Citazione di: piscedda69 il 14 Ott 2011, 12:14
Kerouac, On the Road...
Ti capisco, lo ritengo un pastone indigeribile, anche se in qualche modo ho
dovuto leggerlo.
Come libro sconta la sua appartenenza alla beat generation.
E' quel movimento a essere invecchiato male.
Oggi non leggerei neanche sotto tortura Kerouac, Ferlinghetti, Ginsberg... Forse solo Burroughs ha retto il flusso del tempo, magari con qualche livido e qualche ammaccatura.
On the road è troppo contestualizzato nella beat generation, che a sua volta è troppo contestualizzata in quel periodo storico e sociale.
Per poter penetrare quel mondo bisognerebbe abbandonare ogni pretesa semantica, lasciandosi trasportare dal flusso musicale di quelle opere: non chiedersi troppo "che vuol dire?" ma cercare il piacere nelle eventuali armonie tra il tuo mondo e quel mondo.
E quel mondo rivendicava diritti, denunciava limiti alle libertà, sperimentava confini e, per forza di cose, scardinava un ordine narrativo lineare. Erano artisti che usavano un flusso di immagini, colori, sapori, odori, sensazioni immediate, perché le loro stesse vite, esistenze concrete,
erano in quel flusso.
Insomma, fatti un giro nel meraviglioso mondo della benzedrina e probabilmente
sentirai On the Road sotto un'altra luce

Confesso che, coerentemente con un certo distacco dalla beat generation, trovo illegibile anche Walt Whitman, considerato uno dei padri di quel movimento. Non a caso, coerenza per coerenza e giù per un altro ramo, ho sempre trovato irritante L'Attimo Fuggente (irritazione amplificata dalla presenza dell'odiatissimo Robin Williams). Ma, ramo dopo ramo, ci stiamo allontanando dal topic...