Che ricordi ...
Appena apre la prevendita, mi compro il biglietto di Tevere centrale, sulla linea di centrocampo, da solo, così posso soffrire "in tranquillità" (come sempre fatto nelle altre finali di Coppa Italia, da quella del 98).
Passano i giorni e comincio ad entrare nella partita.
La mattina della finale me ne vado a lavorare e programmo la giornata per tornare presto a casa, prepararmi con calma ed avviarmi allo stadio con un certo anticipo. Sento già il profumo ...
Sto per alzarmi dalla scrivania, spengo il computer e squilla il telefonino. E' mio figlio (all'epoca cinque anni) che con voce trionfante e gioia irrefrenabile mi annuncia che la sua scuola calcio ha regalato a lui ed a me due splendidi biglietti di distinti sud est, fianco vetrata.
Travolto dagli eventi, rifletto qualche secondo sul da farsi (con vergogna, confesso per un attimo ho pensato di dire che l'accesso allo stadio era vietato ai minori di sei anni). Ma poi l'affetto paterno prevale.
"Benedico" la scuola calcio per questo pensiero inatteso. Vendo (senza ricarico) il mio sudato biglietto di Tevere. Mi avvio allo stadio con quelle giuste 4/5 ore di anticipo richiestemi dalla stessa scuola calcio.
Mi vedo la partita con il pupo stravaccato sopra, che tende ad ostruirmi quel poco di visuale che mi lasciano i montanti della vetrata.
Da quel che riesco a vedere Zarate - quello vero, non il clone fallato che ci hanno rimandato indietro gli arabi l'anno dopo - ha l'argento vivo addosso. Sguscia via, segna e fa ammonire pressoché tutta la loro difesa.
Poi la partita continua tra alti e bassi sino al pareggiotto di Pazzini (se non ricordo male, gran colpo di testa in torsione), che vedo tra i riflessi della vetrata, mentre i doriani, a poche decine di metri da noi, impazziscono di gioia.
Arrivano i rigori. Sono stravolto già prima che comincino, ma per la presenza di mio figlio fingo di prenderli con leggerezza "che vuoi che sia mai ...".
Inizia bene, ma poi ci pensa Rocchi (che sui rigori era una sicurezza ... per gli altri) a rimettere tutto il bilico: "che vuoi che sia mai ...".
Va sul dischetto il nostro centrale pennellone, Rozenhal, "che vuoi che sia mai ..."
Sbaglia Campagnaro (che aveva menato Zarate tutta la partita) "che vuoi che sia mani ..."
Arriva gattone Dabo, piazza la palla sul dischetto, incrocia il destro e ... il delirio.
Torniamo a casa verso l'una e mezzo di notte, pochi secondi prima che mia moglie chiami i NOCS per denunciare la nostra scomparsa.