A me il rapporto delle persone col tifo sembra cambiato molto negli ultimi trent'anni e francamente faccio sempre più fatica a comprenderne le logiche (così come faccio tanta fatica a immaginare come sarà questo rapporto tra cinquant'anni).
Partendo dal presupposto che i romanisti sono da sempre in maggioranza, credo che se fosse solo questione di differenza di risultati a indirizzare i più giovani verso una tifoseria piuttosto che un'altra, allora i laziali sarebbero dovuti sparire quaranta o quarantacinque anni fa. Nei tristi Ottanta noi abbiamo vissuto il periodo più drammatico e loro quello più splendente, eppure i tifosi sono rimasti, anche se certamente molti bambini di allora sono stati trascinati nella parte sbagliata (e i laziali che hanno vissuto quel periodo hanno davvero tutta la mia stima). Negli anni Novanta calcisticamente le cose si sono ribaltate, e in effetti ho conosciuto molti miei coetanei laziali di prima generazione, innamorati dei vari Signori, Boksic, Nesta o Salas, fermo restando la logica che moltissimi tra ragazzini e ragazzine sceglievano la Roma per conformismo e obbedienza verso la maggioranza (tutti i laziali che ho conosciuto a scuola erano tifosi, punto; di romanisti che si professavano tali ma poi non erano in grado nemmeno di schierare una formazione tipo ne ho visti davvero tanti). Anche a livello di negozi, certo, una maggioranza loro c'è sempre stata, ma fino al 2010 o giù di lì mi è sembrata sempre "nella norma"; da diversi anni invece è un abisso, e qui credo stia la differenza fondamentale di questi anni rispetto al passato (che mi rende il calcio sinceramente sempre più indigeribile): il marketing e la comunicazione.
Non è tanto (mi auguro) una differenza di risultati a rischiare di far aumentare drammaticamente la forbice quanto la gestione dell'immagine. Con Lotito siamo a un livello imbarazzante e di rara mediocrità; loro con questi ultimi statunitensi, che in quanto a consumismo ne sanno fin troppo, hanno creato una rete impressionante tra negozi e potenza social. A questo aggiungiamo la spontaneità dei loro tifosi nei normali mezzi di comunicazione (prima romanisti poi professionisti, si sa). Mi fa vomitare quello che sto per dire, ma adesso essere romanisti va di moda. Conosco anche un sacco di adulti, prima totalmente indifferenti, che ora sono simpatizzanti romanisti perché così mettono storie sui social, prendono il like ecc. (siamo praticamente in una puntata di Black Mirror). Dieci anni fa avevano una squadra molto più forte e avevano una media tifosi allo stadio piuttosto bassina per i loro numeri, come mai? Inoltre, mi pare aumentata la loro aggressività, cosa che rende sempre più complicata la convivenza (ma forse è una mia impressione).
Le cose possono migliorare per noi solo con una nuova società che sappia lavorare anche su questo fronte mediatico (che purtroppo serve, lo dico pur odiando i social) portando insieme dei risultati importanti sul campo. Riportare quelle ambizioni cragnottiane nel mondo di oggi insomma. Se la protesta riesce anche un minimo a smuovere le cose in questa direzione, ben venga.
Detto ciò, perdonate la mia banalità, a me questo mondo fa sempre più paura.