coronavirus

Aperto da paolo71, 21 Feb 2020, 13:07

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mr_steed

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Citazione di: gentlemen il 09 Giu 2020, 17:39
Per l'OMS la diffusione del coronavirus senza sintomi è "molto rara", per cui a questo punto è totalmente illogico l'uso della mascherina da parte delle persone che stanno bene, anche al chiuso, e non ha neanche più senso parlare ancora di distanziamento sociale tra persone che stanno bene e non hanno sintomatologie sospette ?
Sarebbe utile, visto che non è cosa da poco, che le autorità sanitarie facessero luce su questa dichiarazione ufficiale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

è una cazzata, infatti hanno già fatto retromarcia dicendo che "sono stati fraintesi"...

mi fido molto di più di uno come il dottor Crisanti, che qualche risultato lo ha raggiunto in questi mesi:

Le dichiarazioni di Van Kherkhove hanno però causato reazioni, anche dure, degli esperti. Il virologo italiano Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di Medicina molecolare dell'università di Padova, ha definito "una stupidaggine" le dichiarazioni del membro dell'Oms: "Gli asintomatici trasmettono e basta, questa è la realtà".

E prende come esempio il caso di Vo' Euganeo, uno dei primi focolai italiani: "Il nostro lavoro condotto su Vo' Euganeo è stato accettato su Nature e in quell'ambito abbiamo ricostruito proprio le catene di trasmissione e dimostrato che anche gli asintomatici trasmettono", ha dichiarato l'esperto. Nella cittadina, conclude, gli scienziati hanno rilevato "la presenza di una percentuale di asintomatici pari al 40%. Ma c'è di più. L'analisi sierologica condotta sulla popolazione ha dimostrato che ci sono altri 63 casi di persone che si sono infettate prima del 20 febbraio (data in cui è stata certificata la positività del paziente 1, ndr) Nessuno di loro aveva mai avuto sintomi".


Alla clinica San Raffaele, attuale "zona rossa" romana, si sono contagiati in tanti perché erano tutti asintomatici in un luogo chiuso...

Davy_Jones

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Citazione di: vaz il 09 Giu 2020, 17:46
Allora, il lavoro lo ha citato clementi dicendo che fosse splendido.
L'autore del lavoro parlando a proposito del suo lavoro dice una cosa che va contro il post di clementi che cita il lavoro per tirare acqua al suo mulino.

Ora, concludiamo che il lavoro non è questo granché (sono d'accordo), quindi possiamo dire che le conclusioni di clementi sono abbastanza fantasiose?


per me il lavoro non e' affatto splendido e le conclusioni di clementi vanno molto oltre quello che si impara da quel paper. pero' il problema a mio avviso nasce tanto dagli autori del lavoro quanto da clementi. se non volevano dare appigli ai clementi di questo mondo avrebbero dovuto scriverlo diversamente, secondo me.

mr_steed

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Vaz, Tarallo e gli altri esperti... studio affidabile secondo voi?

https://arxiv.org/pdf/2005.10897.pdf

l'articolo in italiano che lo riporta...

Coronavirus, lo studio: "Sulle superfici rimane dai 3 secondi ai 2 minuti: il caldo riduce tempi"

Una ricerca pubblicata sulla rivista Physics of Fluids ritiene che la trasmissione del virus dipende dall'evaporazione delle goccioline di saliva che lo trasportano. L'umidità è un altro fattore chiave: può prolungare il tempo di sopravvivenza fino a 7 volte

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/06/09/coronavirus-lo-studio-sulle-superfici-rimane-dai-3-secondi-ai-2-minuti-il-caldo-riduce-tempi/5829356/

Il coronavirus sopravvive sulle superfici da 3 secondi a un massimo di 2 minuti a seconda dei materiali, cioé fino a quando non evaporano le goccioline di saliva – il famoso droplet – che lo contengono. E più è alta la temperatura, più velocemente avviene, riducendo il tempo di sopravvivenza del virus. Questo è il contenuto di una ricerca pubblicata sulla rivista Physics of Fluids e condotta in sei città in tre diversi continenti: America, Asia e Australia. Lo studio, coordinato da Rajneesh Bhardwaj e Amit Agrawal dell'Istituto indiano di tecnologia di Bombay, ritiene che la sopravvivenza e la trasmissione del virus siano direttamente legate al tempo in cui le goccioline di saliva restano intatte. E questo, ha detto Bhardwaj, può "spiegare la diffusione lenta o rapida in una particolare città". Probabilmente non è l'unico fattore, ha sottolineato lo scienziato, "ma sicuramente conta nel tasso di crescita dell'infezione".

Dai display dei telefonini, alle maniglie delle porte e ai bicchieri di vetro, i ricercatori hanno esaminato il tempo di evaporazione del droplet su più tipi di superfici in diverse città – New York, Chicago, Los Angeles, Miami, Sydney e Singapore – con temperature e livelli di umidità diversi. Dallo studio è emerso che il calore, facendo asciugare più in fretta le goccioline, fa ridurre le possibilità di sopravvivenza del virus. Inoltre spiega il ruolo dell'umidità: in questo caso, le goccioline infatti restano più a lungo sulle superfici, aumentando la permanenza del virus.

I ricercatori, ad esempio, hanno messo a confronto un ambiente interno con aria condizionata a 25 gradi e uno esterno con 40 gradi e hanno notato che nel primo caso le goccioline evaporano in 6 secondi (27 secondi per quelle di grandi dimensioni). Invece, nell'ambiente più caldo, il tempo di evaporazione si riduce del 50%. Aumentando il tasso di umidità dal 10% al 90%, invece, il tempo che la gocciolina impiega a evaporare aumenta di quasi 7 volte, diventando maggiore di 2 minuti per il droplet più grande. Di conseguenza, secondo gli autori, questo potrebbe rappresentare un problema con l'aumento dell'umidità nelle zone costiere in estate e nei luoghi dell'Asia dove, tra luglio-settembre, ci saranno i monsoni.

Splash

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Dr. Maria Van Kerkhove, head of the WHO's emerging diseases and zoonosis unit, said Tuesday that asymptomatic spread is a "really complex question" and much is still unknown. "We don't actually have that answer yet," she said.

"I was responding to a question at the press conference. I wasn't stating a policy of WHO or anything like that. I was just trying to articulate what we know," she said on a live Q&A streamed across multiple social media platforms. "And in that, I used the phrase 'very rare,' and I think that that's misunderstanding to state that asymptomatic transmission globally is very rare. I was referring to a small subset of studies."

https://www.cnbc.com/2020/06/09/who-scrambles-to-clarify-comments-on-asymptomatic-coronavirus-spread-much-is-still-unknown.html

Che manica di incompetenti

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olympia

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Bisogna continuare a mettere le mascherine e mantenere le distanze, secondo me è importantissimo. Anche per questo motivo i casi stanno diminuendo. Non facciamo cavolate.

orchetto

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Citazione di: olympia il 09 Giu 2020, 18:56
Bisogna continuare a mettere le mascherine e mantenere le distanze, secondo me è importantissimo. Anche per questo motivo i casi stanno diminuendo. Non facciamo cavolate.
sicuramente è anche per questo ma purtroppo non è una situazione sostenibile alla lunga. non guardate alle immagini della movida, esse fotografano una minoranza. La maggior oarte delle persone, magari con uso scorretto, ma mantiene le distanze e mette le mascherine. Ma come una quarantena rigida ha dei tempi massimi di sopportazione, cosi anche il distanziamento fisico non può essere tollerato a lungo.La condizione sana dell'umano è quella del contatto e della socialità.

ES

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Ho scaricato immuni.
La particella di sodio.

vaz

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Citazione di: Davy_Jones il 09 Giu 2020, 17:52

per me il lavoro non e' affatto splendido e le conclusioni di clementi vanno molto oltre quello che si impara da quel paper. pero' il problema a mio avviso nasce tanto dagli autori del lavoro quanto da clementi. se non volevano dare appigli ai clementi di questo mondo avrebbero dovuto scriverlo diversamente, secondo me.

io sono d'accordo al 100%  :)
infatti come avevo detto qualche giorno fa, hanno pubblicato ad impact 2.6 invece di un nat gen

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cartesio

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Citazione di: olympia il 09 Giu 2020, 18:56
Bisogna continuare a mettere le mascherine e mantenere le distanze, secondo me è importantissimo. Anche per questo motivo i casi stanno diminuendo. Non facciamo cavolate.

Sono d'accordo. Purtroppo vedo molta gente che se ne frega. Sono molto lontani da essere la maggioranza, ma è comunque una percentuale significativa.

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SALUTE 9 Giugno 2020

Rebus idrossiclorochina: arma anti-Covid o farmaco pericoloso? L'inchiesta di Sanità Informazione

Dopo lo studio ritirato da Lancet, l'OMS ha riavviato i test clinici. In Italia aumentano i medici che sperano nel farmaco e chi l'ha usata 'sul campo' la promuove. Cauda (Gemelli): «Può avere effetti collaterali ma i dati sulla mortalità non convincono». Cavanna: «Senza vaccino è indispensabile contro il Sars-CoV-2». Ma AIFA non ritira la sospensione dell'utilizzo off-label del farmaco

50

di Giovanni Cedrone

"Retracted". La scritta rossa (in italiano "ritirato") copre quasi come un cerotto tutte le pagine dello studiopubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet che bocciava l'idrossiclorochina, il farmaco vecchio oltre ottant'anni tornato prepotentemente alla ribalta come possibile arma contro il Covid-19.

Le speranze nel farmaco antimalarico, lanciato in questi mesi prima dai cinesi e poi dagli studi del medico francese Didier Raoult, sono infatti improvvisamente crollate il 29 maggio, in seguito alla pubblicazione dello studio secondo cui l'idrossiclorochina non solo non avrebbe effetti benefici, ma potrebbe addirittura essere dannosa. L'eco mondiale dei risultati della ricerca ha quindi indotto l'Organizzazione Mondiale della Sanità a sospendere i test clinici. Poi, un'inchiesta del Guardian e la protesta di scienziati da tutto il mondo hanno ribaltato la situazione: è emerso che i dati su cui si basava lo studio erano stati forniti da una piccola azienda, Surgisphere, che, dall'inizio della pandemia di Covid-19, ha prodotto una serie di studi senza mai spiegare l'origine né la metodologia utilizzata. Tre dei quattro autori dello studio avevano tentato di condurre una ricerca indipendente, ma Surgisphere non ha consentito l'accesso a tali informazioni menzionando accordi di confidenzialità con i clienti. Una decisione che ha reso inevitabile il ritiro dello studio.

Anche in Italia il paper ha provocato stupore nella comunità scientifica, considerando che il farmaco è usato in campo reumatologico anche per periodi molto prolungati ed esiste quindi ampia esperienza clinica riguardo alla sua tollerabilità.

Roberto Cauda, infettivologo del Policlinico Gemelli, in uno studio del 2003 redatto con Andrea Savarino e Antonio Cassone, aveva già ipotizzato che il farmaco potesse avere "una seconda giovinezza" e che potesse essere una valida arma contro la Sars «per la sua azione aspecifica antivirale che riduce la replicazione virale e al tempo stesso per l'effetto immonomodulante sul sistema immunitario». L'epidemia di Sars però durò lo spazio di una estate e non fu possibile verificare sul campo la validità di questa teoria. Sono stati poi ricercatori cinesi a 'ripescare' la clorochina e a dimostrare prima in laboratorio e poi in alcuni studi iniziali l'utilità del farmaco contro il Covid-19.

«La cosa che ha stupito di più dello studio apparso sul Lancet era l'elevata mortalità in chi aveva preso la clorochina: oggi il farmaco è usato soprattutto per le malattie reumatiche in tanti pazienti di tutto il mondo e questa mortalità non si era mai vista. Ha degli effetti collaterali importanti a livello cardiaco, come le aritmie, e va somministrata con grande cautela, monitorando la funzionalità cardiaca in soggetti cardiopatici e persone avanti con gli anni. Ma questi risultati mi hanno stupito» spiega a Sanità Informazione il professor Cauda.

«Lo studio apparso sul Lancet aveva a suo favore la grandezza del campione. Ma è uno studio con molti difetti – sottolinea Luigi Cavanna, oncologo di Piacenza che ha conquistato la copertina del Time per il suo modello di contrasto al virus 'casa per casa' -. È come se noi analizzassimo le schede di dimissioni ospedaliere: si possono ricavare dei dati orientativi, ma non possono essere utilizzati per una ricerca scientifica. Dopo che l'OMS ha bloccato le sperimentazioni, altri enti regolatori nazionali come quello francese e quello italiano si sono adeguati vietandolo nella pratica clinica. Io dico che è stata un fortuna che la decisione sia arrivata a fine maggio. Oggi i malati gravi sul territorio sono molto rari. Ma se fosse arrivata un mese e mezzo prima sarebbe stato veramente un dramma».

«Quello di Lancet è uno studio retrospettivo, ma ora serve uno studio prospettivo. Si stabilisce chi deve entrare e chi no. Gli studi prospettivi hanno un valore maggiore di quelli retrospettivi», aggiunge ancora Cauda che ha aderito allo studio internazionale Solidarityattraverso cui si cercherà di fare chiarezza una volta per tutte. «Non credo che la clorochina possa essere il farmaco di eccellenza per combattere il Covid-19, non l'ho mai detto né pensato. Ma in alcune situazioni ha certamente aiutato. Ci cono due fasi nel Covid-19: nella fase iniziale prevale la replicazione del virus, nella fase successiva c'è l'infiammazione che può dare embolia. Nella seconda fase i farmaci che bloccano la risposta infiammatoria o che riducono l'embolizzazione, come l'eparina, si sono rivelati utili più come sintomatici che come farmaci specifici. Ma non abbiamo ancora l'antivirale specifico per il Covid-19. La clorochina non è il 'proiettile magico', ma data precocemente e al dosaggio giusto, in modo che non sia tossica, può avere qualche chance antivirale. È chiaro che se viene somministrata a soggetti molto avanzati, più gravi, cardiopatici, non solo si rivela inutile ma è anche dannosa».

Molto più positivo sulla sua utilità è invece Luigi Cavanna, che sta lavorando a uno studio sui malati Covid-19 di Piacenza a cui è stata somministrata l'idrossiclorochina. «Faremo uno studio retrospettivo per valutare in modo scientifico che effetti collaterali abbiamo avuto – annuncia Cavanna -. Tutti i medici con cui ho parlato mi hanno detto di non aver avuto effetti collaterali clinicamente rilevanti. Naturalmente un conto è dirlo, un conto è dimostrarlo a livello scientifico. Io spero che in un paio di mesi potremo scrivere questi risultati su un numero rilevante di pazienti. L'Agenzia Italiana del Farmaco dovrà tenerne conto».

Cavanna contesta anche la frequenza degli effetti collaterali del farmaco. «Tra gli effetti collaterali viene segnalata l'aritmia ventricolare a torsione di punta. È una aritmia grave, severa, che comporta lo svenimento del paziente e poi la morte. Di questi casi a Piacenza non ne abbiamo avuto nemmeno uno e io penso che abbiamo trattato almeno un migliaio di pazienti».

Anche per questo Cavanna chiede che l'AIFA riveda la scelta di sospendere l'autorizzazione all'utilizzo off-labeldel farmaco al di fuori degli studi clinici. Per il momento però l'Agenzia del Farmaco, nonostante il ritiro dello studio del Lancet, ha fatto sapere che la scelta non verrà rivista.

«Anche il lavoro pubblicato sul New England Journal of Medicine – continua Cavanna – conclude che alla fine non c'era differenza tra placebo e antivirale. Ma attenzione, era stato somministrato tardivamente, 10-12 giorni dai primi sintomi, mentre è fondamentale intervenire nei primi giorni. Tuttavia un sottogruppo che l'aveva presa più precocemente ha una prognosi più favorevole. Se noi andiamo a tirar fuori quei malati già pubblicati in cui la terapia è fatta più precocemente la prognosi cambia. Io l'ho toccato con mano su qualche centinaio di pazienti trattati, di questi nessuno è morto e i pochi andati in ospedale sono tornati a casa in pochi giorni».

Ora i malati positivi che arrivano a Piacenza sono per fortuna paucisintomatici o poco gravi e dell'idrossiclorochina Cavanna non ha avuto più bisogno. «Ma – conclude – dobbiamo far di tutto per avere l'idrossiclorochina di nuovo disponibile in autunno, in vista di una possibile seconda ondata. Finché non c'è il vaccino l'idrossiclorochina deve essere disponibile per i medici».  

La posizione di Cavanna è la stessa che ha spinto un gruppo di 80 medici italiani a scrivere a Lancetcontestando lo studio poi ritirato. Lo stop all'uso dell'idrossiclorochina mette «a rischio la vita di migliaia di potenziali pazienti e la ripresa economica di quasi tutti i Paesi del pianeta», si legge nella missiva.

Secondo questi medici «il largo uso che si è fatto nel mondo di idrossiclorochina unitamente alla azitromicina, nei pazienti al primo stadio di malattia, ha permesso di salvare loro la vita (Cina, Corea del Sud, Mauritius, Germania, alcune regioni dell'Italia e tanti altri Paesi e regioni nel mondo)».

Anche Mauro Rango, tra i promotori dell'iniziativa, chiede che AIFA torni sulla sua decisione: «228 milioni di persone con malaria al mondo usano per anni idrossiclorochina senza effetti avversi che si differenzino dall'uso cronico di tanti altri farmaci – spiega -. Cinque milioni di persone con lupus eritematosus sistemico, lupus discoide e Sindrome di Sjögren la usano. Molti per più di venti anni. 73 anni (dal 1947) di uso farmaceutico continuo nel mondo».

I medici hanno contestato la popolazione di pazienti inclusa nello studio, che comprendeva anche cardiopatici, persone affette da malattia coronarica e pazienti affetti da insufficienza cardiaca. «Come mai – si chiedono – alcuni medici di quegli ospedali testati hanno somministrato questo farmaco a pazienti cardiopatici, quando gli effetti letali su questa tipologia di malati è acclarata?».

Nonostante questo AIFA fa sapere che non intende cambiare la sua scelta, almeno per il momento. Una scelta prudenziale, visti gli importanti effetti collaterali del farmaco. Tuttavia non è vietato prescrivere l'idrossiclorochina: i medici di Medicina Generale che vogliono prescriverla possono farlo, ma ora il farmaco non è più rimborsabile (anche se costa pochissimo); la prescrizione però è sotto la responsabilità professionale dei medici di famiglia.

La scelta di AIFA, che ha comunque assicurato il proseguimento degli studi già approvati sul farmaco, non sarebbe legata tuttavia allo studio pubblicato su Lancet e alla seguente decisione dell'OMS. L'Italia – fanno sapere da AIFA – non partecipa nemmeno agli studi Solidaritydell'OMS: non ha mai partecipato al 'braccio' sull'idrossiclorochina, perché l'Italia ha ritenuto che i dosaggi fossero troppo alti.

Secondo AIFA, visti i potenziali effetti collaterali, è giusto che i pazienti ai quali viene somministrata l'idrossiclorochina siano sotto stretto e continuo controllo medico e non restino a casa. Quel che è certo è che i colpi di scena su questo vecchio farmaco non sono finiti.

 



Periodico online d'informazione sanitaria
Iscrizione al Tribunale di Roma n°230 del 09/10/2013.
Direttore responsabile: Giulia Cavalcanti
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Davy_Jones

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Citazione di: 12.maggio.74 il 09 Giu 2020, 22:15
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SALUTE 9 Giugno 2020

Rebus idrossiclorochina: arma anti-Covid o farmaco pericoloso? L'inchiesta di Sanità Informazione

Dopo lo studio ritirato da Lancet, l'OMS ha riavviato i test clinici. In Italia aumentano i medici che sperano nel farmaco e chi l'ha usata 'sul campo' la promuove. Cauda (Gemelli): «Può avere effetti collaterali ma i dati sulla mortalità non convincono». Cavanna: «Senza vaccino è indispensabile contro il Sars-CoV-2». Ma AIFA non ritira la sospensione dell'utilizzo off-label del farmaco

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di Giovanni Cedrone

"Retracted". La scritta rossa (in italiano "ritirato") copre quasi come un cerotto tutte le pagine dello studiopubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet che bocciava l'idrossiclorochina, il farmaco vecchio oltre ottant'anni tornato prepotentemente alla ribalta come possibile arma contro il Covid-19.

Le speranze nel farmaco antimalarico, lanciato in questi mesi prima dai cinesi e poi dagli studi del medico francese Didier Raoult, sono infatti improvvisamente crollate il 29 maggio, in seguito alla pubblicazione dello studio secondo cui l'idrossiclorochina non solo non avrebbe effetti benefici, ma potrebbe addirittura essere dannosa. L'eco mondiale dei risultati della ricerca ha quindi indotto l'Organizzazione Mondiale della Sanità a sospendere i test clinici. Poi, un'inchiesta del Guardian e la protesta di scienziati da tutto il mondo hanno ribaltato la situazione: è emerso che i dati su cui si basava lo studio erano stati forniti da una piccola azienda, Surgisphere, che, dall'inizio della pandemia di Covid-19, ha prodotto una serie di studi senza mai spiegare l'origine né la metodologia utilizzata. Tre dei quattro autori dello studio avevano tentato di condurre una ricerca indipendente, ma Surgisphere non ha consentito l'accesso a tali informazioni menzionando accordi di confidenzialità con i clienti. Una decisione che ha reso inevitabile il ritiro dello studio.


ho citato il caso surgisphere come esempio ultra negativo qui sopra giorni fa, ma questo articolo secondo me non spiega cosa e' successo con quello studio, anzi per me lo deforma proprio. negli ultimi mesi sono usciti una dozzina di lavori indipendenti che mostrano che hcq non ha efficacia per covid a livello di trials clinici. uno di quelli usciti su lancet ha usato dati raccolti e analizzati da questa compagnia privata americana (surgisphere). i risultati di questo lavoro sono in linea con quelli degli altri lavori (che non usano gli stessi dati) su ogni aspetto tranne uno: la mortalita'. questo perche' il lancet ritirato era l'unico che analizzava su larga scala anche la mortalita', visto che a surgisphere erano apparentemente gli unici ad avere quei dati. diverse persone avevano subito notato che i dati di mortalita' riportati in quel lavoro sembrano artefatti (e' sorprendente che non se ne siano accorti i coautori del lancet). poi surgisphere, a richiesta, non ha reso i dati disponibili e da li' il resto. ma il problema riguarda una parte dei dati, quella che surgisphere e' l'unica ad avere. gli altri 12 lavori sui trial clinici di hcq non vengono cancellati perche' a surgisphere sono dei delinquenti (e perche' i loro coautori sono poco seri).

per chiarire: io non ho nulla contro l'uso di un antivirale generico in covid, non e' certamente il mio campo. sto solo dicendo che la storia non e' esattamente come la racconta quell'articolo.

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Citazione di: Davy_Jones il 10 Giu 2020, 08:01
per chiarire: io non ho nulla contro l'uso di un antiviralemalarico generico in covid, non e' certamente il mio campo. sto solo dicendo che la storia non e' esattamente come la racconta quell'articolo.

Io, e cambio argomento, comincio davvero a credere che queste differenze enormi in risposta e mortalita' siano dovute a varianti genetiche dell'ospite. Cosa che e' difficile da dimostrare nel migliore dei casi, per esempio in popolazioni isolate, mentre se si vuole fare uno studio su scala globale qui, good luck. E non parlo certo solo di ACE2, che sarebbe facile da seguire, ma chissa' quante altre componenti genetiche o epigenetiche giocano un ruolo. A me il fatto che gente nella stessa citta', quartiere, talvolta addirittura famiglia muoia fra dolori atroci dopo settimane di sofferenze mentre altri se la cavano con un mal di testa non me da' pace.

Bonnerone

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Citazione di: Tarallo il 10 Giu 2020, 08:18
Io, e cambio argomento, comincio davvero a credere che queste differenze enormi in risposta e mortalita' siano dovute a varianti genetiche dell'ospite. Cosa che e' difficile da dimostrare nel migliore dei casi, per esempio in popolazioni isolate, mentre se si vuole fare uno studio su scala globale qui, good luck. E non parlo certo solo di ACE2, che sarebbe facile da seguire, ma chissa' quante altre componenti genetiche o epigenetiche giocano un ruolo. A me il fatto che gente nella stessa citta', quartiere, talvolta addirittura famiglia muoia fra dolori atroci dopo settimane di sofferenze mentre altri se la cavano con un mal di testa non me da' pace.
Potrebbe essere però non spiega il perché adesso molti abbiano solo pochi sintomi e uno o due mesi fa invece dovevano essere intubati. Il "tipo" di ospite dovrebbe essere distribuito ugualmente nel tempo. Credo ci sia ancora molto da comprendere e spero si riesca a farlo prima della, per me inevitabile, seconda ondata.

vaz

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geniche, non genetiche.

phenix

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Citazione di: vaz il 09 Giu 2020, 22:26
https://twitter.com/tomaspueyo/status/1270405779082772481

Molto Bello e istruttivo, grazie. I suoi articoli sono sempre stati molto chiari. Non mi sembra dia una spiegazione chiara per il caso olandese, che in effetti è molto curioso.

Un pezzo che per varie ragioni mi stamperò e attaccherò in laboratorio è questo:

Were the scientists waiting for a peer-reviewed scientific study unequivocally proving that lockdowns work? This is not a lab. That doesn't exist. It was impossible to have a clean analysis with a completely new virus.

Decisions shouldn't be measured by their outcome, but whether they were the right ones based on the evidence at that time.


The world is messy. Data is imperfect. Are politicians supposed to wait until all evidence is perfect? No. That's too late. They need to piece together all the data they have and take action, even if it's not perfect. Because perfect is too late and gets you killed.

Good is the enemy of perfect.

Tarallo

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Citazione di: phenix il 10 Giu 2020, 11:00
Good is the enemy of perfect.

Massima rispettabile nella maggior parte delle situazioni.

In questa, forse, mi ricorda un po' il classico di Prince Farquaad.



E Thomas Pueyo e' sempre stato in favore di un approccio molto cauto.


orchetto

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Io lo dicevo oramai già un bel po di tempo fa, so di gente che il virus se lo è praticamente leccato nel periodo in cui pareva che morivamo tutti, 70enni anche, ed anche messi maluccio ed in contesti in cui girava a manetta e non gli è successo niente. Non sono cose di esperienza diretta ma racconti da gente che sta lavorando negli ospedali. Intendiamoci, anche negli ospedali girano leggende metropolitane, quindi la mano sul fuoco non ce la metto, però... inoltre mi continuano ad arrivare notizie di medici di famiglia che dicono di farsi il vaccino cbe suggeriva quello che ci si giocaca la carriera, me lo dicono parenti in Abruzzo e in Toscana.

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vaz

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https://www.nature.com/articles/s41591-020-0949-6


These results show that seropositive rates in different geographic areas were consistent with the early spread of the SARS-CoV-2 coronavirus in China. Although the highest seropositive rates were observed for IgG, it is important to note that there were individuals with IgM or IgG positivity alone. Therefore, for serologic surveys, both IgM and IgG should be measured (Extended Data Figs. 1 and 2). We also observed that, among the subset of individuals who had been tested for SARS-CoV2 infection by RT–PCR, very few individuals had detectable SARS-CoV-2 viral nucleic acid sequences in their nasal swabs at the time of the collection. Of the 23 individuals who did test positive in the viral RT–PCR test, only 19 were IgG positive and two were IgM positive. In the entire study population, we did not observe significant differences in seropositive rates between genders (1.6% in males and 1.3% in females), but we did find that seroposivity was significantly higher in individuals older than 65 years (2.0% in those ≥65 years versus 1.3% in those <65 years, P < 0.01).

LaFonte

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Propongo di istituire il premio "contrordine, compagni!" in analogia al premio Turone d'oro, per la reromarcia più clamorosa della pandemia.
Ieri c'era l?OMS che smentiva sè stessa sui positivi asintomatici ma contagiosi, oggi abbiamo un articolo che smentisce il Ministero della Salute (e di nuovo l'OMS) sulla resistenza del virus fuori dal corpo umano
https://www.tgcom24.mediaset.it/salute/coronavirus-sulle-superfici-rimane-da-3-secondi-a-due-minuti_19247558-202002a.shtml
Che se questo è vero, penso che mezza Italia possa chiedere i danni per aver dovuto sanificare a costi esorbitanti uffici e fabbriche rimasti sigillati settimane intere...

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