Il 9 maggio del 1915 la Lazio deve giocarsi una partita importante, dopo 4 giornate ha 6 punti, come il Roman.
Mancano due partite, e quella di quel pomeriggio è decisiva. Chi vince va avanti, verso il sogno di poter diventare Campione d'Italia.
L'avversario è proprio il Roman, stessi punti, stessa voglia, stessa speranza, ma bisogna andare a giocare nel loro Stadio, al "Campo due Pini".
In certe strade, in certe piazze, non si parla d'altro, della Partita che manderà una squadra di Roma avanti, la tensione è alta, spinta dalla speranza di andare a giocarsela contro gli squadroni del nord.
Arriva il giorno e l'ora, ma dall'Alta Italia non arriva l'arbitro designato, non si sa cosa fare, si sospende, si rinvia, ma la gente ai bordi del campo è tanta, troppa, quella partita va giocata oggi. Il regolamento lo permette, e viene trovato un arbitro della Sezione di Roma, anzi, ne vengono trovati due, Bellucci e Volpi, perché quel giorno chi sta facendo il Calcio a Roma sta ai bordi di quel campo.
Il sorteggio lo vince Bellucci, ha la febbre, ma nulla gli impedirà di essere in quella partita.
Si comincia, il Roman è al completo, nella Lazio ci sono diverse assenze importanti, l'erba è alta, troppo, c'è chi dice che è stata fatta crescere di proposito, per ostacolare la Lazio che a Calcio sa giocare meglio.
Ma la Lazio vince in sorteggio, sceglie il campo, la parte migliore per attaccare, non si fregano gli dei del calcio, mai.
E la Lazio segna subito, il Roman pareggia, ma la Lazio segna altre due volte, e il primo tempo finisce 3 a 1 per lei.
Si inverte il campo, ora vi riprendiamo, provateci.
Ma quella Lazio è più forte, e anche con il campo avverso segna altre due volte.
Ma c'è un'altra partita che sta per cominciare, manca poco alla fine, la rabbia di chi sta perdendo è tanta, un calcio, uno sgambetto, una mano in faccia, e comincia, su quell'erba troppo alta per giocare a calcio, una rissa spaventosa, lunghissima, la gente entra in campo, l'arbitro Bellucci rimpiange di aver vinto quel sorteggio con Volpi, ha la febbre, arriva la Cavalleria in campo, tra schiaffi e bastonate, due Tenenti si allenano a riportare la pace, fra pochi giorni partiranno in guerra.
Ritorna la calma, si possono giocare gli ultimi minuti, la Lazio vince 5 a 1.
Ci sono tanti nomi per raccontare quel giorno, ma quello che suonerà di più nelle strade e nelle piazze è quello di Fernando Saraceni, per la gente di Roma Cecè, gioca nella Lazio da quando gli sono cominciati a spuntare i peli sul mento, quel giorno segna il gol del 2 a 1 e si prende il rigore del 5 a 1.
Ed è quello che si prende il calcio, che mette la mano in faccia, é quello che prima dell'arrivo della Cavalleria mena più di tutti, la guerra per la sua Lazio.
Verrà squalificato per 15 giorni. Poi è partito per la guerra vera. E finita la guerra torna a giocare nella Lazio, che quel Campionato non andrà a giocarselo.
Ma che alla fine, tra l'erba troppo alta per giocare a calcio, ha vinto di poter continuare a sognare.
Forza Lazio, sempre.