Definimmo quello che ci univa lo "spirito" di
Lazio.net. In particolare, questa era un'espressione cara a Roberto Couto. C'era talmente tanta convergenza su certi temi che a un certo punto Tarallo, mi pare fosse lui, scrisse un decalogo del Laziale che sollevò più di qualche polemica perché in odore di patente di lazialità.
Il nodo era: critiche costruttive, rispetto per i giocatori, ironia, commento sardonico dello scalcagnato panorama dei comunicatori locali, che tra qualche anno saranno definiti, con felice espressione dello stesso RobC/Teotokris/Zapruder (mille e mille incarnazioni e cancellazioni di un totem della lazialità virtuale), Catetere romano.
D'altra parte c'era chi lo chiamava etere, suggerendo storpiature che poi arrivavano puntuali.
Sulla comunicazione laziale qualche ruggine veniva fuori, perché tutti si nutrivano dalle fonti locali, prima di cominciare a costruire una comunicazione indipendente, non ancora sociale.
Quindi c'erano goldinottisti, guidoniani, c'era gente che interveniva alla Contea, c'erano Elsneriani, e comunque si ascoltava chi c'era: Ilario Ilario, con il discusso Benedetti e il trombone Focolari, Rocco Ilaria, Capodaglio, Ulivieri.
Erano, poi, gli anni del Brociesso di Bishgarde, che spesso veniva parodiato.
I lazzi riservati a Guidone o a Plastino suscitavano la reazione dei fans di Guidone e di Plastino, mentre cresceva la curiosità, e se ne parlava tra noi, sul punto: ma questi ci leggono? Sanno che esistiamo? Perché non si riesce a interagire con loro?
Ancora nutrivamo una stima esagerata per personaggi che invece erano veramente scalcagnati come pochi. Negli anni la vicenda lotitiana e la pusillanimeria nei rapporti con la curva ce li ha regalati in tutta la loro piccineria, salvandone pochissimi.
Però c'era chi s'incazzava se chiamavi Guido Bongo.
La suscettibilità degli utenti del forum, in effetti, è sempre stata il principale motivo di scazzo.
Bastava che si partisse in quattro o cinque a cazzeggiare che si presentava qualcuno con la faccina rossa rossa, che magari non aveva capito lo scherzo, forse perché era uno scherzo del cavolo.
E giù discussioni accorate e trita[...], tra personaggi esemplari della psicopatologia laziale.
Storie gustosissime, tipo quella del netter che si mise a litigare a sangue con i vicini romanisti nell'assemblea condominiale che doveva decidere la riverniciatura dei box, me pare, provando a imporre il bianco e l'azzurro.
Storie di resistenza antiromanista spesso fantasiose, talvolta inventate, che serviranno l'anno dopo a smaltire il colpo micidiale dello scudetto alle merde, quello che
se non scegniete da là sopra lo spettacolo non proseguisce. Già, Sensolo. Chi dimentica le meravigliose cronache di Tarallo, che raccontavano le conversazioni tra Sensi e il mistere vincente Capello, che cominciavano sempre con un ciao miste, allora che se vince, che se vince, che avemo vinto?
Erano perfide parodie di un personaggio vendicativo, che di lì a poco si sarebbe venduto le mutande pur di prendersi la rivincita su Sergio Cragnotti, l'Imperatore.
Ma dicevamo del Mestalla.