MI03 Ivano Fossati o Fabrizio De Andrè

Aperto da V., 22 Mar 2014, 17:22

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italicbold

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Comunque rivenendo ai cantautori e al loro rapporto con le donne, ci sono stati dei testi che mi hanno sempre incuriosito.
Per esempio il Vecchioni di Via Ferrante Aporti ha raccontato il rifiuto di un addio in una maniera che mi ha sempre incuriosito.

blow

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Il secondo giro lo offro io, ditemi quando e dove, vi ascolto solo ovviamente.
;)

balivox

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Citazione di: blow il 12 Apr 2014, 09:01
Il secondo giro lo offro io, ditemi quando e dove, vi ascolto solo ovviamente.
;)
Chi lo porta il seggiolone?  :D:-*:-*:-*











porgascogne

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Citazione di: balivox il 12 Apr 2014, 10:00
Chi lo porta il seggiolone?  :D:-*:-*:-*

vieni pure tu?
e de che ce parli, delle canzoni dei puffi?

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V.

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Citazione di: italicbold il 11 Apr 2014, 17:32
Comunque rivenendo ai cantautori e al loro rapporto con le donne, ci sono stati dei testi che mi hanno sempre incuriosito.
Per esempio il Vecchioni di Via Ferrante Aporti ha raccontato il rifiuto di un addio in una maniera che mi ha sempre incuriosito.


sono preoccupato per te. o forse è qui che mi fai paura tu :)

balivox

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Citazione di: porgascogne il 12 Apr 2014, 15:22
vieni pure tu?
e de che ce parli, delle canzoni dei puffi?
Hai visto il mio autoinvito? No.
Sono consapevole di non sapere un cà :P

anderz

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Citazione di: balivox il 12 Apr 2014, 18:54
Hai visto il mio autoinvito? No.
Sono consapevole di non sapere un cà :P

Perché, gli altri sanno? al limite bluffano  8)

balivox

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Citazione di: anderz il 12 Apr 2014, 18:56
Perché, gli altri sanno? al limite bluffano  8)
Tutti che vanno pensando "Vabbè,uno che sa le cose ci starà...posso pure rimanere in silenzio..." :D:D:D

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mdfn

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Non ricordo chi lanciò la provocazione De Andrè-romanista e Fossati-laziale. Però vorrei smentirlo.
Con questa:
https://www.youtube.com/watch?v=cK1GbJdwI6s&feature=kp
Ecco, nel testo di questa canzone secondo me c'è tutta la differenza tra noi e loro. Quindi De Andrè e Fossati, che l'hanno scritta assieme, semmai sono entrambi laziali.

V.

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Citazione di: NandoViola il 11 Apr 2014, 12:28
la metto giù in modo duro (e forse ingiusto): in un paese dove giravano dalla, battisti, de andrè, de gregori, guccini, gaber, vecchioni... ma che ce facevi cò califano?! flashback, se poi si guarda all'italia degli anni 70, esistevano le due chiese (cattolici e comunisti) con le loro morali tetragone, ed uno così fuori da, quelle, regole, era dura da accettare ed irregimentare, ed infatti quale fu lo scoglio dove si aggrappò? nel msi ed in un certo ambientone romano fuorilegge (o quasi).
gli è andata bene così, anzi, probabilmente il suo mito ne uscirà rafforzato negli anni a venire.
provate a pensarlo sudato, alla festa de l'unità, che canta, che ammicca, con la camicia sbottonata sur pelo, la capezza in bella mostra, ma senza poter dire la parola fregna, naaa, non era quello il suo humus, lui era più che popolare, era ab origine.
le due morali non si potevano piegare, alla fine si sarebbe piegato lui, gli è andata bene così.
rimane il peccato, grande, del travisamento: un grande Autore, scambiato per un semplice gangster sciupafemmine.

non si può fare la tara a franco califano sulla seduzione, equivale a castrarlo, non si può passare sopra sul suo essere un autentico dongiovanni che in questo senso se la suona e se la canta. ma gli si può sfrondare a tortorate la parte del Califfo, una ruggine truce applauditissima e subito disponibile come una battutaccia, questa ruggine del Califfo è una delle due eredità che gli rimangono, l'altra quella più nobile è il repertorio. ma l'eredità vera, califano al 100% sedotto malinconico e seduttore allegro rimane la più difficile e raffinata da difendere. ovviamente nel paese delle parrocchie, qualsiasi cosa non si dicute si ama e quindi si odia sempre sotto la scure dell'imho, in questo paese è inutile mettersi a ragionare di fino...per fortuna esistono molti anticorpi.

tu lo sapevi che califano franco era amico vero di tenco e di piero ciampi? questo non per legittimare califano, ma per dire che ciampi e tenco a fare i truci non ci sono arrivati: sono morti prima, ciampi addirittura non era nessuno in vita, girava per le bettole a livorno...ecco, tanti personaggi non sono arrivati alla barba bianca o alla parodia, lui probabilmente ha detto va bene, va bene anche il califfo, forse pensando che tre anni gliel'hanno rubati in galera, altri se n'è portato via il destino tra collegi e malattie, quindi pur di restare in piedi e non mollare ha fatto posto al truce.

l'unico grande mistero, probabilmente legato agli anni di milano, è il suo tifo per l'inter. poteva e doveva essere laziale, non ci sono dubbi sul dna.


V.

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tre appunti su un califfo.
letto, riletto, riascoltato, strapazzato e indossato ancora di nuovo, Califano è il tenco romano, la quinta colonna dell'esistenzialismo genovese. lui cresce tra tenco, bindi, paoli a cui poi aggiunge ciampi il livornese.

a questa malinconia Califano aggiunge la grande città e la sua fame, la sua voracità, che agli altri manca. la bocca dello stomaco di Roma è grande, e Califano la riempie di desidero sensuale, di sessualità. Niente gastronomia invece, come vuole molta tradizione romana. la sua fame è di corpi, i suoi ritorni a casa invece sono spesso falsamente pieni, insoddisfatti: tutto il resto è noia.
E senza l'enorme bocca dello stomaco di Roma, a cui si appende anche quel Califano che non piace, non avremmo avuto il Califano più essenziale, Roma nuda etc. Il paroliere e il seduttore vanno insieme, non si scappa.

e poi c'è il cabaret dei monologhi, la battuta pronta, il gusto dell'intrattenimento che è tipico romano da rascel a villa con i duetti con la ferri, e poi garinei e giovannini e trovajoli. il nipotino del reuccio, lando fiorini aprì il puff, me sò magnato er fegato è uno stornello di baglioni, e oggi ritorna con silvestri e altri.


stefy40

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Leggo questo topic ora, tutto insieme e un po' disordinatamente
bè, io direi di mio che Califano non c'entra, con 'st'altra gente di cui si parla: il fatto che Ciampi e Tenco sarebbero diventati delle specie di Califano solo che sò morti prima, mi sembra un po' una -bella- provocazione di V.
come mi sembra anche quella di accostare semplicemente Fossati e De Andrè, anche se io De Andrè non lo amo poi esageratamente, e Fossati mi sembra comunque uno che (forse un po' troppo considerato, in certi momenti, perché faceva fico) qualcosa però ha fatto
Io stesso, mi ricordo, una trentina d'anni fa, concerto di De Gregori al teatro Olimpico, era l'anno di Scacchi e Tarocchi, Fossati che suonava in quel tour con lui fece tre-quatrro pezzi suoi, a metà spettacolo,e fu fischiato da parecchia parte del pubblico, che o non sapeva chi fosse, o comunque non lo voleva sentì (magari all'epoca lo si associava a la mia banda suona il rock, semplicemente)

insomma, la storia è sempre la stessa, c'è sempre qualcuno più snob, o con più puzza sotto al naso, di qualcun altro
e in ogni caso ala prossima birra a Sasso Marconi, o dove sia, a parlare delle chitarre spaccate da Pete Townshend o semplicemente di cantautorato italiano, chiamateme pure a me...

:=))

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V.

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no, il discorso che chiama in causa tenco e ciampi è diverso. primo: erano amici intimi di califano tramite la Vanoni a cui si collega anche l'ex amico gino paoli - parliamo degli anni di milano e dell'etichetta ariston - ed erano intimi della stessa malinconia di Califano. A ciampi califano scrisse e dedicò Io non piango.


https://www.youtube.com/watch?v=FelVsnUK6kA


secondo, il califfo complice la parodia/rilancio ha allungato notevolmente il viale del tramonto, cosa che agli altri due è stata ulteriormente preclusa perché hanno avuto una vita diversa e soprattutto interrotta. Se parliamo di maudit o di esiliati, c'è stato bindi ostracizzato per omosessualità e scomparso, ci sono stati qui due che si sono autodistrutti. califano nonostante la galera e altri anni rubati, è riuscito a mostrare i muscoli con un suo vitalismo che mai lo ha portato a distruggersi, nonostante una vecchiaia malandatissima. il terreno della grande città lo ha allenato.

NandoViola

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da ex-musicista, tendo a privilegiare la ciccia, e califano ne ha prodotta tanta tanta, ha scritto per se e per altri, canzoni meravigliose. il suo essere istrione, sciupafemmine, questo mantello che lo ha avvolto ed accompagnato sino agli ultimi istanti di vita, a me interessa meno, non perchè non ne capisca l'importanza, probabilmente quello è stato il combustibile che ha reso la sua fiamma perenne, ma perchè c'era e c'è, talmente tanto materiale (1.000 canzoni dice la leggenda) che prima di andare a scandagliare i perchè ed i per come di una vita, c'è da tirare su le reti nel mare della sua creatività, e vedere cosa rimane dentro:

stefy40

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Io su Califano sono impreparato, lo premetto e continuo a dirlo; però "a sensazione" non mi sembrerebbe uno che, a parte la deriva trucida degli ultimi anni, ma manco prima, potesse essere paragonato agli altri nomi di cui stiamo parlando qui sopra
Avrà scritto pure mille canzoni... però pure lì, me verrebbe da dì che sò troppe, se uno vuole essere preso sul serio (resta il fatto che io di 'ste mille ne conoscerò tre, per cui la faccio finita)

In ogni caso il discorso –sì, l'avevo capito, Stè, cosa volevi dire, anche se poi avevo semplificato- di Tenco, e Ciampi, che erano amici suoi, ne sottintende in effetti uno più ampio: se torniamo agli anni '60, e a cosa voleva dire essere cantante, e anche autore, allora (non ancora compiutamente cantautore), si può dire che la concezione del "mestiere" sia cambiata proprio in quel periodo lì... per cui magari Tenco e Ciampi erano amici di Califano anche perché sostanzialmente era gente che faceva lo stesso lavoro, che un po' come un lavoro infatti era interpretato; la musica era musica leggera, tutta quanta, e uno se la tirava pure meno di ora, rispetto ad un collega magari un po' meno ispirato (poi l'amicizia in sé non è che testimoni da sola un valore: cioè io Luigi Tenco posso essere amico di Califano pure se non lo ritengo al mio livello come autore, che male c'è!?)

Mi ricordo a questo proposito tanto tempo fa rimasi colpito dal sentire Lucio Dalla dare dei pareri su un festival di Sanremo di quell'anno, che era forse l'81, e in particolare dire che ancòra di De Crescenzo l'aveva emozionato, per la canzone stessa e per l'interpretazione... mi sembrava allora una cosa che proprio non c'entrava niente, che uno come Dalla si sporcasse le mani parlando di Sanremo, dato il solco che ormai si era creato, da tanti anni ormai, tra musica "colta" e canzonetta in cui si parla di cuore, amore e poco più

E però non ero io che volevo a tutti i costi mettere Dalla –anche se gli ci sarebbe voluto!- su un piedistallo; ma che davvero le strade dello scrivere canzoni in Italia per trent'anni e anche più si sono biforcate (forse da poco non è più così: e credo dobbiamo vedere la cosa come una conquista, tutto sommato), tra canzonetta appunto, e ciò che invece era scritto dagli autori con la "a" maiuscola; e in questo non credo neanche che ci sia stata più di tanto l'influenza nefasta di certa sinistra spocchiosa che si appropriava di alcune realtà e ne buttava a mare altre; credo sia stato semplicemente un fenomeno culturale passeggero, che ad un certo punto ha trovato comodo creare delle categorie, dei "filoni", e poi forse questi stessi sono stati abbandonati, perché antichi, stretti, non so

Mi viene da dire che in questo senso, l'elemento di passaggio dal "mestiere" di cantante e di autore, a quell'altro, che poi è diventato "colto", dagli anni '70 in poi, è stato sì, assolutamente, Battisti. Anche se col paradosso che poi Battisti, nel senso di Lucio, insomma lui come persona, di testi di canzoni nella vita forse non ne ha mai scritto manco uno (oppure pochi; per una lira, forse...). E però appunto, ricordando sempre che Battisti significa –tralascio, perdonate, il periodo Panella- Mogol/Battisti, ossia una persona che scrive la musica e un'altra persona che scrive le parole (e neanche la facevano insieme 'sta cosa: Lucio arrivava da Mogol con la musica già fatta, ne parlavano un po' ma manco tanto, poi una settimana dopo quell'altro si ripresentava con i testi al loro posto e le canzoni erano pronte: cosa che a ripensarci a me sembra pazzesca, ossia come abbiano fatto quelle canzoni a nascere da processi così assolutamente disgiunti... vabbè; i miracoli esistono), è stato allora secondo me che il processo di scrittura di canzoni si è trasformato da, appunto, un se vogliamo semplice "mestiere", ad un qualcosa di autorale nel senso più puramente artistico del termine

Tutto un paradosso, poi, in effetti, perché Battisti era pure quello che agli inizi dicevano che non sapeva cantare, che non gestiva la voce, etc.; però, complice anche il fatto che è riuscito ad essere trasversale, a piacere a tutti (il fatto che era stata trovata la sua discografia nel covo BR di Via Monte Nevoso, però, non lo sapevo...), ha avuto poi la forza di creare un genere alternativo alla canzone fino ad allora "istituzionale", genere che però poi è diventato di nicchia, perdendo probabilmente anche di innovatività, anche se noi amanti dei cantautori all'epoca –mi ci metto anch'io, ovviamente- pensavamo che questi non vendevano dischi perché in fondo la gente non riusciva a capirli ed era "limitata" ai contenuti del festival di Sanremo

Poi certi cantautori, e torno a Dalla, hanno interpretato il loro ruolo davvero in modo creativo, libero, per alcuni l'essere definiti artisti non è stato mai una gabbia: le ultime cose –per ultime cose intendo gli ultimi vent'anni- di Dalla magari non sono tutte interessanti, ma in ogni suo tentativo vedi la ricerca, la voglia di andare più in là, di non accontentarsi, di non adagiarsi; per questo pure io dico che non è obbligatorio invecchiare male, e se Califano alla fine è diventato una macchietta, forse da prima la sua vena non era così qualitativamente fertile
Ma nessuna persona è uguale all'altra; e nessun artista a maggior ragione. per cui la finisco qua

;)

V.

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forse questo speciale intenso e delicato che gli hanno tributato e scritto quelli di Blob potrà far capire meglio che un poeta che invecchia se gli vengono le rughe è tutta salute intellettuale. invece per un seduttore le rughe, quelle vere irreversibili, sono la fine. Qui dentro c'è il grande Califano.
https://www.youtube.com/watch?v=o4YI61ugQaU

cartesio

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De André, che diamine. Mai avrei pensato ad un confronto tra i due.

Nanni

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Ho appena finito si ascoltare "Sogno N. 1", FdA con la London Symphony Orchestra diretta da Geoff Westley.
Ho le lacrime, mentre scrivo.

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Fiammetta

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De Andrè, il mio compagno di studi, di militanza politica, di sogni.
Quando morì io e la mia migliore amica ci porgemmo le condoglianze a vicenda.
Fossati lo adoro, ma Faber mi riconnette con il mio mondo, con la memoria visiva e olfattiva. Nemmeno Paolo Conte gli sta dietro, l'ho scoperto dopo, ma in ogni caso non ci sarebbe arrivato. Amo il suo modo di trasformare le persone comuni con storie atroci e ordinarie, ma silenziose, in un urlo permanente. Lo amo perché mi ha fatto ascoltare il rumore del mare di Genova prima ancora che lo vedessi. Lo amo perché ha trasformato la prostituzione in un atto estremo di romanticismo di solitudini sciagurate, i ladri straccioni in eroi, i potenziali disertori in vittime che vanno al macello. Credo non esisterà più nessuno come lui.

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