Citazione di: carib il 28 Mar 2023, 13:44
La rappresentazione mediatica è innegabilmente parte del problema. Inoltre poiché i fatti di cui si discute sono tristemente stranoti non c'è bisogno di ripeterli a ogni post: quelli sono, quelli restano e quelli - tranne 2-3 giapponesi - sono implicitamente stigmatizzati da chiunque interviene in questo thread per proporre una soluzione.
Terzo. Io sono d'accordo con chi sostiene che senza interlocutori "esterni", senza una stampa imparziale e senza una "narrazione" aderente alla realtà, non si va da nessuna parte. Per quello che ho scritto prima: Il vergognoso problema "interno" alla tifoseria della Lazio è una conseguenza della vergognosa presenza e persistenza del fascismo e della mentalità fascista nella società civile e nelle istituzioni, e non vice versa. Quindi è doveroso - dall'interno della tifoseria - non minimizzare, non negare, non relativizzare quello che accade allo stadio (come qui dentro fanno in 2-3), ma è altrettanto doveroso allo stesso tempo mantenere un rapporto con la realtà complessiva e vederla per quel che è. Altrimenti l'approccio del tifoso laziale che rifiuta e si oppone alla mentalità fascista di chi canta le canzoncine a braccio teso e scarpe bianche, da sano rischia di diventare nocivo (cit. Pan). Perché seppur involontariamente contribuisce ad alimentare una falsa narrazione circa il radicamento della mentalità fascista nella nostra società.
Pretendere che lo stadio sia ripulito dalla feccia fascista e al tempo stesso che i media e le istituzioni la smettano di negare le dimensioni del problema non sono due cose in antitesi come alcuni affermano. Costoro secondo me commettono - seppur involontariamente - un gigantesco, grossolano e controproducente errore di valutazione.
ma la realtà non è una racchetta che afferri da un singolo manico presente.
Quindi chi usa quello ha un rapporto con la realtà complessiva e chi non lo fa non ce l'ha.
é fatta di tanti possibili approcci differenti. Nello scegliere quale, si opera anche una scelta di opportunità e prospettiva.
Non ho mai detto, infatti, che la differenza nelle due narrazioni non sia reale. Mi sono sempre soffermato sull'interpretazione, non sulla realtà di tale differenza.
Non capisco poi perché sancire un rapporto unidirezionale tra: fascismo nella società civile e nelle istituzioni --> fascismo interno alla tifoseria. In realtà mi sembra un rapporto dialettico perché se c'è razzismo nella società civile è perché questo prolifera nelle sue parti costitutive.
Il rapporto tra generale e particolare è sempre di codeterminazione bidirezionale.
Nello specifico, per me è un gigantesco, grossolano e controproducente errore di valutazione - seppur involontario - non tenere conto della specificità del problema nella tifoseria della Lazio, dato da una peculiare storia e una peculiare tradizione che si è sedimentata.
Un qualcosa che va oltre la narrazione mediatica e che, anche in questo caso, si codetermina.
Altrimenti stiamo qui a sancire se è nato prima l'uovo o la gallina.
Una narrazione mediatica "giusta" non cancella questo aspetto. Per me.
Il che non significa che laziale = fascista né che ci sia connivenza generale per il razzismo o il fascismo.
Ma vedi, è un po' come il tema dello stalinismo.
Io posso essere un antistalinista di ferro, ma nel fare riferimento alla storia comunista non posso negare - al netto della politica - la
sedimentazione culturale che lo stalinismo ha comportanto in tutto il movimento operaio prima durante e dopo. Anche in quelli che erano antistalinisti e hanno dato la loro stessa vita, cioè il massimo a loro disposizione,
contro quella roba lì.