Credo interessi diverse persone.
https://www.medicalfacts.it/2020/04/27/coronavirus-farmaci-antipertensivi/Coronavirus: buone notizie per chi assume i farmaci antipertensiviUn articolo appena pubblicato su Circulation Research porta buone notizie su uno dei temi che ha fatto più riflettere i pazienti ipertesi e i loro cardiologi nel corso di questa epidemia. Leggete i dettagli su Medical Facts.
Come già riportato su Medical Facts, nelle scorse settimane si è diffuso tra cardiologi e medici internisti (e anche tra molti pazienti ipertesi), la notizia di un possibile effetto "non benevolo" sulla malattia COVID-19 di alcuni farmaci antipertensivi: ACE-inibitori ed Antagonisti del recettore dell'angiotensina II (cosiddetti "sartani").
L'ipotesi che aveva inizialmente generato preoccupazioni si basava, come avevamo già riportato su Medical Facts alcune settimane fa, sul dato dimostrato in vitro che in corso di COVID-19 questi farmaci, aumentando l'espressione del recettore ACE2, aumenterebbero le "porte di ingresso" del virus nelle nostre cellule.
Si trattava, tuttavia, solo di ipotesi molecolari verificate con studi in vitro e la stessa AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) aveva precisato che non vi erano allo stato attuale indicazioni a sospendere tali farmaci per il trattamento dell'ipertensione, in favore di altri.
Tuttavia, evidenze scientifiche derivate da studi clinici od epidemiologici non erano disponibili fino a pochi giorni fa, quando un gruppo di ricercatori di Wuhan ha pubblicato i risultati di uno studio che ha valutato l'associazione tra ACE-inibitori/sartani e l'evoluzione della malattia COVID-19 nei pazienti ipertesi ricoverati in 9 ospedali della provincia di Hubei (Cina).
Lo studio
Nello specifico, gli autori dello studio pubblicato su Circulation Research hanno affrontato questo problema analizzando l'andamento clinico a 30 giorni circa di 1128 pazienti ipertesi, di cui 188 in trattamento con ACE-inibitori/sartani e 940 in trattamento con altri farmaci antipertensivi.
I risultati ottenuti hanno evidenziato che i pazienti in trattamento con ACE-inibitori/sartani hanno avuto una mortalità intraospedaliera significativamente più bassa rispetto a quelli che non ne facevano uso. Questo risultato cosiddetto "crudo" (poiché confronto secco tra 2 gruppi di pazienti che risultano diversi per altri fattori clinici) è stato confermato da ulteriori analisi statistiche che hanno "bilanciato" le differenze cliniche tra i due gruppi. Pertanto, i pazienti ipertesi COVID-19 in trattamento con ACE-inibitori/sartani sembrano essere stati "protetti" da questi farmaci, nel corso del loro ricovero, ribaltando quelle che erano le premesse iniziali.
E' questa una buona notizia! Il dato, ovviamente, necessita di ulteriori conferme da altri studi scientifici, che prendano in considerazione un numero più ampio di pazienti specialmente arruolati da regioni geografiche diverse. In questa sede, risparmiamo ai lettori le elucubrazioni scientifiche avanzate sui possibili meccanismi farmacologici alla base di questo "effetto protettivo" degli ACE-inibitori e dei sartani.
Le conclusioni
Lo studio in questione non solo conferma, ma addirittura rafforza quanto fin da subito affermato da diverse Società scientifiche: non esistono evidenze cliniche che associno l'assunzione di ACE-inibitori/sartani alla malattia COVID-19 e ad una sua evoluzione più grave. Con questo studio siamo ancora più sicuri che tutti i pazienti ipertesi, che attualmente sono in terapia con ACE-inibitori/sartani, possano proseguire tranquillamente il trattamento antipertensivo, senza necessità di modifiche.