IN: Marianucci, Vergara
OUT: Gila
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Player trading
IN: Marin, Lucca (in prestito entrambi)
OUT: Gila
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Stracciarolo trading
Alla fine non è complicato.
Ieri mi sono collegato un po' con la radiolina di regime e Cesarini sosteneva, tra un risucchio e una C smozzicata, che il player trading fosse l'unico modo per alzare i ricavi nel breve periodo.
È evidente il fascino degli anglicismi (provate a fare una riunione con ragazzini che si occupano di marketing, tra meeting redemption call to action bidding staging e I believe I can fly pare d parla' con' Bill Gates - poi chiedetegli di fare un meeting di sabato mattina e vedete come sono italianissimi) ma "player trading" è locuzione multimodale, parole vuote che puoi riempire alla bisogna.
La "compravendita dei giocatori", il trasferimento dei cartellini, si fa da qualche decennio se non da un secolo. In Italia, il calciomercato viene istituzionalizzato ufficialmente nel 1952.
Il Lecce fa player trading.
Vende quelli buoni a tanto, compra a meno, spera che vadano bene per rivenderli ancora.
Obiettivo: sopravvivere.
L'Atalanta fa un altro tipo di player trading: vende a tanto, compra a tanto, magari anche di più, ma da uno che ne vende ne compra due, migliorando il tasso tecnico della squadra. Agevolata anche da un settore giovanile (senza Acccademy e chiese) che produce Ruggeri, Bernasconi, Palestra.
Il Napoli fa player trading: vende a tantissimo, compra più giocatori, fa scommesse, a volte le vince e a volte le perde, compra anche e soprattutto giocatori affermati.
La Lazio vende Taty e Guendo, compra per la metà e prega Dio.
Player Trading all'amatriciana. Il Lecce sulle sponde del Tevere.