Io su Califano sono impreparato, lo premetto e continuo a dirlo; però "a sensazione" non mi sembrerebbe uno che, a parte la deriva
trucida degli ultimi anni, ma manco prima, potesse essere paragonato agli altri nomi di cui stiamo parlando qui sopra
Avrà scritto pure mille canzoni... però pure lì, me verrebbe da dì che sò troppe, se uno vuole essere preso sul serio (resta il fatto che io di 'ste mille ne conoscerò tre, per cui la faccio finita)
In ogni caso il discorso –sì, l'avevo capito, Stè, cosa volevi dire, anche se poi avevo semplificato- di Tenco, e Ciampi, che erano amici suoi, ne sottintende in effetti uno più ampio: se torniamo agli anni '60, e a cosa voleva dire essere cantante, e anche autore, allora (non ancora compiutamente
cantautore), si può dire che la concezione del "mestiere" sia cambiata proprio in quel periodo lì... per cui magari Tenco e Ciampi erano amici di Califano anche perché sostanzialmente era gente che faceva lo stesso
lavoro, che un po' come un lavoro infatti era interpretato; la musica era
musica leggera, tutta quanta, e uno se la tirava pure meno di ora, rispetto ad un collega magari un po' meno ispirato (poi l'amicizia in sé non è che testimoni da sola un
valore: cioè io Luigi Tenco posso essere amico di Califano pure se non lo ritengo al mio livello come autore, che male c'è!?)
Mi ricordo a questo proposito tanto tempo fa rimasi colpito dal sentire Lucio Dalla dare dei pareri su un festival di Sanremo di quell'anno, che era forse l'81, e in particolare dire che
ancòra di De Crescenzo l'aveva emozionato, per la canzone stessa e per l'interpretazione... mi sembrava allora una cosa che proprio non c'entrava niente, che uno come Dalla si sporcasse le mani parlando di Sanremo, dato il solco che ormai si era creato, da tanti anni ormai, tra musica "colta" e canzonetta in cui si parla di cuore, amore e poco più
E però non ero io che volevo a tutti i costi mettere Dalla –anche se gli ci sarebbe voluto!- su un piedistallo; ma che davvero le strade dello scrivere canzoni in Italia per trent'anni e anche più si sono
biforcate (forse da poco non è più così: e credo dobbiamo vedere la cosa come una conquista, tutto sommato), tra canzonetta appunto, e ciò che invece era scritto dagli
autori con la "a" maiuscola; e in questo non credo neanche che ci sia stata più di tanto l'influenza nefasta di certa sinistra spocchiosa che si appropriava di alcune realtà e ne buttava a mare altre; credo sia stato semplicemente un fenomeno culturale passeggero, che ad un certo punto ha trovato comodo creare delle categorie, dei "filoni", e poi forse questi stessi sono stati abbandonati, perché antichi, stretti, non so
Mi viene da dire che in questo senso, l'elemento di passaggio dal "mestiere" di cantante e di autore, a quell'
altro, che poi è diventato "colto", dagli anni '70 in poi, è stato sì, assolutamente, Battisti. Anche se col paradosso che poi Battisti, nel senso di Lucio, insomma lui come persona, di testi di canzoni nella vita forse non ne ha mai scritto manco uno (oppure pochi;
per una lira, forse...). E però appunto, ricordando sempre che Battisti significa –tralascio, perdonate, il periodo Panella- Mogol/Battisti, ossia una persona che scrive
la musica e un'altra persona che scrive
le parole (e neanche la facevano insieme 'sta cosa: Lucio arrivava da Mogol con la musica già fatta, ne parlavano un po' ma manco tanto, poi una settimana dopo quell'altro si ripresentava con i testi al loro posto e le canzoni erano pronte: cosa che a ripensarci a me sembra pazzesca, ossia come abbiano fatto quelle canzoni a nascere da processi così assolutamente
disgiunti... vabbè; i miracoli esistono), è stato allora secondo me che il processo di scrittura di canzoni si è trasformato da, appunto, un se vogliamo semplice "mestiere", ad un qualcosa di
autorale nel senso più puramente artistico del termine
Tutto un paradosso, poi, in effetti, perché Battisti era pure quello che agli inizi dicevano che non sapeva cantare, che non gestiva la voce, etc.; però, complice anche il fatto che è riuscito ad essere trasversale, a piacere a tutti (il fatto che era stata trovata la sua discografia nel covo BR di Via Monte Nevoso, però, non lo sapevo...), ha avuto poi la forza di creare un genere alternativo alla canzone fino ad allora "istituzionale", genere che però poi è diventato di nicchia, perdendo probabilmente anche di innovatività, anche se noi amanti dei cantautori all'epoca –mi ci metto anch'io, ovviamente- pensavamo che questi non vendevano dischi perché in fondo la gente non riusciva a capirli ed era "limitata" ai contenuti del festival di Sanremo
Poi certi cantautori, e torno a Dalla, hanno interpretato il loro ruolo davvero in modo creativo, libero, per alcuni l'essere definiti
artisti non è stato mai una gabbia: le ultime cose –per ultime cose intendo gli ultimi vent'anni- di Dalla magari non sono tutte interessanti, ma in ogni suo tentativo vedi la ricerca, la voglia di andare più in là, di non accontentarsi, di non adagiarsi; per questo pure io dico che non è obbligatorio invecchiare male, e se Califano alla fine è diventato una macchietta, forse da prima la sua vena non era così
qualitativamente fertile
Ma nessuna persona è uguale all'altra; e nessun artista a maggior ragione. per cui la finisco qua