Citazione di: FatDanny il 29 Giu 2021, 19:14
però il criterio di valutazione di un'opera, di qualsiasi tipo, non può essere relativa solo alla sua età.
Ci sono opere di 50 anni fa che ha senso preservare e opere di 200 anni fa che si possono tranquillamente demolire perché riprodotte a centinaia.
è questione di originalità delle soluzioni tecniche adottate, della struttura, etc.
Tutte cose la cui valutazione lascerei ai tecnici perché non penso si possano fare basandosi semplicemente sul fatto che è uno stadio fatto 50 anni fa.
Ma io ho mai detto che va demolito e tutta sta roba? Io figurati che sono pro Flaminio anche così come è.
Discuto il tono e il merito di quella intervista - solo relativamente a quell'intervista - in cui il Flaminio, con tutte le soluzioni originali e innovative che possa aver avuto, viene trattato solo sotto il suo aspetto di opera di ingegno e non sotto l'aspetto di struttura pubblica destinata ad una funzione (pubblica).
Tralasciando la cosa del Colosseo, che si commenta da sé, cosa sono i diritti morali di un'opera pubblica?
Ha poi senso parlare di proprietà intellettuale in quella maniera (intendendo cioè con questa qualcosa di molto diverso da ciò che essa è realmente, che non è di certo l'avere potere decisionale sul suo uso e destino per sempre) riguardo edifici, piazze, ponti, fognature, cioè opere di pubblico interesse ed uso?
Estendendo questo criterio, non si potrebbe quasi più modificare nulla di ciò che viene costruito. Basta che sia progettato da un architetto di nome e che abbia utilizzato un'idea parzialmente originale e bam, intoccabile per sempre, con generazioni e generazioni di eredi a decidere.
Ripeto, in altri paesi si buttano giù palazzi di Francis Lloyd Wright come nulla fosse.
Solo in questo, che è il paese delle sovrintendenze e dei vincoli a cascata, esistono questi problemi.
@pan
Il problema è proprio trattarle come se fossero norme universali o universalizzabili. Non è così.
Che una struttura con soluzioni tecniche originali sia intoccabile per il resto dell'eternità è una scelta contingente italiana, non un criterio assoluto.