Citazione di: cuchillo il 28 Nov 2014, 15:48
Tre cose.
Manfredonia per me è stato il primo idolo. Il primo. E il primo idolo è come il primo amore. Anche se t'ha lasciato perché preferiva scopà col tuo migliore amico, rimane pur sempre quella cui l'hai schiaffato nella carne viva la prima volta nella tua vita. Non puoi volerle male, per nessun motivo.
In campo era un animale vero. In confronto Gattuso era un'educanda di Sorrento. Con le regole di oggi rimedierebbe 8 espulsioni a campionato. E anche per questo a noi piaceva e gli altri lo odiavano.
Era gratuitamente cattivo.
Di avere un giocatore/i romano/i e laziale/i non me ne fotte una beneamata ceppa.
Se ce ne sono, può farmi piacere ma solo se sono forti. Ma il piacere può derivare solo dal fatto, al limite, che sono laziali, non certo per il fatto che sono romani.
Meglio un senegalese forte 100 che un romano/laziale forte 99.
Comincio dalla fine. Siccome sono romano e laziale, preferisco un romano e laziale forte 99 (ma pure 80) a un senegalese forte 100. Ma qui siamo davvero nel campo del 'libero arbitrio', sicché va tutto bene.
Ma per il resto hai centrato esattamente - come ci fossimo appattati - il mio stato d'animo.
Lionello e Bruno li ho amati davvero troppo troppo.... non gli ho voluto male nell'80, non gli ho voluto male quando sono andati via, non mi ha fatto male vedere Bruno al Napoli (che si è venduto per farci perdere uno scudetto, ricordo) e Lio nella corropolese (anzi, godevo nel pensare al loro rosicamento nell'essere costretti a innamorarsi sul campo del n. 8 mancino e Laziale: un giocatore cosi i tifosi li fa impazzire, quando mi parlano di "cattiveria in campo" oggi, mi viene da ridere, se penso a degli orchetti malvagi e ringhiosi, tipo Benetti o Furino, o Barlog implacabili e terribili, tipo Lionello).
Giorgione e gli altri erano supereroi, Lio era il fratello maggiore-idolo.
Non sono mai riuscito a volergli male, e a leggere la sua intervista provo un po' di malinconia, una punta di amarezza e delusione, ma nessuna rabbia, tanto meno odio o disprezzo. Mi scopro che oggi gli voglio bene lo stesso, a quasi quarant'anni di distanza.
E mi inganno ancora se, alla fine dell'intervista, dopo tanti distinguo e dichiarazioni di neutralità ("amo il bel calcio, non sono un tifoso", "sono stato un professionista", ecc ecc ) Lio si dichiari implicitamente tifoso, invitando i Laziali a sostenere la squadra?
Forse che la Lazio un graffio indelebile lo ha poi lasciato, nel fondo del freddissimo, fragile cuore di Lio?