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I conti di Lotito, vent'anni in utile alla Lazio: come fare calcio senza svenarsi
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Marco Iaria
13 ottobre - 11:51 - MILANO
Il patron biancoceleste festeggia l'anniversario con il bilancio in attivo: il risultato aggregato dell'ultimo ventennio è positivo per 62 milioni.
Vent'anni fa c'erano Berlusconi e Moratti, e nemmeno un proprietario straniero in Serie A. Le società professionistiche stavano usufruendo della legge "Spalma ammortamenti" dopo aver ingigantito a dismisura i prezzi dei cartellini dei calciatori (e i loro portafogli). Bilanci scassati, come quello della Lazio, precipitata sull'orlo del fallimento quando planò sul mondo del pallone un personaggio mai visto prima: Claudio Lotito.
Imprenditore nel ramo delle pulizie e della vigilanza, amante delle citazioni in latino, Lotito ha risanato la Lazio. Sì, è stato aiutato dalla spalmatura del debito fiscale da 140 milioni in 23 anni, ma ci ha messo molto del suo. Soprattutto un'attenzione spasmodica ai conti. La sua Lazio non ha mai ripetuto l'exploit dello scudetto 2000, ma non ha nemmeno rivissuto le turbolenze finanziarie dell'epoca cragnottiana. E, comunque, in bacheca ha collezionato tre Coppe Italia e tre Supercoppe italiane, qualificandosi per 14 volte alle coppe europee. Tutto questo in un regime di sostenibilità. Non è un caso se Lotito stia festeggiando il ventennale con l'ennesimo bilancio in attivo, appena approvato dal consiglio di sorveglianza.
L'esercizio al 30 giugno 2024 si è chiuso con un utile di 39 milioni. I ricavi hanno beneficiato della partecipazione alla Champions raggiungendo la cifra-record di 193 milioni: 28 milioni dallo stadio, 142 dai diritti tv (di cui 61 Uefa), 19 dal commerciale, 4 da altre fonti. Con gli stipendi in lieve aumento per i maggiori premi (da 110 a 117), l'altro elemento-chiave è stato il player trading: proventi da 43 milioni, di cui 40 per la plusvalenza di Milinkovic-Savic, venduto all'Al-Hilal. Così, dopo cinque esercizi consecutivi in rosso, Lotito ha ripreso il tocco magico. E l'indebitamento finanziario netto è calato di una decina di milioni, a quota 38, in virtù della riduzione delle linee di prestito autoliquidanti. In estate sono stati impegnati 53 milioni tra acquisti, prestiti, obblighi di riscatto e premi, a fronte di 28 milioni di incassi dalle cessioni. Una campagna trasferimenti a saldo negativo, sebbene le operazioni in uscita abbiano prodotto 19 milioni di risparmi. Al paragrafo sull'evoluzione prevedibile della gestione, gli amministratori scrivono: "La partecipazione alle competizioni europee e i proventi rivenienti dalla cessione dei diritti pluriennali alle prestazioni sportive dei calciatori, con conseguente surplus finanziario, nella prima sessione della stagione in corso, congiuntamente ad un più incisivo rinnovamento della rosa della prima squadra con l'obiettivo dell'abbassamento dell'età media e valorizzazione dei nuovi tesserati, lasciano ragionevolmente attendere il conseguimento, nel breve-medio termine, dell'equilibrio economico-finanziario".
L'equilibrio, insomma, è sempre il mantra di Lotito. Nei 20 anni di gestione biancoceleste, l'attuale senatore della Repubblica ha incamerato 12 bilanci in utile e 8 in perdita: il risultato aggregato del conto economico è positivo per 62 milioni. In questo lungo arco di tempo la Lazio è radicalmente cambiata cercando di cavalcare l'evoluzione dell'industria calcistica. Nella prima stagione lotitiana, 2004-05, il club fatturava 84 milioni e ne spendeva 45 in stipendi; l'anno scorso ha registrato ricavi per 193 milioni e spese del personale per 117. Dimensioni da squadra ormai stabilmente nell'alta classifica della Serie A. E la crescita si riflette nell'enterprise value, cioè nel valore d'impresa. Gli analisti di Football Benchmark hanno valutato la Lazio 445 milioni nell'ultimo report, realizzato sulla scorta dei dati 2022-23. Ciò significa che nella prossima edizione, assorbendo il bilancio 2023-24, il club biancoceleste viaggerà sul mezzo miliardo di euro. Un bel salto rispetto ai 233 milioni del 2016, prima edizione del report.
L'abilità di Lotito è stata quella di costruire questo modello di gestione senza svenarsi. Le massicce ricapitalizzazioni a cui sono stati sottoposti, nel corso degli anni, gli azionisti di Juventus, Inter, Milan, Roma, non abitano a Formello. Dopo aver investito complessivamente 30 milioni per l'acquisto del 67% delle azioni della Lazio, Lotito non è mai dovuto intervenire per immettere equity nelle casse biancocelesti, fino al 2021-22 quando effettuò un versamento in conto capitale da 6 milioni per rientrare nei parametri federali dell'indice di liquidità. E c'è da dire che dal 2019-20, in qualità di presidente del consiglio di gestione della Lazio e della partecipata Lazio Marketing, il patron ha ricevuto emolumenti per complessivi 4,5 milioni. Chi l'ha detto che nel calcio ci si rimette sempre?