Probabilmente l'information overload non aiuta. Immagina la comunicazione ai tempi della peste bubbonica e quella di oggi. Miliardi e miliardi di riflessioni, il 95% cazzate, condivise a tempo di record, amplificate da media e social networks, che arrivano assolutamente a tutti. Impossibile non pensare alla pandemia h24. Il livello di angoscia non può che salire.
Siamo anche una generazione che ha molto da perdere, che grazie alla medicina si è avvicinata all'immortalità (è di oggi la notizia di una pubblicazione su Nature Communications di un lavoro uscito da Stanford che consente, con l'uso mirato dei 4 fattori di Yamanaka, di far ringiovanire cellule di cartilagine in cultura) e quindi ci siamo adagiati su una falsa sicurezza di in vulnerabilità. Insomma, nun po' esse. It can't be happening. L'angoscia è maggiore che non in una società abituata a guerre e fame.
Insomma per me hai ragione, la moltiplicazione delle reazioni e l'eco concessa dalla megacomunicazione ci rendono più fragili invece che più forti. E c'è da dire che siamo anche troppi sul pianeta. Leggevo oggi sul Newyorker un articolo di Richard Brody che parla dei nuovi grattacieli che hanno sostituito gli walkups in parti di Manhattan, moltiplicando per 100 il numero di persone che ora devono trovare un modo di fare la spesa, per esempio, impedendo un vero social distancing.
Siamo messi malino. Speriamo di uscirne con molti lividi ma più o meno sani e salvi.