Citazione di: Kim Gordon il 07 Feb 2012, 09:10
chi non fallisce di più di un società che non riesce a trovare un ponte uno con la propia tifoseria??
Il problema, caro Kim, é che sto ponte non si capisce di cosa possa essere fatto.
E qui, in qualche modo mi riallaccio a quello che scrive anche Gesulio.
La critica legittima sul mercato di gennaio non può' e non deve diventare isteria collettiva e aggrumarsi in quel "brodo primordiale", come l'ha chiamato brillantemente, in cui ogni sfumatura viene cancellata, ogni distinzione viene eliminata.
C'é una minoranza che i fischi, gli insulti non hanno mai smesso di farli, sia quando la Lazio vinceva e soprattutto quando perdeva. E c'é chi ha fischiato durante Lazio-Milan, in disaccordo con la gestione del mercato d'inverno.
Il problema é che alla fine non li riconosci più, non li distingui più. Perché i toni si sono mischiati e hanno creato un insensato magma in cui si legano il mancato arrivo di Honda, Artipoli, il latinorum, il motorino dell'avvocato Gentile e tutto l'armamentario dialettico che ascoltiamo da sette anni.
A un certo punto si sono lette e ascoltate le argomentazioni più contraddittorie che io abbia mai letto su queste pagine. SI é passati dalla critica alla società che é obbligata a fra giocare gente come Del Nero a critica alla società per aver venduto Del Nero. Lo stesso dicasse per Sculli, che é passato da inutile giocatore a fondamentale pedina in meno di mezza giornata. Capisci che il problema é diventato che questo flusso di critica inarrestabile che si attacca a ogni scoglio che trova, fors'anche quella immensa sega di Manfredini, o alle dichiarazioni di un Patarca qualsiasi, alla fine nasconde e le rende sterili anche le legittime critiche ragionate. E spesso, l'errore che si commette é che queste legittime critiche, sentendosi inascoltate, hanno cercato scorciatoie dialettiche assumendo in qualche modo la tonalità violenta e assoluta del magma.
Qualcuno ha scritto che col mercato di gennaio la Lazio é diventata la barzelletta d'Europa, per dire.
Quattro mesi fa Reja veniva fischiato e contestato sonoramente, oggi, avendo affermato che si aspettava di più dal mercato di gennaio, é diventato un totem inattaccabile. Capisci che alla fine il gioco non vale la candela. Capisci, che alla fine, chi paga dazio é la squadra, non tanto Lotito i cui destini, scissi da quelli della Lazio, mi importano ben poco. Chi paga dazio é una squadra che non trova entusiasmo quando gioca tra le mura amiche e non trova sostegno ma diffidenza, al massimo tiepida accoglienza. Non a caso la differenza tra noi e chi sta in testa alla classifica sta probabilmente nei punti persi in casa.
Non é una questione di difendere Lotito, é difendere la Lazio, questa Lazio, come dice Gesulio, la Lazio di oggi, quella che, oggi, é in ottima posizione di classifica, non quella che verrà é quella che é stata. Quella di oggi.
Quella dei Reja, dei Klose, dei Lulic, dei Marchetti, dei Konko, degli Hernanes e dei Kozak. E di Lotito.
Che, volenti o nolenti, é anche la Lazio di Lotito. Non ce ne sono due. E' la Lazio dei Klose e dei Lotito, di Tare e dei Konko, dei Dias e dei Kozak. Non si può' scegliere a seconda degli argomenti.
Io personalmente penso che il solo ponte legittimo sia quello dei risultati sportivi. Quelli reali, non quelli immaginati, né quelli previsti. E, ad oggi, questo ponte, mi sembra ben saldo e luccicoso.