Citazione di: Ghido il 19 Ott 2020, 11:44
Cambio modulo potrebbe essere anche 3421 243 3412 come ve pare ma adattare gli uomini (professionisti) all'esigenza. Alle fine per come la mettiamo ci manca sempre gente di "gamba" per come la vedo io
Citazione di: HummingBard il 19 Ott 2020, 10:50
La difesa a tre non è mica il problema.
A tre ci giocano quasi tutte le top del campionato, eh.
Ma in mezzo mettono giocatori che randellano e tengono la posizione.
La Juve Bentancur e Arthur/McKennie.
L'Inter gioca con tre picchiatori a centrocampo.
La dea con due mediani (e infatti, rotto Freuler, l'ultima hanno fatto Caporetto).
Non sarebbe mica stupido attuare pure noi lo stesso piano (che poi era l'originale, prima di dover trovare contromisure - due anni fa - a una stagione nata male).
Detto che parliamo di
"formazione titolare" al netto del turnover; perchè le gerarchie tecniche in uno spogliatoio ci devono essere sempre; e i giocatori lo sanno e/o lo capiscono...
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In linea teorica -
puro equilibrio tecnico e tattico - sono d'accordo con voi, ragazzi.
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Il punto è: che effetto avrebbe, questo, sugli equilibri "psicologici" della squadra e dei singoli calciatori (Alberto? Milinkovic? Correa?).Si tratta di
calciatori-chiave, per il nostro modo di giocare e le
gerarchie interne della squadra.
Inoltre: come dovremmo giocare, in termini d'
atteggiamento e mentalità? Che messaggio "passerebbe", al gruppo? Siamo in ritirata?
Con Akpa o Escalante in mezzo, poi, perderemmo: la fisicità di Sergej; oppure la geometria di Alberto; oppure gli strappi (unici, in tal senso, e dunque fondamentali) di Correa sulla trequarti.
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Insomma:
un conto è mettere in panchina Parolo, due anni fa, per Alberto, indiscusso leader tecnico della squadra; allo stesso modo, tre anni fa, Inzaghi inventò Alberto mezzapunta anche grazie all'infortunio di un titolare (Anderson), che poi perse il definitivamente il posto e alla fine se ne andò...
Un conto è panchinare un tenore, per Akpa o Escalante o Cataldi o Parolo.
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Temo che sia più complicato di quanto sembri; per due ragioni:
- la
mancanza di tempo per provare (si gioca ogni tre giorni e, ad oggi, seri "piani B"non sono stati provati; e lo abbiamo visto a Genova).
- l'
equilibrio "psicologico" della squadra in campo e "al di fuori" del campo:
gerarchie e leadership del gruppo, secondo quanto si è
consolidato in cinque anni d'Inzaghi; mentalità, dunque filosofia della squadra, che ugualmente cresce e si consolida nel tempo e non è semplice cambiare (e, quando deve cambiare in corsa, spesso lo si fa cambiando l'allenatore, se rimescolare le carte non è più possibile...).
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Temo che non si possa andare avanti o "tornare indietro" a piacimento (Akpa come Parolo/Leiva/Milinkovic),
una volta che si sono consolidate determinate gerarchie e una determinata "mentalità" (figlia di determinate caratteristiche tecniche della squadra).
C'è un limite che non si può oltrepassare.
Inzaghi - nel bene o nel male - è legato a determinati giocatori; ha costruito una "filosofia" di gioco ormai consolidata; ha trasmesso determinati "valori", ancor prima che degli automatismi tattici e l'affiatamento dei "titolari", che comunque contano: la Lazio d'Inzaghi ormai è questa.
Insomma: non tutto è reversibile, per me. ----
E quando, proprio per quanto detto, la situazione s'incarta - mancanza di risultati,
gerarchie e "mentalità" difficilmente ribaltabili in corsa, infortuni, lacune di mercato, voci sul futuro (ma è Inzaghi o Lotito che non vuole ancora rinnovare?, etc, etc) - l'unica soluzione che rimane è resettare tutto il sistema...
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Per me, ne possiamo ancora uscire fuori, senza rivoluzioni di spartito che (forse) non sono possibili. Vediamo cosa succederà. A partire da domani sera