Questi 40 punti in 21 partite, a mio avviso, non vanno neanche troppo mitizzati. La Lazio è una gran bella squadra, con giocatori forti. Ha una stagione senza Coppa Internazionale, ci sono 3 squadre con cui un po' tutti hanno fatto bottino pieno, alzando, conseguentemente, i punteggi, soprattutto delle prime 8, mai così alti a questo punto della stagione. Petkovic - che non è che avesse una rosa migliore... - ne fece 43 giocando anche l'Europa League. Reja, quando è partito dall'inizio, ha fatto una volta 37 punti, una volta 39. E anche lui non aveva una rosa migliore (forse il secondo anno aveva un 11 migliore ma non la rosa). Quindi, non è che poi ci sia da sorprendersi oltremodo, se non per il fatto che la squadra sia finita in mano a un esordiente in cui pochissimi riponevano speranze. Quindi, semmai, è quella la sorpresa, più che il fatto che una rosa del valore della Lazio faccia 40 punti in 21 partite.
C'è poco da fare. Per molti - e mi metto fra questi - la sconfitta con la Juve ha costituito una cesura, una soluzione di continuità. Io ero ingrifatissimo, confidando in una Lazio che avrebbe reso la vita durissima alla Juve. La immaginavo pronta per questa sfida. Poi magari la si poteva perdere ma mai avrei immaginato di assistere alla riproposizione di Juve-Pescara o di Juve-Sampdoria. Perché negare che per me qualcosa è cambiato da domenica a pranzo? E quello che è cambiato, dentro di me, è la nuova percezione che ho di questa squadra. Prima, grazie a tanta ipocrisia (vedetevi lo sketch di Lillo e Greg "Mentire a se stessi"), ascrivevo molto alla casualità le sconfitte a Milano e nel derby, a episodi negativi che hanno fatto girare la gara. Poi vedo Juve-Lazio e probabilmente la verità è un'altra: non siamo pronti. Non dico ad arrivare sesti quest'anno, eh. Magari ce la facciamo. Riusciremo a tenerci dietro Fiorentina e Atalanta e siamo contenti a maggio. Ma non siamo pronti - e la sgradevole sensazione è che non saremo mai pronti - a cambiare veramente "pelle": come società, come squadra, come tutto. Questa è la sensazione che mi ha lasciato la sfida con la Juve. Vedere gli occhi dei giocatori mentre venivano ridicolizzati in quel modo senza uno straccio di reazione è stato come vedere gli occhi dei lavoratori scazzati che alle 7,45 di mattina sonnecchiano in metropolitana per raggiungere l'ufficio. E ne faccio parte, eh. Come categoria, intendo.
Detto questo, c'è sicuramente un'esagerazione nel giudizio dei nostri giocatori, che alla fine il loro lo hanno fatto onorevolmente in tutti questi mesi. Ma è questo il problema. Fare il loro, fare (solo) il proprio. Questo non basta, se vuoi ottenere più di quello che sei. Ed è questo che io, personalmente, chiedo alla mia squadra. Fare qualcosa di più di quello che realmente vale. Fare in modo che ci sia un collettivo che valga di più della somma dei singoli giocatori. E io questo non lo vedo. Non lo vedo mai. Vinciamo le partite che dobbiamo vincere, perdiamo quelle che dobbiamo perdere. Mi dà quasi fastidio e noia la "regolarità" di questa Lazio. E forse anche da questo dipende una certa severità di giudizio. Non riusciamo a vivere nulla di imprevedibile. Nulla che ci esalti perché "non ce lo aspettavamo".
Per questo per me era così importante Juventus-Lazio. Volevo finalmente un'emozione vera, che non provo dal rigore di Higuain. E invece nulla: 12 minuti e tutti a casa.
...Però Anderson era lì a contrastare Pjaca al 90°, De Vrij non si è ripreso dall'infortunio, Biglia non ha sostituti al mondo, Marchetti è il portiere di una squadra che ha fatto 40 punti e via così...