In questa discussione un po' kafkiana ci tengo a dire qualcosa che ho acquisito in tanti anni di (serie) ricerche:
La Lazio non ha mai voluto sottolineare il suo essere un'entità romana. Lo si dava per scontato. Possediamo la carta da lettere, con relativi stemmi, di tutta la storia della Lazio. Dal 1901 a oggi. L'unica e sola volta in cui compare il nome Roma è nello stemma citato da DLM che, però, fu adottato a partire dal 1914 e durò fino al 1915. Gli anni della guerra non vedono stemmi ma solo la scritta S.P. Lazio. Nel 1919 lo stemma è costituito da un articolato ghirigoro che forma SPL. Ma soprattutto la rivista ufficiale, nata nel 1913, non mostra alcuno stemma e si chiama LAZIO e questo titolo essenziale lo terrà fino al termine delle pubblicazioni del 1942. Roma non compare mai. Ripeto, era scontato che la Lazio fosse un'espressione sportivoculturale dell'Urbe.
La questione della fusione del 1927 che ha dato origine al mostro (a proposito, la storiografia ignora che ci fu un altrettanto virulento tentativo di inglobarci già nel 1926, respinto in punta di fioretto giuridico cambiando la denominazione sociale da SPL a SS Lazio) è di una linearità sconcertante. Tutti erano d'accordo con il duce, ce mancherebbe altro, di creare una sola e potente squadra cittadina per contrastare lo strapotere calcistico del nord, ma si instaurò una sottile vicenda di rivalità politica-diplomatica tra Milizia (Foschi) ed Esercito (Vaccaro) che consigliò a Benito di soprassedere. L'essere Ente Morale fu soltanto una pezza d'appoggio ufficiale per dare dignità giuridica al rifiuto della Lazio. In realtà, a parte l'ambizione del violento miliziano Foschi di apparire l'artefice della fusione contrastata astutamente da Vaccaro facendo leva sulla sua effettiva superiorità gerarchica rispetto a quella del picchiatore, noi ne restammo fuori soprattutto perché nella Lazio ancora erano vivi dei forti retaggi liberalsavoiardi insiti nella sua genesi e anche in molti suoi dirigenti (tra cui lo stesso piemontesissimo Vaccaro). Inoltre l'oggettivo depauperamento sociale costituito dal campo della Rondinella che sarebbe diventato di proprietà della deforme ed empia creatura, determinò una fortissima opposizione in seno al Consiglio biancoceleste.
In definitiva, smettiamola di rincorrere quelli sulla "romanità". Noi siamo romani di nostro. Sarebbe come dover sempre specificare che il Colosseo è a Roma. E' un dato di fatto. Dovremmo andare fieri di questa nostra specificità che ci fa chiamare Lazio (ecco cosa intendevo, Fat, per "elitario". Non isolamento aristocratico connotato da ottusa albagia). Certo, nulla vieta alla società di effettuare iniziative che rimarchino la nostra essenza capitolina, ma senza l'opprimente necessità di dimostrarla giorno per giorno. L'immedesimazione Lazio-Città di Roma sarebbe ben più potente con i successi sportivi e con iniziative di largo respiro di livello internazionale. La Polisportiva l'ha pienamente capito ma le mancano i fondi, il Calcio ha i fondi ma è ottuso, ignorante e miope.
Per chi aveva chiesto il Pantone dei colori della Lazio: N. 297