Citazione di: Jeffry il 19 Mar 2021, 14:52
Io credo che il nodo principale verta sulla "giurisdizione".
Il vero corto circuito si è creato tra gli esami dello studio di Avellino e quelli della Synlab (è questo quello dell'UEFA giusto?).
Secondo me se riescono su questa cosa, ossia pretendere che il giudizio rimanga in ambito della competizione nazionale, non dovremmo correre grossi rischi.
Nel momento in cui un individuo si negativizza questo torna libero.
In teoria è la stessa situazione che ha avuto il Torino usufruendo di un certificato postumo e retroattivo per giustificare, agli occhi della Federazione, la ripresa anticipata dei suoi giocatori.
La giustizia sportiva, come abbiamo visto per il giudizio su Lazio-Torino, tiene conto solo della congruità della situazione, degli atti; non è tenuta ad indagare.
Quindi capire eventuali errori commessi dallo studio di Avellino non è di sua competenza; l'importante è che ci sia stato un referto negativo su un esame Covid effettuato.
Il tema è che dopo il tampone positivo della SYNLAB, secondo la procura il protocollo prevedeva un periodo di contenimento di 10 giorni ovvero la comunicazione formale alla ASL all'esito di tampone negativo.
La Lazio non ha fatto la comunicazione formale; non ha rispettato i 10 giorni; ha fatto fare altri 2 tamponi a Ciro (negativi); dopo 8 giorni lo ha schierato contro il Torino.
Nei casi successivi, fatto tesoro dell'errore applicativo della Lazio, le squadre interessate volta per volta (Milan, Inter, rioma) hanno sempre inviato la pec alla ASL, ricevendo un successivo riscontro. A quel punto, hanno fatto giocare i calciatori con doppio tampone negativo (Hakimi, Donnarumma, Mancini).
Quindi, il tema della violazione protocollare esiste (ed è un felice espediente semantico parlare di "contrasto interpretativo" tra Lazio e procuratore chinè, il quale ben poteva volare più basso,ma tanto sappiamo anche se non possiam dire). La responsabilità ha carattere oggettivo e prescinde dalla colpa.
La colpa, invece, rileva ai fini dell'applicazione della sanzione. Di certo, il testimone che poteva e doveva portare il contributo decisivo in questa prospettiva è stato violato dagli ascari del pregiudicato (per retati contro la fede pubblica e il pubblico erario) cav. Cairo.
La partita, adesso, si fa difficilissima, a mio avviso. Il dott. Di Rosa è irrimediabilmente "bruciato". Mettiamoci in testa che le persone "normali" non sono abituate a vedere il loro nome su giornali nazionali, internet e televisioni. Questo povero cristiano sarà molto spaventato da tutto questo clamore, visto che è oltretutto bravo medico (il curriculum è pubblico), un dipendente di livello dirigenziale, ma non è una "prima linea" assoluta.
La cazzetta e i suoi ascari hanno passato il segno: è diventato "lecito" e "corretto deontologico" andare a cercare un privato
indicato come teste in carte processuali (come tali, riservate) e, prima ancora che il Giudice abbia deciso di escuterlo o meno, chiamando "intervista" una telefonata molto probabilmente suggestiva, divulgarne il pensiero al di fuori delle garanzie del processo e senza che questo si svolga.
Vergogna!
Applicate questo metodo a un processo "serio", nel quale è in gioco la libertà personale di un imputato, e vediamo cosa succede. Per me, parte un'indagine penale a carico dell'ascaro (ops, del "giornalista").