Fat, il tuo ragionamento è condivisibile sotto molti aspetti.
Quello che però inceppa la mia comprensione non è la questione conservazione/funzionalità: seguendo il tuo ragionamento, già svariati anni fa, invece che adattarsi a fare svolgere manifestazioni sportive in un contesto che sembrava sulla via della decadenza, sarebbe stato molto meno costoso e problematico stoppare tutto, dargli una "romanella" e lasciarlo lì intonso con un po' di cartelli esplicativi e didascalici che ne raccontavano l'unicità architettonica e artistica. Sarebbe stato meno ipocrita avvertire tutti che un'opera del genere non poteva essere depauperata per farla calcare da sportivi e tifosi, addirittura ampliandolo con delle strutture appiccicaticce tubolari, appellandosi al fatto che i tempi sono cambiati e che la destinazione d'uso pensata al momento della costruzione oggi non è più accettabile. Quante cose erano permesse a Roma in termini di sfruttamento, viabilità, utilizzo a vari livelli che poi in tempi moderni sono state modificate o addirittura vietate?
Per me il nodo è tutto lì: adesso hai di fronte una situazione difficilmente riqualificabile e che in ogni caso ti costerà una marea di soldi anche solo per rispolverarlo e metterlo in sicurezza senza farci nulla (dubito che possa diventare un'attrazione museale o una specie di elemento decorativo urbano di mera estetica). A tal proposito, mi sembra che uno dei primissimi progetti presentati parlasse di una generica risistemata per collocarci dentro la sede della federazione paralimpica gestita da Pancalli, che fu rifiutata proprio perché veniva a mancare l'utilizzazione della struttura per la sua peculiarità principale, ovvero le manifestazioni sportive.
È chiaro che il corto circuito ormai sia irreparabile: le istituzioni e l'amministrazione comunale pensavano di poterlo sfruttare ancora a spese altrui, gli investitori erano interessati ad accaparrarsi la gestione per monetizzare, e alla fine è diventato un controsenso strutturale che tutti si augurano possa crollare da solo o che arrivi un Deus ex machina in grado di stravolgere leggi e vincoli per togliere le castagne dal fuoco. Ma sarai d'accordo con me che quella non può essere la soluzione.
Quindi a me qualsiasi discorso anche sensato, documentato e motivato sull'importanza della conservazione mi rimane di difficile comprensione, perché al netto del valore storico, delle belle forme avveniristiche per l'epoca e dell'egida comunque significativa dei Nervi, il Flaminio se non viene comunque trasformato in qualcosa o rimesso a posto (sempre ammesso che non diventi un pisciatoio per barboni e per passanti più curato e a 5 stelle) dandogli una qualsiasi collocazione urbanistica e sociale, rimarrà uno dei tanti, inspiegabili ecomostri italiani di cui inevitabilmente verrà anche dimenticata la sua storia e di cui verranno ignorate le giustificazioni che oggi ancora reggono (poco) sulle motivazioni del degrado e dell'incuria in cui versa.
(E aggiungo che la sua anticamera ideale oggi è pure quell'altro scempio del palazzetto, che sorge tra un nuovissimo parco giochi per bambini e quella che dovrebbe essere l'opera più "moderna" della nostra città, ovvero il parco della musica).