Protocolli Covid: fine udienza, stasera sentenza Lazio. Procura Generale a Collegio, 'Salute primaria, ricorsi infondati'
Si è conclusa dopo un'ora e mezzo di dibattimento l'udienza al Collegio di Garanzia a Sezioni Unite relativa al caso dei protocolli Covid che vede il presidente della Lazio Claudio Lotito (e i due medici Ivo Pulcini e Fabio Rodia) ricorrere contro la sanzione di 12 mesi di inibizione inflitta dalla Corte federale d'appello della Figc e contro la multa di 200mila euro comminata alla società biancoceleste per presunte violazioni del protocollo anti-Covid durante la stagione scorsa. Al termine dell'udienza, il presidente del Collegio Franco Frattini, ha confermato che "in serata sarà emesso il dispositivo".
Poco prima, le arringhe degli avvocati, Gian Michele Gentile e Romano Vaccarella per la Lazio, e Giancarlo Viglione per la Figc, si erano concentrate tra gli altri punti sulle presunte responsabilità del patron biancoceleste, anche alla luce dell'applicabilità o meno del Comunicato 78/A come protocollo anti-covid secondo la Figc per il campionato 2020/21. Lo stesso che, a seguito di alcune presunte positività di giocatori biancocelesti, tra cui Ciro Immobile, a cavallo tra fine ottobre e i primi di novembre, secondo la Federcalcio non sarebbe stato rispettato dalla Lazio, come ribadito oggi in udienza da Viglione: "Tutte le condotte di Lotito ci sono e sono rimaste senza risposta - ha sottolineato il legale di via Allegri - Come possiamo dire che il presidente Lotito non abbia 'influito' nelle attività? C'è stata influenza: il calcio e la Figc, che non è strabica, sono ripartiti con i protocolli per giocare, mentre qui è evidente che il protocollo non è stato rispettato".
Per la Lazio, l'avvocato Gentile si è concentrato a sostenere la non responsabilità dei medici biancocelesti, ribadendo che "da quando lo Stato ha autorizzato le Regioni a convenzionarsi con i laboratori privati (in questo caso 'Futura Diagnostica di Avellino, in contrasto con gli esiti dei tamponi del SynLab della Uefa, ndr), l'onere di comunicare al dipartimento del risultato del tampone è del laboratorio. Le misure che ne scaturiscono sono di privazione della libertà personale, non può essere il medico a imporlo". Mentre l'avvocato Vaccarella, ha rimarcato: "Contestiamo il fondamento logico-giuridico espressamente formulato dalla sentenza della Corte: a fronte di un tampone positivo contro tre tamponi negativi e l'esame sierologico, a dire a Immobile di chiudersi in casa doveva essere Lotito? Ma dove è la responsabilità?".
A cappello delle arringhe degli avvocati, la Procura Generale dello Sport presso il Coni, nella persona di Marco Ieradi, ha sentenziato: "Sul mero dubbio di positività si deve attuare il protocollo - ha spiegato il procuratore - a difesa del giocatore e delle persone a lui vicine. La sensazione della Procura è che si stia chiedendo la rideterminazione della pena, ma non si può. La salute è primaria, riteniamo che oggi non è consentito il riesame e quindi la Procura propende per l'infondatezza dei ricorsi".