Riflessione storica su Igli Tare.
Approfittando della quiete per la fine del calciomercato e dell'attesa per la ripresa (sperata) del campionato.
La calma apparente prima della tempesta, di partite, che influenzeranno il giudizio sull'ultima campagna acquisti.----
"Ho rispetto di Igli Tare come direttore sportivo, ma soprattutto come uomo" (semicit).La mia stima per Igli Tare va al di là dell'aspetto tecnico: gli voglio bene pure se un discreto giocatore come Berisha, qui, non rende; oppure un "Vavro" mi si deprime perchè non vede mai il campo (forse, anche al di là dei suoi demeriti, problemi fisici a parte).
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M'affascina la storia di questo albanese di Valona, cresciuto dietro la povera "Cortina di ferro", che, giunto a piedi in Germania, conclude in Italia la sua discreta (nel senso di poco appariscente) carriera d'attaccante,
arrivando quasi per caso, e con modeste aspettative, alla Lazio.----
Poi - nel periodo iniziale della feroce contestazione a Lotito - questo "albanese venuto cor gommone" si presenta in sede per strappare un anno in più di contratto, per prolungare appena la sua (discreta) carriera, ed ecco che si vede proporre qualcosa d'inaspettato : "
Senti, Igli... Lascia perde de giocà ancora 'n'anno. Che dici de fa er direttore sportivo? T'aaa senti?".----
Subito noto - nella migliore delle ipotesi - come "Servo de Lotito" (nella peggiore come [...] "Spia" dello spogliatoio), l'"arbanese" Tare studia a Coverciano e impara ad essere un dirigente (memorabile la sua sf*nculata a Spalletti, agli esordi della sua vita da direttore sportivo).
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Dal 2008 al 2020: alti, bassi, bassi, alti, bassi, alti, bassi, alti, alti, bassi, alti, alti, alti (che stia per arrivare un basso?).
Tare non fa particolari danni: la S.S. Lazio S.p.a. difficilmente rende meno di ciò che vale (fatturato da Europa League = squadra con più partite in EL del decennio, mi pare di ricordare).Abbiamo lottato in più occasioni per la Champions (sfuggita spesso all'ultimo tuffo).Buoni allenatori, ottimo quello cresciuto in casa (Inzaghi), anche grazie alla sua supervisione tecnica.Alcune "pippe" (che per me non esistono a questi livelli: sono tanti i fattori per la riuscita di un calciatore), diversi discreti, molti buoni, alcuni eccezionali: il tutto, pescando soprattutto nella fascia di prezzo dei cestoni dell'Oviesse, dove è più facile trovare calzini bucati.
Igli - soprattutto - porta in dote 6 trofei in 12 anni: Coppa Italia e Supercoppa. Ovvero: i trofei, che possiamo realisticamente vincere, li abbiamo vinti (io aggiungerei l'Europa League agli obiettivi possibili, se la si giocasse sempre al massimo: dai e dai...).
Non è scontato costruire squadre vincenti: cioè che sanno alzare le coppe.
Bisogna saperlo fare.
Perchè altre società - specie di pari risorse, ma anche superiori - no?----
Tare è qui dal 2005.
Probabilmente, da ragazzo albanese, a malapena la conosceva, la Lazio degli anni '80.
È arrivato qui da semi-sconosciuto;
è diventato dirigente di una società odiata da una buona fetta dei suoi stessi tifosi, specie ai suoi esordi da calciatore e dirigente; ha fatto gavetta; vinto trofei; preso tranvate; raggiunto finalmente la Champions per la prima volta nella sua vita; ha sognato uno scudetto ad occhi aperti, con una squadra costata in cartellini meno di mezza Juventus;
si è imposto come uno dei migliori direttori sportivi italiani, lui che nemmeno italiano è, partito dall'Albania per arrivare avventurosamente in Germania, e giocare a pallone.
Questa persona, ormai, fa parte della storia della Lazio.
Alla pari di altri grandi del passato.
Parlano i trofei, per lui.
Ma non solo: questo dirigente s'è innamorato della Lazio, di cui 3è diventato tifoso. Un anno fa, Tare ha rifiutato la ricca corte del Milan di Paolo Maldini, e del danaroso fondo Elliot, per restare qui.Premio fedeltà: la Champions tanto sognata (ma così difficile, da legittimare, con le nostre risorse).
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A me pare una bella storia, quella di Igli Tare.
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Oggi ho l'asta del Fantacalcio, io che sono FantaTare.
Igli, veglia su di me