Citazione di: Palo il 03 Giu 2022, 17:25
Porto la testimonianza dei tempi miei. Sono nato nel 54 a Piazza San Giovanni ma subito abbiamo preso casa in viale Libia (al 150, la gallina canta). Scuola alla Ugo Bartolomei in via Asmara a due sputi da piazza Annibaliano, ovvero da corso Trieste. In classe il rapporto buoni vs cattivi era di 1 a 3 se non a 4. La prepotenza dei romanisti era veramente urticante e da quegli anni si è sviluppato un odio viscerale per quei tifosi e quei colori. Ricordo che a carnevale loro venivano a scuola spesso con la maglietta di Manfredini.
Allo stadio si andava con la 500 di papà (fortunato agente di commercio) insieme al maresciallo dei carabinieri di via gadames, al portiere del palazzo ad inizio di via Tigrè e al fruttarolo di viale Libia. Io stavo in braccio al maresciallo. Ricordo quanto mi sentii "grande" quando superai la riga (non ricordo se era rossa o verde) che stabiliva che dovevi pagare (ridotto, perché poi c'era la seconda riga sopra la quale pagavi INTERO (!!!!). E papà che si raccomandava di "farmi piccolo" per risparmiare le 80 lire del ridotto. Avevo degli amici a Monte Sacro. Per andarci si faceva il giro del mondo da via Lanciani e via Nomentana. Non si passava mai dal lato della salaria perché hic sunt leones. Dietro casa, dove ora credo ci sia un mercato coperto e dei palazzi, ricordo vagamente l'esistenza di un campo di calcio con tanto di tribune. Campo che venne smantellato più o meno negli anni a cavallo tra i 50 ed i 60 e divenne, per quasi tutta la mia infanzia, un enorme "campetto" dove si potevano svolgere senza problemi almeno 4 partite in contemporanea (ovviamente pali fatti con mattoni e/o pietre e/o cartelle). Studiando la attuale mappa si parla di piazza Gimma (tutta libera (una o due partite da piccoli) e tutto quello che c'è tra piazza Gimma Via tripolitania e via tripoli. I palazzi che si affacciavano su viale Libia non avevano nulla sul retro, se non quel campo.
Nelle partite dei piccoli (cui partecipavo io, valeva il trecornerigore). Non ero mai capitano ma spesso, al bimbumbamleggiù, venivo scelto per primo o secondo perché sapevo tirare sia di destro che di sinistro. Al campetto il rapporto era sempre largamente tanti loro / pochi noi. Ma, siccome la cosa fondamentale era vincere, non ti bullizavano. L'enorme spiazzo, un paio di volte l'anno, veniva occupato da qualche circo. Allora ci si spostava alle case diroccate di via tripolitania a giocare a guerra con fionde e cerbottane coi cartoccetti.
Le medie, poi le feci in dei prefabbricati messi a Villa Ada da Aldo Moro, per farci una scuola confortevole per i suoi figli. Quando Giovanni, che ha l'età di mio fratello, fini la terza, la scuola è stata smantellata e non so cosa ci sia(*). Noi lasciammo Roma a settembre del 68, per trasferirci a Pescara.
(*) ora c'è la direzione nazionale di Lega ambiente
Grazie, Palo :-)
Ottimo spaccato di una società che - sotto tanti punti di vista - ormai non c'è più.
Si potrebbero dire tante cose - per rimanere sul tema calcistico: il rapporto che c'era nella formazione di un giovane calciatore, tra il gioco nel campetto sotto casa, malmesso e dove vigeva la legge della giungla, e lo sviluppo di determinate qualità tecniche, psicologiche come pure fisiche.
Aprire un topic "Lazio Amarcord" potrebbe essere effettivamente una buona idea...
Citazione di: FatDanny il 03 Giu 2022, 16:35
In realtà non ho mai scritto che il romanista medio sia migliore, questo lo hai dedotto tu.
è chiaro che se prendi un romanista di corso trieste e un laziale di corso trieste o un romanista/laziale di tuscolana non è che tra di loro cambieranno in quanto romanista/laziale.
Però non si può manco dire che il rapporto, anche solo numerico, tra romanisti e laziali sia identico per ogni zona di roma, 3:1 fisso, perché così non è.
Io ho solo dato ragione a FantaTare quando ha evidenziato l'origine culturale della Lazio e dei laziali, rispetto a quella della Roma e dei romanisti.
Però attenzione, come sempre quando si parla di tradizioni mica stiamo delineando ogni singolo individuo.
Sarebbe come dire che gli italiani sono calorosi, accoglienti e mangiano tanta pasta.
Questi aspetti hanno un'origine culturale riscontrabile e anche studiabile, ma ci sono tantissimi italiani freddi, respingenti e che non mangiano pasta perché fa ingrassare.
Nel delineare una tradizione e una parabola culturale si segue una traccia, non si sta descrivendo lo stampino del laziale, del romanista o dell'italiano.
La Lazio era la squadra di Prati e Flaminio, non di tutta Roma. Roma aveva altre squadre.
è come è stato detto prima l'insulto laziale/burino e laziale/pariolino non sono tra loro escludenti, perché delineano due differenti prese in giro e per certi versi anche due laziali differenti.
Il laziale pariolino è il laziale storico. Il laziale burino è il primo luogo comune prodotto sui laziali laddove in provincia il rapporto roma/lazio restò più o meno lo stesso mentre in città iniziava a pendere nettamente per la roma.
Questa tradizione non implica in alcun modo una maggiore propensione al fascismo, anche questo non è mai stato detto né da me né da fantatare. Semplicemente, a mio modo di vedere (fantatare dirà la sua) ad un certo punto si è prodotta una sovrapposizione che ha portato, dagli anni '70, ad una crescente identificazione con la destra e ad un corpo largo meno avvezzo alla contrapposizione perché meno radicato in certi quartieri (ossia mancò un contrappeso, che dall'altra parte invece fu in qualche modo presente anche nei tremendi anni 90 e portò al massimo ad un equilibrio tra forze diverse).
Naturalmente, il rapporto 3:1 è una generalizzazione: una media.
Prendevo questo dato da quella recente indagine (criticabile o meno dal punto di vista della metodologia) pubblicata da La Repubblica
(so' daaa Roma! so' daaaa Roma! 'o so, 'o so!
):
https://www.romatoday.it/attualita/quanti-romanisti-laziali-ci-sono-mappa-tifo.htmlSul perchè si sia prodotto tale squilibrio demografico, ho provato a dare una risposta - come per i "burini", come per l'origine dell'etichetta "FascioLazio" - con l'aiuto di qualche punto d'appoggio, alcune analogie e un po' di fantasia.
Va da sè - naturalmente, ragazzi! - che in una sede come questa noi possiamo più che altro "intuire" la soluzione di un problema; "mostrarla"; ma non certo "dimostrarla", per filo e per segno.
Stiamo giocando.
Ciò non toglie, tuttavia, che l'"intuizione" abbia comunque la sua importanza decisiva: senza l'"intuizione" giusta, la "dimostrazione" finisce per essere infatti fine a se stessa, nel caso le premesse fossero corrette nella forma, ma non nella sostanza.
Insomma, amici laziali.
Un sasso l'ho (lo abbiamo) gettato.
Se poi qualcuno di realmente competente sul tema apparisse su
Lazio.net e potesse dare il suo inequivocabile contributo (a supporto o a smentire la mia tesi: questo naturalmente m'interessa solo relativamente!) allora potremo discutere di qualcosa di più sicuro, oltre che di più serio.
Tutto qui.
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Per il resto, condivido grosso modo il messaggio di FatDanny.
Per me (per me, lo dico per dire, perchè io ci metto giusto un po' di fantasia...) il passaggio fondamentale dello "Stereotipo Lazio" è:
Lazio Borghese e Romana 1900 ---> ("Fascisti Borghesi ancora pochi mesi!", 1968) ---> Lazio Fascista, 1968, "GiorgioChinagliaGridoDiBattaglia!" ---> Lazio Fascistissima, 1989 - "La Curva è Nera da decenni! ma che dico? dal 1900!".Questo Stereotipo, però, ha senso (= esiste) soprattutto perchè dall'altra parte del Tevere - quello della Cloaca Massima - c'è un club con una Etichetta completamente differente.
Ma non poteva essere diversamente, ragazzi!
Accade sempre, così!
Dal tempo dei Sumeri e di Babilonia!
Avete mai visto una città con due Guelfi Bianchi o un film con due Buoni senza il Cattivo?
Ecco, allora, che la ASR infatti è/non è:
ASR Nazional-Popolare, 1927 ---> "Lotta di classe, Potere alle Masse!", 1968 ---> ASR Comunista, 1968, "MaQualeBerlinguer!MaqualeIngrao!Falcao!Falcao!IlNostroMao!" ---> Roma Fascistella, 1989, "Ma te lo ricordi, quando c'erano i Fedayn e i Cucs, in Sud? La Nord, ce li aveva? Noi sì!" Citazione di: adiutrix il 03 Giu 2022, 15:38
per ora ho trovato questo:
http://www.nuovocorrierelaziale.it/2020/02/25/la-capitale-del-calcio-se-la-roma-del-football-fosse-come-londra/

Grande, adiutrix!
Bella pescata.
Sarebbe interessante sapere se qualcuno ci abbia mai scritto un vero e proprio libro, su questo argomento...
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Già da questo articolo, comunque, si capisce bene come "Calcio e Società" siano
(da sempre) indissolubili: classe economica e ceto culturale naturalmente - sino alla lotta politica dei grandi movimenti organizzati, parlamentari e extraparlamentari (1918-1989) - finivano per dare un'impronta alla nomea del club, originariamente radicato in un determinato quartiere della Capitale; più o meno nobile, più o meno borghese (laico, religioso, liberale, democratico, conservatore, etc), più o meno popolare (cristiano-sociale, socialista, comunista, nazionalista, etc etc).
È chiaro che si ragiona per "modelli", dunque per generalizzazioni (all'interno del medesimo quartiere, allora, ci si trovava poi un po' di tutto - pure nello stesso palazzo, se non si abitava in una zona fortemente elitaria).
L'anima "politico-culturale" di un quartiere, però, c'era: e questa poi si riversava - nel discorso pubblico, soprattutto borghese sino agli anni '30 - sulla fama della squadra calcistica locale. Nel bene - e nel male.
Il punto sta nel fatto che a fare la Storia (pure quelle delle società di calcio) sono quasi sempre le "Minoranze Organizzate e Rumorose" - se non in prima battuta, nel pieno dell'orgasmo rivoluzionario, quantomeno nel medio e lungo periodo.
È in nome di queste "Minoranze" infatti (padri fondatori, ideologi, dirigenti, comunicatori, gruppi scelti, etc etc etc SINO agli Ultras) che si distribuiscono etichette e nascono gli stereotipi, che poi inevitabilmente finiscono, nel bene e nel male, ad appiccicarsi sopra la schiena, di una intera comunità. Che ne gode. O ne subisce gli effetti, indifesa.
È chiaro allora che non esista un club solo aristocratico; solo borghese; solo popolare, etc etc etc - questo soprattutto in seguito alla popolarizzazione del Calcio Italiano, che partirà solo negli anni '30, per prendere definitivamente il posto del Ciclismo (Rosa come la Gazzetta) nel cuore della povera gente solamente negli anni '50, sino alla popolarità assoluta del gioco nei decenni successivi (1968-2006).
Tuttavia
(gli stigmi, le etichette, gli stereotipi: che nascono verosimili ma muoiono - se muoiono! - distorti o peggio falsi) sono inevitabili e accompagnano i gruppi umani (le comunità) dalla notte dei tempi. Piaccia - o non piaccia.
Se riflettiamo sul fatto che tutti noi non facciamo altro che ragionare per "stereotipi" (a meno di non concentrarci analiticamente su un problema, provare ad intuirne la vera natura, disporre di qualche documento significativo: ma ciò costa tempo e fatica e non è possibile farlo sempre - dunque, lo si fa quasi mai) per "stereotipi" ragioniamo su Tare, su Sarri, su Lotito, su Gravina etc etc etc sui romanisti e su noi stessi, i Laziali - si capisce bene allora come vada il mondo e come possa essere possibile che un Club "Ente Morale" come la Lazio (Borghese Democratico dal 1900, Fascista dal 1968 , Fascistissimo dal 1989 = questa non è nè la realtà, nè pura menzogna = è uno stereotipo) possa essere finito per essere etichettato nel 2022 dall'opinione pubblica come "Fascista".
Uno degli Stigmi Sociali più infamanti del XXI secolo, ancor più che in quello precedente, quando un partito come l'MSI poteva democraticamente concorrere alle elezioni della Repubblica Italiana, senza che questo provocasse grandissimo scandalo, nè quotidiane richieste di scioglimento del partito stesso.
Molti italiani erano stati fascisti, durante gli anni del regime: più o meno convinti, la maggior parte; alcuni neo- lo erano ancora: e si prendeva atto di ciò, nella cornice naturalmente di una democrazia repubblicana, con i pregi e difetti di un regime e di una società di massa.
(qualcuno, neo- neo- fascista, lo è pure oggi... ma, per me, occhio a non generalizzare!)