Petkovic, se non è in campo ad allenare, è perché - di tutta evidenza - nella lettera di contestazione disciplinare la Società gli ha comunicato che lo avrebbe sospeso cautelativamente in attesa delle giustificazioni e del successivo, a questo punto inevitabile, licenziamento per giusta causa, a meno che non si addivenga a una soluzione conciliativa prima dell'irrogazione del provvedimento espulsivo.
In un caso o nell'altro, in panchina il 6 gennaio siederà Reja, questo mi pare tecnicamente lapalissiano.
Ciò che mi sconcerta è il principio per cui un lavoratore a tempo determinato, quale è Petkovic, debba "dire la verità" sulle sue negoziazioni con altre società o enti sportivi o non sportivi per rapporti di lavoro che decorrano dal giorno successivo alla fine del contratto.
Ma manco nel 1782 poteva "passare" un principio del genere.
Se Lotito ha chiesto a Petkovic: "ma tu stai negoziando con la Svizzera?" male ha fatto Petkovic a non dirgli: "saranno pure cazzi mia!"
Altro discorso se la società vuole licenziarlo perché il comportamento messo in atto da Petkovic in questi mesi è stato nocivo per le sorti societarie, in altre parole se ha giocato a perdere o se non ha profuso tutte le energie necessarie per far conseguire alla squadra i migliori risultati sportivi possibili.
In questo caso, che la società declini come si siano concretati questi comportamenti, altrimenti parliamo di fumo, ché nel nostro ordinamento non è (ancora) previsto il licenziamento disciplinare per scarso rendimento.