questa estate ho letto IL PAESE CHE AMO, terzo ed ultimo capitolo della trilogia dell'Italia sporca di Simone Saranno (e del quale ho già parlato qualche post fa), poi ho divorato quell'immane capolavoro (non per quantità ma per qualità) di VITE DI UOMINI NON ILLUSTRI, di Giuseppe Pontiggia (e ringrazio IB e NV per averlo citato mesi fa). Infine, ho letto l'unico Houellebecq che mi mancava (peraltro, il primo), ESTENSIONE DEL DOMINIO DELLA LOTTA. Che dire: il solito immenso, iconoclastico e spiazzante Genio.
p.s.: ho aperto e richiuso, dopo 200 pagine, I PILASTRI DELLA TERRA. So già che mi farò stormi di nemici, ma devo ancora capire come cazzo si faccia a considerarlo un capolavoro di Follett. Voglio dire: in 200 pagine (scritte, imho, con una superficialità dei dialoghi ed una caratterizzazione dei personaggi da soap opera), non c'è stata UNA riga, UNA, che non mi suonasse come "già visto, già letto".
Non sto dicendo, ovvio, che Follett abbia copiato qualcuno, visto che è stato un precursore del genere, anzi inventore. Sto solo dicendo che leggerlo oggi, dopo aver visto ondate di fantasy, fantastorie e sapere che il mondo è invaso dai vari GoT, Anelli e similia, ti rende pressochè inutile la lettura de 'sto mattone (in senso fisico).
Follett sarà stato un precursore, certo, ma oggi, nel 2014, leggere sul tema medievale qualcosa di simile è un'inutile perdita di tempo.
Ovviamente, imho.