La gaffe razzista di Tavecchio ha almeno tolto la maschera all'esercito di nani e ballerine a cui non frega nulla del razzismo ma stanno cavalcando l'onda per dare il calcio in mano ai poteri che vogliono loro.
Sullo slancio del politically correct si sono visti servire sul piatto d'argento l'occasione giusta affinché "l'affarismo diventerà la sostanza e il gioco del pallone una farsa per scalmanati (cit.).
Perché questo davvero succederebbe, usando le parole dell'ottuagenario radical chic (contro i quali preservo orgogliosamente dei pregiudizi), qualora fosse Albertini a salire sul trono della Figc.
La subitanea levata di scudi sulle brutte frasi di Tavecchio la condividevo, mentre ciò che sta succedendo negli ultimi giorni, ossia questo patetico codazzo di squali benpensanti e ipocriti rappresenta il solito giochetto politico, lurido, a cui siamo abituati anche per faccende extracalcistiche. E personalmente non lo condivido. Lo schifo e lo ritengo più pericoloso di un Tavecchio sulla poltrona della Figc.
Scalfari, Pallotta, Tommasi e Albertini non sono razzisti ma non lo sono a comando. Scalfari e il suo giornalaccio hanno una lunga storia di 'selezione' di ciò che è razzista e ciò che non lo è.
Sono passati dieci giorni dal'infelice frase di Tavecchio per farmi caldeggiare la sua investitura.
Ma siccome io guardo avanti, già pregusto lo scenario in caso tale investitura si verificasse. Nello specifico, forse, la politica potrebbe di punto in bianco cominciare ad occuparsi di Lotito. Il quale Lotito, vorrei precisarlo, non è razzista.
Preferisco Tavecchio a capo della Figc piuttosto che una masnada di porci affaristi manipolatori schierati contro la Lazio, il bene del calcio e la libertà di stampa intesa nella sua accezione più ampia, che comprenda cioè anche la certezza del non insabbiamento delle notizie.