Premessa: non cacate il cazzo con le polemiche, ci sono decine di topic per farlo.
Per favore questo lasciamolo pulito nella genuinità dei ricordi e nella pulizia dei suoi sentimenti.
A casa mia il calcio praticamente non esisteva. Giusto la Nazionale, rivera e giggirrivva...
Il padre di un mio amico (anzi, del mio amico del cuore) tifava Torino e così mi lasciai convincere.
Nonostante il disinteresse galoppante, in famiglia mi si fece notare che a Roma c'erano due squadre (

) e quindi sarebbe stata una cosa logica tifare per una di queste...
Uhm... Giusto...
I vicini di casa provarono a traviarmi. Un giorno convinsero i miei a lasciarmi andare con loro, lo ammetto senza vergogna, a veder la magggica (che all'epoca
ancora non lo era).
Di quel giorno allo stadio ricordo solo la gran confusione e la palla, là fuori

La visita obbligata, come si fa dal dottore, fu più un fastidio che altro: me li ero tolti dalle palle

Da lì a poco capii che quei colori, quella boria, quella spocchia, non erano roba per me.
La Lazio era dentro di me. E venne fuori.
Cominciai a rompere e alla fine mio padre mi portò allo stadio.
Una splendida giornata di pioggia. Seggiolini bagnati ricoperti dai giornali. Ombrelli ovunque. Er bibbitaro. I tamburi dei tifosi. Una traversa.
Serie B. Lazio Reggiana 0:0. Era, credo, il 1980.
Da lì a poco arrivò Giuseppe D., che diceva di stare tra gli Eagles, e mi regalò una spilletta con lo stemma di quegli anni, un po' stilizzato. A penna ci aveva segnato sopra ES, con quel carattere spigoloso dell'epoca. Ancora dovrei averla da qualche parte...
Da quei giorni in poi non ho avuto mai un altro colore, mai un'incertezza.
E sarà così anche domani sera, probabilmente in mezzo ai turchi, che qui non sono pochi...