Citazione di: Bianchina il 10 Mar 2014, 15:22
assolutamente no e a nessuno in particolare

ma capisco quanto sia noioso un discorso puramente economico (anche se permette di fare previsioni piu' o meno attendibili). Vorrei solo che, come scritto in altro topic, si rispettasse la buona fede e si pensasse che remiamo tutti nella stessa barca.
per il resto del tuo discorso.
non so da quanto tu sia nel forum, ma penso ricorderai che la prima a parlare dell'impossibilita' per Lotito di trasformare i suoi terreni agricoli in edificabili fui proprio io, per conoscenza diretta.
io credo che, viste anche le recentissime vicende climatiche che hanno fatto dichiarare l'intera zona di interesse in zona colpita da calamita' naturale, questa impossibilita' si sia rafforzata negli anni.
Penso quindi che Lotito abbia cambiato strategia e consideri l'intero gruppo come facente parte di uno stesso corpo, con sinergie che pero', per quanto ci riguarda e vista la grande disparita' di ricavi, sono esclusivamente in un senso.
Ognuno puo' giudicare se la Lazio in questo scambio di risorse ci guadagni o meno, quello che e' certo e' che le correlate sicuramente non ci rimettono.
Credo che più o meno sia andata come dici.
Lotito ha acquisito la Lazio con l'iniziale intento di fare un grande investimento immobiliare in un periodo in cui il settore tirava, e lo stadio rappresentava l'elemento che lo avrebbe facilitato. Non credo sia un caso se Lotito all'inizio ribadiva l'indispensabilità dello stadio per il futuro della Lazio con la stessa cadenza del funerale, della squadra moralizzata e didascalica.
Per Lotito la Lazio era solo lo strumento che gli avrebbe consentito di ottenere un'indispensabile trasformazione di destinazione di quei terreni di scarso valore commerciale che servivano allo scopo.
Nel frattempo, però, la situazione politica ed economica ha subito un profondo mutamento: è arrivata la crisi economica, la riduzione della spesa pubblica (e per un imprenditore che vive di appalti questo è tutt'altro che buono), il cambiamento del potere politico tra Regione e Comune (quel potere che probabilmente prima gli era favorevole e poi lo è diventato un po' meno), ma soprattutto la crisi del settore immobiliare, che solo 10 anni prima faceva arricchire chiunque, mentre adesso riuscire a venedere un solo appartamento diventa un problema quasi insormontabile.
Diciamo più semplicemente che rispetto al 2004 sono cambiate le carte in tavola.
Nel rinnovato contesto, Lotito si è reso perfettamente conto che il suo progetto iniziale non poteva essere realizzato, sia perchè ha capito che quei terreni non sarebbero mai divenuti edificabili, sia perchè l'investimento faticava a trovare gli indispensabili finaziamenti, visto che le banche hanno smesso di finanziare progetti in settori in crisi come quello immobiliare.
A quel punto Lotito ha improvvisamente smesso di parlare di stadio (io aggiungerei che ha anche smesso di investire su giocatori di livello) ed ha cambiato radicalmente la propria strategia. Ha, infatti, capito che la Lazio comunque produceva oltre 100 milioni l'anno di ricavi: non sarà stato l'auspicato progetto immobiliare che gli avrebbe consentito guadagni a otto zeri, ma sono pur sempre una discreta quantità di soldi da cui poter attingere, cosa che di questi tempi non è proprio da buttare. Così spuntano in bilancio i costi per imprecisati sevizi, ovviamente erogati da aziende facenti capo a Lotito che potevano così compensare la riduzione dei propri fatturati dovuti ad una necessaria contrazione di spesa degli enti pubblici.
Ecco perchè Lotito ha smesso di parlare di stadio e di fantomatici progetti immobiliari ed ha spostato il discorso sul fatto che non venderà mai la Lazio e che la lascerà a suo figlio: perchè la Lazio al momento è l'azienda che con oltre 100 milioni l'anno di ricavi è in grado di compensare i mancati ricavi delle altre sue aziende.
Io sarei pronto a scommettere che se il piano originario di Lotito fosse andato in porto, oggi avremmo un altro proprietario.