secondo me, Italic, il malcontento diffuso non è imputabile in maggior misura a elementi di disagio legati al lavoro, alle mancanze materiali, a gente che non sa come farcela a mettere il pranzo con la cena. è legato all'aver rinunciato, dall'oggi al domani, a piacere più effimeri, gradevoli, alcuni basati sul consumismo e all'apparire. alcuni, molti, non so, pensavano fossero elementi secondari della nostra vita, in quanto superficiali. immersi da un anno in questa nuova realtà sono crollati, perché quegli elementi che credevano secondari (shopping, uscite conviviali al sabato sera, domenica ai centri commerciali, parrucchieri, estetisti, aperitivi) così secondari nelle loro vite non erano. anzi, erano il tutto. erano elementi che scandivano in maniera rassicurante il proprio tempo.
magari sono le stesse persone che tutta la vita hanno auspicato un miglioramento e un cambiamento delle condizioni e dei modelli di vita (culturali, sociali, ecologici) e poi quando c'è la possibilità di iniziare a cambiare qualcosa, anche se per un evento imprevisto e triste, ti senti messo in prigione perché non puoi andare da Tiger a fare acquisti in libertà o devi rinunciare alle vacanze.
io non so in che altri modi dirlo senza essere presa per una snob.