Prima partita allo stadio nel maggio del 1995, un Lazio-Inter 4-1, seduto nei Distinti Nord dove, in futuro, sarei andato tante altre volte grazie a un abbonamento. Avevo appena sette anni e non ricordo moltissimo di quel giorno, giusto qualche azione di Signori e il tabellone che indicava il risultato finale. La mia fortuna, come molti di voi, è di venire da una famiglia che ha una fiera tradizione calcistica che ormai va avanti da un centinaio di anni. Un mio grande dispiacere è di non aver mai conosciuto mio nonno materno, tifoso laziale (come i fratelli) fin dal suo arrivo a Roma, ancora bambino, grazie alla benefica influenza di un parente del quartiere San Lorenzo. Al di là dell'ovvio desiderio di poter avere un ricordo di un parente così stretto, mi sarebbe piaciuto condividere la passione, andare allo stadio insieme, e sentire i racconti di una persona che ha visto giocare Piola, Flamini e Puccinelli, che era sugli spalti durante la finale di Coppa Italia del 1958 e che ha vissuto altri momenti antichi che, ormai, impariamo soltanto dai libri o da LazioWiki.
La prima Lazio di cui ho chiara memoria è dunque quella di Eriksson, vissuta un po' allo stadio un po' davanti alla tv. Appartengo, con grande consapevolezza, alla generazione di laziali più fortunata in assoluto. Ora ci sono tifosi di venticinque o trent'anni che non si sono goduti gli anni d'oro, e fortunatamente non ho visto l'inferno degli anni Ottanta (provo un rispetto infinito per chi si è dovuto subire la città in quel periodo, davvero) Il peggio penso di averlo accusato nel 1999, in quinta elementare, quando, nonostante una Supercoppa in estate, una Coppa delle Coppe e uno scudetto praticamente rubato (sì la Lazio avrà pure buttato punti a inizio stagione e pareggiato in maniera sanguinosa a Empoli, ma quello scudetto è stato un furto), i romanisti, anche se avevamo solo undici anni, festeggiavano come non mai fino alla fine dell'anno scolastico per la nostra mancata vittoria del campionato. Io non capivo il perché di tanta esagerazione (ma loro non pensano mai alla Lazio...eh già) e dopo un po' io e gli altri laziali ci siamo stancati di rispondere e rinfacciare le nostre vittorie di quel periodo contro la loro miseria, mi sembrava di parlare al muro (poi, crescendo, ho capito tante altre cose su di loro). Insomma, ben poca cosa rispetto al decennio precedente, me ne rendo conto.
Sono stato anche fortunato in termini di compagnia. Pur nella minoranza in classe non sono mai stato l'unico laziale, e spontaneamente ho avuto quasi solo amicizie biancocelesti o non interessate al calcio (poi qualche romanista c'è: per fortuna sono relativamente tranquilli).
Essendo cresciuto con le gesta di Nesta, Veron, Nedved e gli altri, è un po' difficile per me accettare i venti anni di Lotito, ma capisco bene il punto di vista di chi, avendo conosciuto periodi ben più complicati, ha per forza di cose una percezione diversa. Guardo il bicchiere mezzo pieno, penso alle sei coppe di questi ultimi venti anni, su tutte quella del 26 maggio ovviamente, e spero sempre che un domani si possa ritrovare lo splendore del periodo cragnottiano (come tutti, penso).