Citazione di: italicbold il 10 Mag 2023, 14:59
Io mi chiedo che estero frequentate voi... 
A me sta cosa nun me l'hanno mai detta. Cioé, il fatto che io sia romano e sia della Lazio nessuno ha mai trovato da ridire. Ma magari so io che ho frequentato l'estero sbagliato.
Poi, e qui ce potete/potemo fa poco, gli altri hanno il nome della città e i colori. Se il turista che non ha mai visto un pallone in vita sua vuole la felpa per ricordare che è stato a Roma, facile che se compra quella delle merde. Ci possiamo fare poco. Anticipo la manina alzata, pure se je metti un negozio della Lazio ogni 10 metri a Via del Corso, molto probabilmente sceglierà quella delle merde. Perché se chiamano Roma e hanno i colori della città. La scelta dei colori e del nome, come ha raccontato Quintino, è stata fatta 120 anni fa, più o meno. Con quella scelta facciamo i conti.
L'identificazione della città, aldilà dei gladiatori e altre amenità, ce sta chi, per scelta nostra peraltro, c'ha un vantaggio considerabile.
Io non è che volo alto, non credo neanche FD o faccia, solo che penso che è una battaglia persa in partenza. E come ce ricorda la storia raccontata da Quintino è probabilmente una battaglia che ai padri fondatori non poteva importare di meno.
Ma è anche la nostra forza. Secondo me. E su quelli mi concentrerei.
Senza rincorrere nessuno (inutile che me scrivete chi se ne fotte delle merde, il problema quello è...)
A
M
E
N
Quello che non se capisce è che non è certo il "LA" ad identificare.
Nell'accanirsi su quell'esempio di ieri si è forse scambiato l'esempio con il fatto acclarato.
Come se smentendo l'esempio, un plus proposto per intenderci, si potesse smentire il fatto.
Ma quello era solo un esempio e pure fosse smentito cambierebbe assolutamente niente.
Che per quanto Kelly possa incazzarsi, Tarallo provare a difendere, chiunque altro scapocciare, quelli sempre Roma se chiamano, con i colori, il simbolo e tutto il corollario.
E se la questione fosse stata "rappresentare Roma" allora toccava dire "
bene, facciamolo!".
Dire "
noi rappresentiamo siamo Roma ma se chiamamo Lazio", scusate tanto, ma nun vordì un cazzo.
Che ce piaccia o no. Che ci faccia incazzare o no. Non dipende da voi, né da me né da IB, ma da un fatto, ineludibile per quanto odioso: si costituisce una rappresentativa cittadina e noi decidiamo di non starci. La nostra decisione non cancella il fatto. Il fatto resta, soprattutto per tutti quelli che non sono noi.
Fare la gara davanti a uno che viene dal wisconsin o da Pechino se ritiene più rappresentativo di Roma una roba giallorossa con la lupa e la scritta ROMA o una cosa biancoceleste con un aquila me pare impresa autolesionista. Pure se ci mettiamo lì a tirare giù il pippone sui simboli imperiali.
Ma la cosa bella è che la scelta la facemmo noi all'epoca.
Quindi noi oggi non abbiamo quella scelta, passata, ma un'altra: confermare quella decisione, proseguire sulla stessa traccia, iscritta dai fondatori descritti da Quintino; oppure cambiare traccia malcelando un ravvedimento ma provando a salvare capra e cavoli.
Cosa che - nessuno si offenda - io in qualche discorso temo di intravederlo.
Non è un fatto "alto" di cultura, ma spiccio - se volete - di opportunità.