infatti secondo me dobbiamo chiarirci su due aspetti:
- che limitazioni comporta
- come funziona l'app
1) sul primo tema qui dobbiamo chiarirci perché per me e RG-Lazio non è un app che semplicemente ti segnala un rischio contagio, ma ti impone limitazioni di accesso in alcuni luoghi, fino alla quarantena vera e propria.
Se consideriamo il modello NiHao è proprio così DJ, senza l'app tu non puoi girare in certi luoghi.
Di questo parliamo, se invece il punto è un'app volontaria (che però avrebbe un'efficacia estremamente limitata), non mi ci soffermerei manco a riflettere troppo, come dite voi Google è già oggi molto più invasiva.
Quindi chiariamoci: per me si sta parlando dell'ipotesi di un'App OBBLIGATORIA per frequentare gli spazi pubblici.
2) Come dice l'articolo non è l'app DI PER SE', tutto dipende dal logaritmo sulla base del quale assegna i colori.
Al di là delle preferenze del benestante e del poveraccio qui il punto è di diritto.
Se il logaritmo considera quartieri popolari (densità), lavori a basso compenso (gig-economy, distribuzione e manifattura), metri quadri x persona in appartamento fattori di rischio potrebbe significare che a questi è vietato, che ne so, farsi un giro a villa ada o lo struscio a viale marconi (la butto lì, è per capirci) mentre il colletto bianco che lavora smart e ha casa grande in un quartiere residenziale ha libero accesso a tutto.
Ossia le limitazioni, seppur con base scientifica, poggerebbero in maniera abbastanza evidente sulle iniquità esistenti.
Il problema è che una cosa è quando la diseguaglianza ti impedisce di farti un ferrari o una villetta al mare, un'altra è quando ti impedisce o ti discrimina fortemente sul farti un giro.
Tendi ad incazzarti molto di più. E almeno personalmente sarei nettamente contrario.
Poi non è obbligatorio che sia così, per l'appunto funzioni e criteri demarcativi (logaritmo) dell'app mi sembrano centrali per prendere posizione.