tutte le partite del campionato polacco facendo nascere tutta una serie di polemiche. Boniek, presidente della lega calcio polacca ha detto di essere contrario a questa ipotesi, qualcuno della polizia gli ha risposto ancora e c'è un dibattito in corso sull'argomento.

Secondo me è più plausibile che un atteggiamento del genere si inserisca in dinamiche interne tipo questa, condita pure da un operazione di immagine a specchio su quello che era accaduto a Roma a settembre, in cui UEFA e Fare avevano tra l'altro creato un caso su alcuni cori laziali, riportati anche male ( il famoso polacco puzzi di m.)

Boniek, che nei fatti di casa nostra è sempre un commentatore pungente, si è rifiutato di commentare l'accaduto dicendo che sono fatti in cui è competente la polizia, forse per non andare in contrasto con loro pure su questo argomento, dimostrando un certo grado di codardia.

Al di là Del fatto se esistono secondi fini, la cosa che più mi ha colpito è che se andate a vedere le prime dichiarazioni dell'ambasciata hanno da subito detto di aver preso informazioni e che si trattava per lo più di fermi preventivi.
Di fronte a fermi preventivi di centinaia di persone che si protraggono ben oltre l'evento sportivo il governo avrebbe dovuto immediatamente e con forza chiederne la cessazione, e non a 48 ore di distanza. E qui forse i titoli dei giornalai a caldo hanno avuto il loro ruolo, consigliando agli Esteri un atteggiamento più prudente per non rischiare di passare per i difensori di ultras violenti....

Possiamo fare tante ipotesi ma l'unica certezza al momento è il post di Pablo Honey, e i racconti di chi è rientrato.
Siamo soli.





Salass

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Non riesco neanche a scrivere per quanto sono incazzato.
Uno schifo, uno schifo totale.

E lo Stato con le mani in mano. Non riescono a difendere due militari, figurarsi se si mettono in campo per dei tifosi.


AquilaLidense

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Citazione di: italicbold il 01 Dic 2013, 12:14
Ora l'importante é che i ragazzi tornino a casa. E' l'unica cosa che conta.
pero' sarà anche importante aprire un dibattito su quello che é successo, ma un dibattito serio. Anche doloroso.
Non so se é una questione di cervelli all'ammasso, ma, secondo me, quello che é accaduto é anche un effetto distorto dell'idea di stadio come zona franca.
Che spesso noi tifosi accettiamo pedissequamente. Anzi, a volte ne difendiamo il valore.
Allo stadio tutto é possibile, ma tutto tutto. Lo accettiamo, accettiamo che sia normale quello che aldifuori non é.
Dallo sganassone a chi non ha la maglietta del colore nostro, al vaffancu.lo.
E alla fine l'uomo tifoso perde i suoi diritti. Andare a Varsavia, o in qualsiasi altra trasferta, non diventa più una gita, una passeggiata, ma un percorso di guerra. Perché non siamo più cittadini, ma "tifosi".
E quindi entriamo in una zona di "non diritto".
Dove tutto diventa possibile.
Come a Varsavia.

ok a questo dibattito, ma con una priorità più bassa.
ora è prioritario domandarsi come è possibile che all'interno di uno stato membro dell'europa, non vengono garantiti i diritti civili.
di fatto alcuni cittadini europei sono stati costretti a confessare il reato di schiamazzi notturni (alle 4 del pomeriggio... ndAL) con la minaccia di restare detenuti più a lungo.

personalmente, a quel popolo e a quella nazione, gli auguro le peggio disgrazie economiche.


cosmo

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Citazione di: italicbold il 01 Dic 2013, 12:14
Ora l'importante é che i ragazzi tornino a casa. E' l'unica cosa che conta.
pero' sarà anche importante aprire un dibattito su quello che é successo, ma un dibattito serio. Anche doloroso.
Non so se é una questione di cervelli all'ammasso, ma, secondo me, quello che é accaduto é anche un effetto distorto dell'idea di stadio come zona franca.
Che spesso noi tifosi accettiamo pedissequamente. Anzi, a volte ne difendiamo il valore.
Allo stadio tutto é possibile, ma tutto tutto. Lo accettiamo, accettiamo che sia normale quello che aldifuori non é.
Dallo sganassone a chi non ha la maglietta del colore nostro, al vaffancu.lo.
E alla fine l'uomo tifoso perde i suoi diritti. Andare a Varsavia, o in qualsiasi altra trasferta, non diventa più una gita, una passeggiata, ma un percorso di guerra. Perché non siamo più cittadini, ma "tifosi".
E quindi entriamo in una zona di "non diritto".
Dove tutto diventa possibile.
Come a Varsavia.

D'accordo sul dibattito.
Ma proviamo a leggere la situazione ribaltando la prospettiva: il tifoso gode degli stessi diritti e della stessa considerazione del cittadino che, per comodità, definiamo normale?
Se al posto di 200 tifosi ci fossero stati duecento fan al seguito di una rockstar in concerto a Varsavia o 200 parrocchiani in gita nel paese di Giovanni Paolo II e per un incidente banale fosse capitata la stessa cosa?
Quale impatto avrebbe avuto sulla stampa? Quali sarebbero stati i provvedimenti immediati delle istituzioni? Che tono avrebbero avuto i famigerati commenti della gente (a)normale e ignorante su internet?
Non vorrei che l'errore fosse doppio: sia di chi considera lo stadio una zona franca in cui fare quel che cavolo gli  pare, sia da parte di chi si sente libero di perpetrare abusi di potere nei confronti dei supporters di qualsiasi squadra di calcio.
Siamo proprio sulla linea di burrone che ci divide dal pregiudizio, tipo arrestare quelli con i capelli rasta, considerare brutti ceffi chi indossa l'orecchino, accusare di schiamazzo chi fa il coro Forza Lazio con la stessa tonalità di chi canta Alleluja e Viva Maria.
Che ruolo nefasto ha avuto la stampa connivente e superficiale nella formazione del pregiudizio?
Come giudicare l'atteggiamento punitivo dell'Uefa che non opera distinguo di nessun genere?
Insomma di domande scomode ce ne sono parecchie.
Pur condannando i gesti di discriminazione, violenza e vandalismo dovremmo chiederci se, quando tali gesti vengono compiuti da un tifoso di calcio, la reazione delle istituzioni preposte sia diversa rispetto a quella che sarebbe se lo stesso gesto fosse commesso da un cittadino ordinario.

Zombi

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....senza mischiare storie che hanno poco in comune, tipo fra i marò e i nostri in polonia, c'è da registrare l'assoluto ritardo delle istituzioni ad una presa di posizione. A tutti i livelli.

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Dusk

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Citazione di: italicbold il 01 Dic 2013, 12:14
Ora l'importante é che i ragazzi tornino a casa. E' l'unica cosa che conta.
pero' sarà anche importante aprire un dibattito su quello che é successo, ma un dibattito serio. Anche doloroso.
Non so se é una questione di cervelli all'ammasso, ma, secondo me, quello che é accaduto é anche un effetto distorto dell'idea di stadio come zona franca.
Che spesso noi tifosi accettiamo pedissequamente. Anzi, a volte ne difendiamo il valore.
Allo stadio tutto é possibile, ma tutto tutto. Lo accettiamo, accettiamo che sia normale quello che aldifuori non é.
Dallo sganassone a chi non ha la maglietta del colore nostro, al vaffancu.lo.
E alla fine l'uomo tifoso perde i suoi diritti. Andare a Varsavia, o in qualsiasi altra trasferta, non diventa più una gita, una passeggiata, ma un percorso di guerra. Perché non siamo più cittadini, ma "tifosi".
E quindi entriamo in una zona di "non diritto".
Dove tutto diventa possibile.
Come a Varsavia.


Un giorno Cossiga l'ha detto senza girarci intorno: abbiamo convogliato il dissenso sociale e l'abbiamo rinchiuso nello stadio, una zona franca dove far sfogare vari "disagiati" in vario modo.
Mettici un 40 anni di fermentazione passiva, ed eccoci al 2013.
Ora che la cosa è sfuggita di mano, le Istituzioni intervengono con dei giochini patetici: se c'è un coro sul Vesuvio, lo stesso che c'è da trentasette anni, da oggi chiudiamo le curve, spostiamo i tifosi, oggi possono entrare quelli di Caserta ma non quelli residenti a Salerno, squalifichiamo per i cori razzisti, ma se 27 tifosi fanno 34 fischi di dissenso e l'applausometro li misura, allora non scatta la squalifica.
E così via.

Il dibattito serio è necessario, anche se mi sento molto pessimista.


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