Citazione di: cosmo il 11 Giu 2015, 09:32
Sono totalmente d'accordo con IB, questa faccenda del destino avverso può al massimo contribuire a definire – fra mille altre cose – la nostra identità, ma non può essere la nostra peculiarità. Si tratta di una sorta di retaggio ancestrale, di pensiero magico come la superstizione e la lettura dei tarocchi. Alimentarla anche con questi articoli di colore non fa altro che chiuderci dentro la nicchia umidiccia e sfigata da pessimismo adolescenziale. Ma esiste il superamento (cit.) ed il superamento fortunatamente lo abbiamo già effettuato negli ultimi 30 anni come ha giustamente riportato Italic. Le cose avvengono per una ragione. Tutti quei presagi di sventura post-26 maggio non erano frutto di qualche rituale voodoo effettuato da un demone severo: semplicemente la roma ha acquistato Maicon, Benatia e Strootman, ha impostato una stagione sull'orgoglio e la voglia di rivalsa (col cul.o, gli arbitri etc – che sono fatti concreti) e noi Novaretti e Perea, sentendoci sazi (come ha dichiarato Biava). Lo scandalo del 1980, tanto per fare un esempio, avvenne perché 4 giocatori erano entrati nell'orbita di quei due maledetti maneggioni di Trinca e Cruciani. Non esiste nessuna fatalità incombente.
Tornando all'eccellente articolo di Aquilante, il discorso è più o meno lo stesso. Proprio perché uno conosce la situazione della Lazio: storica, sociologica, economica, avrebbe avuto e ha ancora il dovere di lavorare a favore di un mutamento dei rapporti di forza e tenendo in considerazione la fisionomia del mondo in cui si agisce. Per la stessa ragione per la quale se gioco contro il Barcellona la partita sarà più difficile che una sfida contro il Sassuolo. Lotito non può continuare a ignorare il fatto che esiste un circuito che lega i mass media, alcuni grandi club, la giustizia sportiva e la magistratura. È come ignorare che stai giocando contro Iniesta e Neymar e non contro Taider e Zaza. Per cui la situazione in cui Lotito si è venuto a trovare è figlia di una valutazione superficiale delle forze in campo e del vizio di rinchiudersi dentro una cabina pressurizzata dalla quale gridare spavaldamente e inutilmente le proprie ragioni. Perché nel momento in cui ci si siede al tavolo da gioco con gli squali, devi capire che non rappresenti solo te stesso ma anche un popolo, il popolo di cui parla Pioli, un milione di tifosi che devi preservare dagli attacchi incondizionati e unidirezionali. La merda che ci spalano addosso non deve essere una penitenza e sinceramente di indossare il silicio non ne ho più nessuna voglia. Per quale peccato, poi?
Devi combattere usando anche le loro stesse armi. Puoi anche perdere ma ci devi provare. Se in prima pagina ci finisce Lotito indagato, ci finisce di nuovo la Lazio. Essere il capro espiatorio legato al palo della tortura non è un atto del destino, ma un atto del nemico e il nemico si combatte in ogni aspetto. Nelle sedi istituzionali, in campo, sui giornali, in televisione, su internet. Non su Lazio Style Radio e nei salotti della destra borghese e/o caciarona. E ci si circonda di alleati credibili, con un peso specifico collaudato, dai quali si esige una controreazione collettiva e non di disperdersi ognuno per i fatti suoi quando la battaglia divampa. Si fa anche con malizia, con un pizzico di faziosità, cavalcando le onde e non annegandoci sotto. Non è più l'italia rurale né l'italia del boom, né quella di Toto Cutugno o quella di Cragnotti. È l'Italia dei social con i cittadini (che hanno un peso, il peso dell'opinione pubblica è capace di giustificare persino un omicidio) privi di filtri critici, plagiati da venti anni di finto garantismo, che si credono furbi e perspicaci sulle lotte di potere mentre continuano, continuiamo ad essere ignari dell'identità di chi i fili li tira veramente.
Con questo scenario inquinato bisogna fare i conti, ma Lotito non risponde solo per sé, risponde per un popolo e una storia. E si risponde con le azioni e le strategie e non aspettando le decisioni di un destino beffardo. Perché la verità non è solo quella che emerge dopo una fase dibattimentale. Di quella non frega niente a nessuno. La verità ora come ora corre veloce su altri binari e contribuisce a definire un mood, un'etichetta. In tutto il mondo. Ed è questo mood che incide, che cambia la direzione del vento. Puoi essere anche il musicista più geniale del mondo ma se rimani dentro la caverna la tua musica non la sente nessuno e non puoi pretendere che qualcuno ne scriva.
vedo che tutto sta tornando e non ci crederete, ma io che ho buona memoria si.
questi argomenti erano esattamente parola per parola quello che si diceva anni addietro, anche ai tempi della contestazione.
il fatto è che la lazio anni 80, per quanto affascinante, esiste solo su una maglietta, bellissima, ma maglietta.
il club attuale, degli ultimi decenni, è completamente altra cosa.
e già lo è per caratura, per cilindrata, per l'importanza del bacino di utenza che rappresenta, non per grazia ricevuta da qualcuno.
dopo di che, cè il tema di cosa apportare, in senso imprenditoriale del termine, a questa base già molto buona.
e qui che verte ed ha riguardato per molto tempo la critica a lotito.
che ha fatto per alcuni bene, per altri male, ma senza rifare le divisioni note, è chiaro a tutti che è bastato un ottimo mercato, sensato e logico, per riportare quantomeno la presenza e l'entusiasmo di un popolo.
ma non basta. questo è un mondo particolare.
questo è anche e soprattutto il mondo dell'apparire e del comunicare.
e la lazio deve comunicare qualcosa di bello e per farlo ha bisogno di buoni uffici e per averli devi fare due cose: saper parlare e comunicare con accortezza ed investire qualche denaro (in tutti i sensi).
Le verità di questo mondo non si costruiscono in tribunale ma sui giornali e sui media, piaccia o no, è cosi.
Il modo di comportarsi, la formalità, l'accortezza, l'aspetto esteriore, conta oltre ogni modo, pure se dietro poi fai quello che effettivamente hai in testa.
Su questo aspetto la lazio come struttura di club e di lotito in primis è carente.
Perchè se ambisci a ricoprire certi ruoli ma prima ancora sei il rappresentante primo di una tifoseria e un club a rilevanza internazionale, non puoi dire a telefono certe cose, pure se le pensi.
Non puoi essere la macchietta nelle ospitate radio o in tv, nè prestarti a fare una parte nei cesaroni,
Ma solo per citare alcuni di innumerevoli episodi.
Mi rendo conto che sia il carattere, ma in certi ambiti il carattere può costituire un limite decisivo.
Se non riesci a cambiarlo, sei destinato ad essere fatto fuori.
Ed è quello che sta succedendo.
Certo che la lazio ne andrà di mezzo, come sempre, minimo a livello di immagine, ed è già tantissimo.
Questa ennesima bastonata, spero abbia fatto capire a lotito cosa non va nel suo modo di comportarsi.
Che certamente, al di là della reali verità che chissà se un giorno mai vedranno la luce in un tribunale che nessuno ricorderà più, ad oggi già sono agli occhi della pubblica opinione una condanna per lui e per qualsiasi sua ambizione.
Gli è costata cara, molto cara, l'incapacità di non rendersi conto che a volte occorre avere un basso profilo e una testa fredda.