Giornalisti che parlano di Lazio....

Aperto da gentlemen, 30 Apr 2014, 19:04

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Dusk

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Citazione di: pan il 05 Ott 2016, 20:44
tutto giusto, me sta sul cacchio pure a me dalla prima volta che l'ho visto ed ascoltato. però vi prego basta mettere l'accento sul fatto che non è di Roma, perché non c'entra niente col suo livore.

Guarda, nel mio caso l'aver sottolineato che è "messinese" non era un dispregiativo geografico, bensì di fede calcistica: i colori, in particolare.

uforobot

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Citazione di: pan il 05 Ott 2016, 20:44
tutto giusto, me sta sul cacchio pure a me dalla prima volta che l'ho visto ed ascoltato. però vi prego basta mettere l'accento sul fatto che non è di Roma, perché non c'entra niente col suo livore.
Diciamo pure che uno per fare radio oltre che dal punto di vista contenutistico dovrebbe anche avere una voce e una dizione decenti, cose che al soggetto in questione mancano totalmente.

edge24

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compimenti a cerracchio: avrà usato più di mille parole per non dire assoluatamente nulla

robylele

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Citazione di: edge24 il 06 Ott 2016, 13:17
compimenti a cerracchio: avrà usato più di mille parole per non dire assoluatamente nulla

tra l'altro si lamenta di una situazione che giornalari come lui hanno contribuito ad instaurare.

Anch'io stapperò una bottiglia di quello buono quando cambierà la proprietà, ma farò altrettanto quando cerracchio smetterà finalmente di parlare della S.S.Lazio.

Saranno due giorni di gaudio.

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PabloHoney

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Citazione di: bak il 06 Ott 2016, 10:12
"Complice!", "Gufo!": l'assurda battaglia degli insulti sui social. Ridateci il bar dello sport

di Vincenzo Cerracchio

Se fossi ancora un giovane cronista di quotidiano proporrei al mio direttore – per ingannare il tempo di questa sosta inopportuna – un servizio su quel singolare e stupefacente fenomeno che prospera sui social tra i tifosi della Lazio e che si potrebbe definire banalmente "dell'insofferenza per l'altro". Ove "l'altro" non è il romanista o lo juventino. L'"altro" è il laziale che non la pensa come te.
Siccome molti di voi non la penseranno come me, sarò anch'io l'"altro" alla fine di questo articolo. Sarò il laziale spurio, peggio il sedicente laziale, peggio il laziale presunto, peggio il "troll" – oddìo si dirà davvero così? – giallorosso infiltrato nei forum per seminare zizzania. O per rivelare, maledetto giornalista, notizie falsificate apposta, amplificate ad arte o che andrebbero tenute segrete, anche se basta aprire facebook o twitter per trovarle spiattellate, spesso accompagnate da illazioni e bassezze di ogni sorta. Una specie di tutti contro tutti.
Ripensandoci... se fossi un giovane cronista lascerei perdere. Scriverei dei giocatori fagocitati dalle nazionali, di Basta che recupera e di Strakosha che contende il posto tra i pali a Marchetti. Ma credo che ci sia bisogno di persone  – persone che vogliono bene alla Lazio punto e basta – le quali fermino un attimo la giostra e facciano scendere tutti prima che prenda troppa velocità, rompa i freni e sfracelli definitivamente i cervelli residui. Ed è solo con questo intento che continuo il ragionamento.
Ho un osservatorio privilegiato da cui guardare, lo ammetto. Perché i miei amici che vanno allo stadio, e anche in trasferta quando capita, sono più o meno dello stesso numero di quelli che promettono di non andarci finché ci sarà Lotito. Perché è di questo che sto parlando, lo avranno capito anche gli ingenuotti: non ci si insulta più tra laziali e romanisti. Non ci si denigra neanche più nel nome che sappiamo (che sempre soggetto sottinteso resta...) bensì nel nome – niente di meno che – della lazialità. Ovvero se siano più laziali gli uni o gli altri delle due fazioni contrapposte. Qualcuno ricorderà, quando studiammo la storia di Dante Alighieri, che non c'erano solo guelfi contro ghibellini a Firenze, ma pure guelfi bianchi contro guelfi neri. Ecco nel campo dell'attuale tifo laziale, le sfaccettature potrebbero assumere tutti i colori dell'iride...
Dunque cosa accade? Chi va allo stadio accusa i contestatori di avere ormai un legame incestuoso con il proprio divano e una passione insana e morbosa per le pantofole sfondate. Chi non ci va accusa i viandanti del pane e frittata di fare il gioco della dirigenza ovvero di complicità nel prolungare un'agonia che potrebbe durare all'infinito, facendo sparire generazioni intere di (ancor giovani) potenziali tifosi. Il brutto è che nessuno crede – come credo io, conoscendo bene gli uni e gli altri – alla pura e semplice buona fede. Perché ormai si vive nel sospetto,  nella pericolosa sindrome da "pensiero unico", si milita in un partito "politico" dove chi è contrario o chi tradisce va fatto fuori (bannato, si dice così?) dalle discussioni, isolato, deriso, sbeffeggiato ed esposto al pubblico social-ludibrio. Ho letto tweet di insospettabili facinorosi, al secolo incravattati professionisti. "Sei complice!", "E tu sei un gufo!" Sono rimasto allibito per chi conosco, lo confesso.
E allora, dico a voi, vi dispiace scendere un attimo dal preconcetto? Poi ci risalirete per carità.  Però alla stragrande maggioranza dei miei amici che vanno allo stadio, di Lotito non può fregare di meno, non lo considerano proprio e se andasse via domani stapperebbero champagne. E i miei amici che allo stadio rinunciano ci tornerebbero anche a piedi scalzi, bruciando divano, pantofole e abbonamento al calcio tv, se solo Lotito accettasse di intavolare una trattativa qualunque per farsi da parte.
Direte: sì, vabbè! Ma quanta gente all'Olimpico invece non ci va perché deve posteggiare lontano? E si nasconde dietro l'antilotitismo? Penso una minoranza, che sbaglia ma che comunque va rispettata. Sbaglia non perché il tifo deve superare ogni ostacolo (c'è chi non ce la fa fisicamente e chi ha il portafogli vuoto, checché ne dica l'Istat) ma perché è diventato lui stesso ingenuamente ingranaggio di quel meccanismo "di potere" che predica il calcio lontano dagli stadi, soldi solo alle tv e dalle tv alle società in un sistema di mutua assistenza e generale arricchimento di chi governa. Ci avete fatto caso che i presidenti ormai lasciano solo per limiti di età? Ricordate quando li chiamavano i ricchi scemi? Ora sono ricchi e basta. E non mollano l'osso, statene certi. Andare allo stadio almeno ogni tanto vuol dire quasi quasi fargli un dispetto!
Il tutto con la benedizione dello Stato. Meno tifosi, meno ressa. Più barriere, più abbandono del campo dei ragazzi, dei bambini verso divertimenti casalinghi, magari qualche alienante videogioco. Meno poliziotti in strada, più straordinari risparmiati.
Scendete dalla giostra e pensateci. Pensiamoci. Che tutta questa acredine, questo insultarsi, questo prendersi per i fondelli, questa "prevalenza del cretino" che a volte sfocia in comportamenti bulleschi, violenti sia pure solo a parole, questa intolleranza – chiamiamola per nome – non fa che il gioco altrui.  E' già accaduto a ben tragici livelli politici nei cosiddetti anni di piombo, giovani messi ad arte gli uni contro gli altri.
Questo contesto divide, nel nostro caso, un popolo sviluppatosi dal 1900 lungo percorsi diametralmente diversi, quello dello spirito sportivo, dell'amicizia e della solidarietà. Con uno stile che stiamo disperdendo nel nome e per conto di chi laziale non è, di chi della Lazio non è mai importato nulla.
Non ho proposte rivoluzionarie da fare. Pareggio 0-0 e ne sono contento, anzi fiero. Magari 2-2 perché un paio di gol vorrei averli segnati. Perché sono idealmente nato in piazza della Libertà e per me ogni laziale vale un altro, non ce n'è uno migliore di un altro. Viva chi va allo stadio e viva chi non ci va, specie se il motivo è nobile e costa identico sacrificio. Detesto solo chi manipola la nostra storia sostenendo che sempre Laziotta siamo stati – niente di più falso, rileggetevi le classifiche e soprattutto i contesti! –  e dovremmo quindi accontentarci per l'eternità di esserlo.
Potrei aggiungere, l'età me lo consente: ai miei tempi... Beh ai miei tempi c'erano lo stadio e il bar, quasi sempre il bar dello sport. E si litigava e ci si riabbracciava nello stesso spazio fisico e temporale, perfino tra laziali e romanisti seduti fianco a fianco in tribuna. Contavano il contatto visivo,  l'adrenalina, l'emozione e alla fine il buon senso. Oggi dietro alla tastiera ci sono leoni, asini e altri animali virtuali. Soprattutto c'è la giungla del nonsenso da cui sottrarsi in fretta. Ora conta la Lazio. E quando vince, credete a me, gode pure chi è lontano mille miglia. Perché al cuore non si comanda, questo almeno dovremmo averlo imparato...


cerchiobbottismo di cesello

Barabba Terzo

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Più che altro nun s'é capito che voleva dire ?

GiPoda

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Cerco di essere positivo.
Caro Cerracchio meglio tardi che mai, ma ricorda che anche te hai contribuito a costruire questo clima.
Ora raccogliamo le macerie, e quelli come e più di te, se hanno coscienza, devono adoperarsi per dire a certi laziali che la guerra è finita.

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Brujita76

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Un articolo, quello di Cerracchio, che fa semplicemente una fotografia della situazione attuale del popolo Laziale, senza aggiungere niente di proprio (non a caso parla di pareggio 0-0 o 2-2).

Detto ciò, non lo trovo nè viscido nè altro...a volte esageriamo con gli insulti IMHO

fish_mark

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"E quando vince, credete a me, gode pure chi è lontano mille miglia".

Grazie Vincenzo. Serviva tanto, speriamo serva ancora.

pan

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Citazione di: Dusk il 06 Ott 2016, 11:19
Guarda, nel mio caso l'aver sottolineato che è "messinese" non era un dispregiativo geografico, bensì di fede calcistica: i colori, in particolare.

no Dusk non l'avevo con te in particolar modo ma siccome l'ho letta tante volte sta cosa, addirittura che se sei di giù non puoi essere della Lazio. non aggiunge niente a mio parere, in questo caso, sottolineare che il giornalista in questione sia meridionale.
per quanto riguarda la dizione, rispondo ad uforobot, è molto difficile togliere la cadenza della propria terra, non credo che uno non possa fare il giornalista perché "parla male". ci accontenteremmo dei concetti, quelli sì.

robylele

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Citazione di: pan il 06 Ott 2016, 17:47

per quanto riguarda la dizione, rispondo ad uforobot, è molto difficile togliere la cadenza della propria terra, non credo che uno non possa fare il giornalista perché "parla male". ci accontenteremmo dei concetti, quelli sì.


hai fatto bene a usare il condizionale trattandosi di cerracchio.   :)

Citazione di: fish_mark il 06 Ott 2016, 16:07
"E quando vince, credete a me, gode pure chi è lontano mille miglia".

Grazie Vincenzo. Serviva tanto, speriamo serva ancora.

Ecco, cerracchio lontano mille miglia e senza internet sarebbe già sufficiente per rendere più salubre l'ambiente.
Già me lo immagino godere di una vittoria di quella che per lui é sempre stata la lotitese, come no?   
:roll:





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massirosa73

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Citazione di: bak il 06 Ott 2016, 10:12
"Complice!", "Gufo!": l'assurda battaglia degli insulti sui social. Ridateci il bar dello sport

di Vincenzo Cerracchio

Se fossi ancora un giovane cronista di quotidiano proporrei al mio direttore – per ingannare il tempo di questa sosta inopportuna – un servizio su quel singolare e stupefacente fenomeno che prospera sui social tra i tifosi della Lazio e che si potrebbe definire banalmente "dell'insofferenza per l'altro". Ove "l'altro" non è il romanista o lo juventino. L'"altro" è il laziale che non la pensa come te.
Siccome molti di voi non la penseranno come me, sarò anch'io l'"altro" alla fine di questo articolo. Sarò il laziale spurio, peggio il sedicente laziale, peggio il laziale presunto, peggio il "troll" – oddìo si dirà davvero così? – giallorosso infiltrato nei forum per seminare zizzania. O per rivelare, maledetto giornalista, notizie falsificate apposta, amplificate ad arte o che andrebbero tenute segrete, anche se basta aprire facebook o twitter per trovarle spiattellate, spesso accompagnate da illazioni e bassezze di ogni sorta. Una specie di tutti contro tutti.
Ripensandoci... se fossi un giovane cronista lascerei perdere. Scriverei dei giocatori fagocitati dalle nazionali, di Basta che recupera e di Strakosha che contende il posto tra i pali a Marchetti. Ma credo che ci sia bisogno di persone  – persone che vogliono bene alla Lazio punto e basta – le quali fermino un attimo la giostra e facciano scendere tutti prima che prenda troppa velocità, rompa i freni e sfracelli definitivamente i cervelli residui. Ed è solo con questo intento che continuo il ragionamento.
Ho un osservatorio privilegiato da cui guardare, lo ammetto. Perché i miei amici che vanno allo stadio, e anche in trasferta quando capita, sono più o meno dello stesso numero di quelli che promettono di non andarci finché ci sarà Lotito. Perché è di questo che sto parlando, lo avranno capito anche gli ingenuotti: non ci si insulta più tra laziali e romanisti. Non ci si denigra neanche più nel nome che sappiamo (che sempre soggetto sottinteso resta...) bensì nel nome – niente di meno che – della lazialità. Ovvero se siano più laziali gli uni o gli altri delle due fazioni contrapposte. Qualcuno ricorderà, quando studiammo la storia di Dante Alighieri, che non c'erano solo guelfi contro ghibellini a Firenze, ma pure guelfi bianchi contro guelfi neri. Ecco nel campo dell'attuale tifo laziale, le sfaccettature potrebbero assumere tutti i colori dell'iride...
Dunque cosa accade? Chi va allo stadio accusa i contestatori di avere ormai un legame incestuoso con il proprio divano e una passione insana e morbosa per le pantofole sfondate. Chi non ci va accusa i viandanti del pane e frittata di fare il gioco della dirigenza ovvero di complicità nel prolungare un'agonia che potrebbe durare all'infinito, facendo sparire generazioni intere di (ancor giovani) potenziali tifosi. Il brutto è che nessuno crede – come credo io, conoscendo bene gli uni e gli altri – alla pura e semplice buona fede. Perché ormai si vive nel sospetto,  nella pericolosa sindrome da "pensiero unico", si milita in un partito "politico" dove chi è contrario o chi tradisce va fatto fuori (bannato, si dice così?) dalle discussioni, isolato, deriso, sbeffeggiato ed esposto al pubblico social-ludibrio. Ho letto tweet di insospettabili facinorosi, al secolo incravattati professionisti. "Sei complice!", "E tu sei un gufo!" Sono rimasto allibito per chi conosco, lo confesso.
E allora, dico a voi, vi dispiace scendere un attimo dal preconcetto? Poi ci risalirete per carità.  Però alla stragrande maggioranza dei miei amici che vanno allo stadio, di Lotito non può fregare di meno, non lo considerano proprio e se andasse via domani stapperebbero champagne. E i miei amici che allo stadio rinunciano ci tornerebbero anche a piedi scalzi, bruciando divano, pantofole e abbonamento al calcio tv, se solo Lotito accettasse di intavolare una trattativa qualunque per farsi da parte.
Direte: sì, vabbè! Ma quanta gente all'Olimpico invece non ci va perché deve posteggiare lontano? E si nasconde dietro l'antilotitismo? Penso una minoranza, che sbaglia ma che comunque va rispettata. Sbaglia non perché il tifo deve superare ogni ostacolo (c'è chi non ce la fa fisicamente e chi ha il portafogli vuoto, checché ne dica l'Istat) ma perché è diventato lui stesso ingenuamente ingranaggio di quel meccanismo "di potere" che predica il calcio lontano dagli stadi, soldi solo alle tv e dalle tv alle società in un sistema di mutua assistenza e generale arricchimento di chi governa. Ci avete fatto caso che i presidenti ormai lasciano solo per limiti di età? Ricordate quando li chiamavano i ricchi scemi? Ora sono ricchi e basta. E non mollano l'osso, statene certi. Andare allo stadio almeno ogni tanto vuol dire quasi quasi fargli un dispetto!
Il tutto con la benedizione dello Stato. Meno tifosi, meno ressa. Più barriere, più abbandono del campo dei ragazzi, dei bambini verso divertimenti casalinghi, magari qualche alienante videogioco. Meno poliziotti in strada, più straordinari risparmiati.
Scendete dalla giostra e pensateci. Pensiamoci. Che tutta questa acredine, questo insultarsi, questo prendersi per i fondelli, questa "prevalenza del cretino" che a volte sfocia in comportamenti bulleschi, violenti sia pure solo a parole, questa intolleranza – chiamiamola per nome – non fa che il gioco altrui.  E' già accaduto a ben tragici livelli politici nei cosiddetti anni di piombo, giovani messi ad arte gli uni contro gli altri.
Questo contesto divide, nel nostro caso, un popolo sviluppatosi dal 1900 lungo percorsi diametralmente diversi, quello dello spirito sportivo, dell'amicizia e della solidarietà. Con uno stile che stiamo disperdendo nel nome e per conto di chi laziale non è, di chi della Lazio non è mai importato nulla.
Non ho proposte rivoluzionarie da fare. Pareggio 0-0 e ne sono contento, anzi fiero. Magari 2-2 perché un paio di gol vorrei averli segnati. Perché sono idealmente nato in piazza della Libertà e per me ogni laziale vale un altro, non ce n'è uno migliore di un altro. Viva chi va allo stadio e viva chi non ci va, specie se il motivo è nobile e costa identico sacrificio. Detesto solo chi manipola la nostra storia sostenendo che sempre Laziotta siamo stati – niente di più falso, rileggetevi le classifiche e soprattutto i contesti! –  e dovremmo quindi accontentarci per l'eternità di esserlo.
Potrei aggiungere, l'età me lo consente: ai miei tempi... Beh ai miei tempi c'erano lo stadio e il bar, quasi sempre il bar dello sport. E si litigava e ci si riabbracciava nello stesso spazio fisico e temporale, perfino tra laziali e romanisti seduti fianco a fianco in tribuna. Contavano il contatto visivo,  l'adrenalina, l'emozione e alla fine il buon senso. Oggi dietro alla tastiera ci sono leoni, asini e altri animali virtuali. Soprattutto c'è la giungla del nonsenso da cui sottrarsi in fretta. Ora conta la Lazio. E quando vince, credete a me, gode pure chi è lontano mille miglia. Perché al cuore non si comanda, questo almeno dovremmo averlo imparato...


Sente aria di stagione positiva e si 
Accinge a trovare posto sul carro dei vincitori

ES

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Perchè scrive ancora?

Qualche click per il suo sito? not in my name.

Non dice nulla di importante, diverso sarebbe se ammettesse di essere stato, ed ancora oggi, in prima fila ad averla creata, sta divisione, con ammissione di colpa ed escoriazione delle ginocchia su ceci.
Perchè noi si perdona facile, non cerchiamo nemici, noi.

Ma è tanto liberatorio dire che è sempre colpa degli altri.
Assurgere al ruolo di filosofo del civile, di santone che sopra uno scoglio guarda l'orizzonte e vi trova imperscrutabili segnali.

Corniciaio, marcio, della peggior risma, nemico della Lazio, uno tra i primi.

Scusate, ho scritto di getto.

fish_mark

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Scrivere su detto é sempre una gran cosa non privo di rischi ma che fondo all ispirazione in quel momento tumultuosa.
Ho notato un "noi" nel post di ES. Si tratta di un pluralis maiestatis o indica un gruppo rappresentativo?

Maxilotte

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Citazione di: GiPoda il 06 Ott 2016, 15:04
Cerco di essere positivo.
Caro Cerracchio meglio tardi che mai, ma ricorda che anche te hai contribuito a costruire questo clima.
Ora raccogliamo le macerie, e quelli come e più di te, se hanno coscienza, devono adoperarsi per dire a certi laziali che la guerra è finita.

Danni ne hanno fatti, e tanti. E pensare che questa è gente che ti compri con un pacchetto di gomme, due biglietti in tribuna, un pranzo offerto in trasferta dove magari si beccano anche il rimborso dal giornale o dalla radio e una pacca sulla spalla. Quello che rimprovero a Lotito è che ha permesso che quattro personaggi insignificanti hanno comunque danneggiato la Lazio.

vaz

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Abbate, magari te piassero a badilate

PARISsn

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se vinciamo altre 2 partite di fila preparatevi ad ulteriori panegirici cerchiobottisti di altri elementi che sta situazione  l'hanno foraggiata e c'hanno sguazzato dentro finche ha fatto comodo. Ora che pure la nord ha capito che la Lazio viene  prima di tutto...se arrivano risultati positivi dalla squadra...quello che hanno costruito artatamente contro la " lotitese" si dimostrerà per quello che  è....carta straccia e parole al vento sulle quali fare marcia  indietro finche' si è in tempo o sperano di essere in tempo....ma io non dimentico chi cerca di schiacciarmi le dita mentre sto appeso al limite del burrone e cerca di farmi cadere invece di allungare  una mano per tirarmi su. Noi li prendiamo in giro ( e giustamente ) ma a volte  invidio gli ascari riommici della stampa che esaltano ogni mossa e ogni virgola avviene dall'altra parte !! Oggi è stato cacciato Sabatini...5 anni e non hanno vinto un azz...gli ha portato gente  improponibile scomparsa dal radar del calcio che conta nel giro di una stagione...e qui si critica Tare che qualche campione  l'ha  portato davvero nonostante un decimo di budget ...vogliamo vedere quanti articoli scriveranno contro Sabatini?? ve lo dico io ...zero !!  :asrm

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arturo

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paolo1971

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Ho letto anche io l'articolo di Cerracchio e come molti di voi l'ho trovato "para.culo", perchè col sig. Cerracchio ebbi modo anche di confrontarmi su fb e lui mi rispose che ero in malafede se sostenevo (quello continua a sostenerlo) che la dimensione storica della Lazio è "per lo più" medio-piccola, il che non vuole essere un alibi nei confronti di questa gestione ma vuole riportare un pizzico di verità nel discorso di chi crede che i dieci anni di Cragnotti siano stati la "normalità" negli oltre 116 anni di storia della nostra Lazio.
Adesso sembra essersi reso conto che questo clima di "più laziale di" avvelena l'ambiente e non conduce in nessuna strada percorribile se non col buon senso...adesso se ne accorge, forse perchè le cose vanno bene, ma si sa, nel calcio il prossimo mese potrebbe essere un'altra stagione e allora Cerracchio potrebbe tornare a riqualificare le cose sotto un'altra luce.
Io ho sempre goduto delle vittorie della Lazio, arrivate in qualsiasi modo, guidate da qualunque società o allenatore, perchè prima di tutto, sono un tifoso, un appassionato.

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