Citazione di: FatDanny il 03 Set 2020, 17:00
Ne desumo che una legge elettorale perfettamente proporzionale, un parlamento di 1500 deputati e preferenze rappresenterebbe un sistema politico massimamente democratico e rappresentativo.
Sbaglio?
Io ho i miei dubbi.
Non è un'architettura istituzionale a rendere rappresentativo un organo politico, purtroppo.
Magari fosse, tutto sarebbe dannatamente più facile.
"democrazia è un parlamento largo e l'educazione civica". (semi-cit.)
La rappresentatività è sostanza della democrazia quando la società è soggetto attivo nella politica, soprattutto fuori dai parlamenti (dentro è un in più).
E' un tema distinto e separato dall'architettura istituzionale. Possiamo avere una monarchia assoluta massimamente rappresentativa (perché condizionata dalle spinte sociali) e una democrazia parlamentare dannatamente oligarchica (in assenza di spinte sociali).
La domanda quindi da porsi sarebbe: la riforma mira a disconoscere spinte sociali presenti (e questo sarebbe realmente antidemocratico)o è proprio l'assenza di spinte sociali ad aver reso del tutto irrilevante una riforma dell'organo in qualsivoglia direzione, anche fosse in termini estensivi?
(...)
Citazione di: carib il 03 Set 2020, 18:15
Sì, sbagli.
I padri costituenti hanno dedicato del tempo a ragionare sulle corrette proporzioni tra il numero degli eletti e quello dei cittadini. Se ti va di leggerlo è qui, così magari si scopre che a decidere di tutelare le minoranze non è stato il Pd come cialtronescamente qualcuno tenta di far passare
Sfidando Tarallo (

) - e i sospetti di FatDanny, che sa bene che solo agli scemi si dà sempre ragione - mi trovo nuovamente d'accordo con la mozione proposta dal Segretario, indiscusso, della sezione di Temi.
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Il punto sollevato da Fat è il nocciolo della questione: sono davvero i populisti la "grande minaccia" del nostro tempo alle democrazie?
Ha davvero senso invocare "fronti repubblicani" - in questa epoca - come fa il nipote di Luigi Comencini?
Per quanto questi "populisti" (di destra o di sinistra) sconcertino nella migliore delle ipotesi per l'ingenuità - e nella peggiore, specie i "neri", per la crudeltà di determinate proposte -, a mio modo di vedere questi movimenti sono "il dito".
"La luna" è altrove: va cercata nel complesso e delicato equilibrio - da un lato - tra gli ideali liberali e le idee democratiche (per non parlare di quelle socialiste...) e - dall'altro - i meccanismi di riproduzione sociali ed economici propri del capitalismo.
Sia detto per inciso: le "origini "storico-filosofiche" delle idee liberali - e della natura umana da queste proposta - sono sì storicamente intrecciate allo sviluppo del capitalismo, ma non sono del tutto sovrapponibili al gretto "utilitarismo" su cui questo si basa.
Lo dico per inciso, ma è un punto cruciale: perchè su questo "fraintendimento" tra la teoria liberale ("i diritti") e lo sviluppo storico del capitalismo ("l'utile") si basano circa quasi tre secoli di rivoluzioni e contro-rivoluzioni.
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Mi avvio alla conclusione di questo ragionamento sulla tesi proposta da FatDanny, che potrebbe essere ampliata davvero in tutte le direzioni.
Alla luce di quanto detto, se decidessi di andare a votare - se decidessi: perchè al contrario della filastrocca che tutti conosciamo, l'indifferenza più pericolosa per la democrazia
oggi non è quella per le urne; eccezioni del caso a parte - se decidessi di votare mi esprimerei dunque anch'io per il "No". Più o meno - è inutile ripeterlo, a questo punto - sempre per le ragioni sostenute da Fat.
Quello che carib ed il Segretario (

) dicono, in realtà, non è in opposizione.
Carib esprime una necessità dell'oggi: salvaguardare le proporzioni e le garanzie della rappresentanza, quantomeno da un punto di vista
formale. Giusto!
FatDanny, pur comprendendo questa preoccupazione, chiede però di ampliare gli orizzonti dello sguardo: il capitalismo di oggi, e la società che in esso affonda le sue radici, non sono più quelli di quasi 80 anni fa.
Basta conservare una rapprensentanza formale per salvaguardare la democrazia immaginata dai padri costituenti, con tutti i diritti che promette, inclusi quelli sociali? La rappresentanza non basta per rendere
sostanza una democrazia.
Giusto, anche questo.
Cosa fare allora,
oggi, per superare questa contrapposizione - forma/sostanza dei diritti - in favore di un avanzamento sociale che li racchiuda di nuovo entrambi (come avvenuto in Occidente, ma solo lì, per una tutto-sommato breve fase del secondo dopoguerra); "Cosa fare?" (semicit.) è una delle grandi domande del nostro tempo, assieme a quella sulle "divisioni del colore" (conflitti etnici a bassa ed alta intensità) e quella sulla questione ambientale (di cui, nonostante gli sforzi e gli incredibili risultati della ricerca scientifica, sappiamo tuttavia ancora troppo poco).
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Ciò che inquieta e lascia interdetti - al di là del "velleitarismo strategico" della maggioranza delle mobilitazioni sociali contemporanee, che pure ci sono oggi come ieri; ciò che manca sono i partiti popolari, che le rivendicazioni di quelle mobilitazioni dovrebbero organizzare e istituzionalizzare: senza i partiti, lo Stato torna quello dello Statuto Albertino ed è un grave problema per qualsiasi tipo riformismo sociale - ciò che spaventa di più, al momento, è l'ingenuità delle soluzioni che in genere vengono proposte.
Di qui, però, si arriva alle idee e alle convinzioni su cui quelle proposte si basano.
Che da qualche parte, del resto, devono pur provenire.
Ecco un possibile sviluppo del discorso da cui siamo partiti, ottimo per un altro bellissimo Topic su Temi.
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* P.s. Perchè non esistono più i partiti popolari, sia d'origine cristiana che socialista?
O se esistono - perchè non si ha avuto la bislacca idea di fondarne uno nuovo e chiamarlo "Democratico", al di là del terremoto provocato da Tangentopoli - se esistono, ancora perchè ormai sono dei contenitori vuoti?
** P.s. Il disagio esistenziale del PCI - in quel contesto storico - stava nella necessità di fugare ogni sospetto dei "democratici", pur cercando di conservare un legame, quanto meno simbolico, con le origini della propria tradizione.
Per ogni nebulosa "Transizione democratica al socialismo!", c'era dunque un ben più convinto e convincente "Viva il Re(pubblicano)!".
Alla fine ha vinto il Re.
Lunga vita al Re!
Viva il Re!