comincia con un errore. fatale e per certi versi irrimediabile, purtroppo. che fosse un errore noi non potevamo saperlo, chi doveva evitare di commetterlo invece si, lo sapeva. o quanto meno, come ci dirà mesi dopo, aveva tutti gli elementi per capirlo
correndo dietro agli indizi, mi sono tornati in mente più volte due fatti, due momenti, cui li per li avevo attribuuito poca o nessuna importanza e che più tardi, sommati a un terzo fatto, hanno finito per rendere inconfutabili, ai miei occhi, le rivelazioni tardive di chi doveva evitare di commettere l'errore. e per rendere quindi tale errore addirittura intollerabile
parlando delle strategie dei club di serie A per il prossimo campionato, in radio, era giugno e allegri sembrava destinato alla roma, un giornalista di un certo credito sostenne che nella corsa alla panchina milanista stava prendendo una certa quota il nome di petkovic. dopo la vittoria della coppa italia infatti, a dire del cronista, il tecnico bosniaco si era messo in contatto con la dirigenza rossonera e si era proposto per sostituire allegri. mi parve strano, non diedi peso a questa indiscrezione, anche se non la "cestinai". poi a luglio, con mio figlio, passai qualche giorno ad Auronzo, al ritiro della Lazio. tra le tante cose che ebbi moto di annotare (keita, cataldi, rozzi, soprattutto, ma ne ho già scritto su questo forum), a colpirmi e non poco fu l'atteggiamento, diciamo tra l'assente e lo scoglionato, di due protagonisti tra i più importanti della comitiva, precisamente petkovic e klose. non gradiranno, pensai, questo clima da festa de noantri infinita post 26 maggio. anche qui, misi da parte l'impressione
arrivammo al 18 agosto, alla debacle, alle dichiarazioni post partita di lotito. i sintomi della crepa c'erano tutti. a volerli cogliere. in un misto però di troppo presto per mettere in chiaro l'errore e di troppo tardi per far come se nulla stesse accadendo, la Lazio tira dritto. finché ai due frammenti che ogni tanto mi tornano in testa non si aggiunge la "notizia", secca, sorprendente, forse addirittura incomprensibile, della panchina della nazionale elvetica per petkovic. ma allora, pensai, i conti cominciano a tornare. oppure, comincerebbero a tornare, se non si volesse dar peso e fiducia alle smentite, continue, ripetute, ostentate. l'esito lo sappiamo. petkovic si era rotto il cazzo della Lazio (di lotito? dell'ambientone romano? delle polemiche continue? della stampa estranea e ostile? di un tifo tanto pesante quanto impalpabile?), voleva capitalizzare al massimo il successo di coppa, la stagione che aveva davanti era un orpello inutile e noioso
a rimettere in fila uno dopo l'altro gli indizi post 26 maggio gli elementi per capire che il legame andava reciso, che il contratto andava rescisso, c'erano tutti. non tanto perché, come pure molti tifosi laziali suggerivano da tempo, petkovic come tecnico in fondo era poca cosa, tesi rispettabilissima per carità, quanto perché il rapporto con la Lazio era ormai inesistente. o peggio, conflittuale. potevamo capirlo, ripeto. ma ciò che è grave, molto grave, è che la società lo aveva capito benissimo. e pur con la consapevolezza chiara della situazione, a rivelarcelo saranno le parole di lotito durante la presentazione di edy reja, non da ottobre o da novembre, ma già dai giorni immediatamente successivi al trionfo di coppa, la Lazio, tra incertezze, indecisioni, impuntature, ha lasciato che la situazione si incancrenisse, buttando a mare territori di crescita impensabili
perché la Lazio, nel frattempo, tra giugno e dicembre, partita dopo partita, polemica dopo polemica, tra sconfitte e rancori, tra umiliazioni e delusioni, si andava via via sgretolando, nella testa e nel fisico dei giocatori, nell'animo dei tifosi, nella voglia e nella identità di un ambiente, quello biancoceleste, che ha preso ad esaurirsi, ad estinguersi quasi, come materia precipitata nel vortice definitivo di un buco nero
arrivato nel momento più buio della notte, reja, glie ne si dia atto per favore, si è messo al lavoro, calce, cazzuola e mattoni - i mattoni che c'erano, pregiati o sbeccati che fossero - e ha cominciato a rimettere in piedi i muri maestri. tutti noi avremmo voluto che si riuscisse a mantenere, solidi e in bellavista, balconi e terrazzo. i muri portanti però, per quanto aggiustati nelle crepe più vistose e rimessi in verticale, erano ancora troppo deboli per sorreggere la Lazio nelle due coppe. troppo tempo i è stato perso, per indulgere, ora, nel rimpianto. ciò che resta della stagione dovrà servire a ridare robustezza e profilo a una squadra che si era, colpevolmente, fin troppo lasciato andare