Ecco, i fondi. Capiamoci bene allora.
Se io compro una società indebitata in grado di produrre flussi di cassa che mi consentano di gestire il debito senza ripianarlo (vedi Lotito-Lazio) e riesco a mantenerla in linea di navigazione accedo a una capacità di fare volume d'affari per ogni esercizio 4/5 volte superiore all'investimento che ho fatto. Figurati quando la vendo.
Questo è il caso a cui allude FD.
Atto pratico? Lazio, Napoli. Torino.
Caso Lazio, investimento della proprietà zero, dopo acquisto iniziale.
Napoli un poco di più, Torino ancora un poco di più.
Fiorentina di Della Valle investimenti ingenti.
In nessuno (nessuno) di questi casi l'investitore era un fondo, per definizione impersonale.
In tutti questi casi la gestione è stata più che presente e continua, salvo Della Valle, che ha venduto abbastanza sotto costo la Fiorentina a uno che ci mette l'anima pure lui.
Intento speculativo nessuno, è gente che sta facendo calcio, chi meglio chi peggio.
Caso Lotito: mai nella vita avrebbe potuto comprarsi una Lazio sana. Ma la Lazio era in situazione quasi fallimentare. Non vedo in giro gente che va a comprarsi i Bari e i Catania nelle serie inferiori per fare un affare. I fallimenti o quasi tali dell'inizio del terzo millennio sono capitati su piazze importanti.
Se compro a 10 un Venezia in serie A mi assicuro una società in grado di fatturare 30/40 milioni fin quando mantiene la categoria. Se il Venezia retrocede fallisco oppure devo investire di nuovo.
Questo vale per la gran parte dei club di fascia medio bassa.
Pallotta è l'unico esempio di speculatore puro che aveva messo i piedi nell'aesse pensando di poter fare lo stadio. Sulla struttura societaria e sul progetto stadio non torno, perché ci siamo dilungati abbastanza. Resta il fatto che Pallotta ha venduto una società a un passo da un concreto default.
Ora l'atto pratico ci suggerisce che in certi casi i debiti ingenti fanno sì che i creditori assumano il ruolo di advisor, o si prendano la briga di metter in moto un passaggio societario prima che i crediti marciscano. Nel caso trigoriota parliamo di cifre di tutto rilievo e di creditori di rilevanza mondiale.
In questa logica arriva il cretino che butta soldi nella fornace, fa rientrare lo speculatore e si accolla la macchina da perdite, magari recuperando su altri fronti dove necessita del sostegno guarda caso di chi s'è adoperato per il passaggio delle quote. Non so se sono stato abbastanza chiaro.
Così succede che l'indebitamento ingente diventa veicolo per la vendita non tanto per il fatto che svuota di valore la società (i debiti poi vanno ripianati, e costano) quanto per il fatto che c'è un forte interesse a non farli marcire.
Infatti il Fondo che ha in mano il Milan ha detto a Maldini di sfanculare Donnarumma, Romagnoli, Kessié e Calhanoglu perché non sono sostenibili. Il fondo non va in tribuna, non ha da farsi grosso in Lega, non si misura l'uccello, semplicemente mette soldi che ama ritrovare sotto a quel preciso mattone, con un soldino in più, il giorno che decida di riprendersi il suo.
Il presidente invece compra, spende, spande, si indebita, vende pezzi di patrimonio, stipula contratti capestro con le banche che alla fine gli dicono: rientra. Franco Sensi. Bastano nome e cognome.
Ricapitolando, l'acquisto della società decotta con annessa riqualificazione e incremento del valore ha un solo esempio in serie A: La Lazio. Della quale diciamo che è il mezzo di cui si serve il presidente per sentirsi importante, tant'è che non ci pensa nemmeno a vendere.
Proprio la Lazio, in virtù delle sue caratteristiche, sarebbe un club facilmente installabile nell'orbita della Champions League, con un investimento del tutto contenuto rispetto a quelli che si fanno per club più blasonati in A. Perché se metti in mano a un DS degno un centinaio di milioni da investire sul mercato per rinforzare la rosa che c'è adesso, hai ottime possibilità di entrare stabilmente nel giro della CL, il che vuol dire un terzo di fatturato in più, come minimo.
Non si vede, dunque, perché spendendo la metà di quello che è stato speso per acquistare l'Aesse non si dovrebbe acquistare la Lazio, avendo nell'immediato un potenziale di fatto maggiore, non dovendo riempire le voragini lasciate dalla precedente gestione.
Sappiamo perché: perché così è convenuto a chi di quei soldi deve rientrare.
Dunque un problema della Lazio è che non ha creditori preoccupati di perdere i loro soldi che spingono perché passi di mano. Né la società ha un richiamo tale, su speculatori o su investitori, da scomodarsi a chiedere il prezzo a Lotito.
Ma il caso che facevo io è che, viceversa, Lotito si decida, un dì, a vendere. In quel caso cercherebbe un acquirente, fisserebbe un prezzo, aprirebbe a delle trattative.
E offrirebbe a un investitore interessato a fare calcio una società pronta al decollo.
Non so se mi sono spiegato meglio.