le strofe del testo sono riprese quasi totalmente dal brano di gaber: io non mi sento italiano. un testo che all'epoca fu letto non come antitesi all'italianità, ma come inno alla vera italianità. non può essere letto un testo se non viene contestualmente analizzato. purtroppo, la superficialità con cui si rivolge lo sguardo è quella che poi definisce un giudizio. da sempre la massa giudica tutto ciò che le passa sotto il naso. non si degna di scavare a fondo, prima di esprimere una valutazione così significativa. no. pollice verso, arrivederci e grazie.
non ho mai trovato indecisione, perplessità, tra i superficiali. sempre gente decisa. il superficiale è un treno, addita, indica, apre, chiude. e così l'italianità di gaber fu messa in discussione da chi si fermò al solo titolo.
e da chi non riuscì a comprendere che quel "fortuna" lasciato per ultimo, senza il compagno "purtroppo", era indicativo della fierezza dell'autore di essere italiano, nonostante le tante critiche palesate all'italianità.
questo parallelismo non l'ho cercato, mi è venuto spontaneo quando ho letto la situazione che si è venuta a creare con il caso reja. tutti contro tutti, con la squadra che doveva partire per madrid, l'allenatore che dà le dimissioni, etc. etc.
quindi gennaio e febbraio sono stati mesi rappresentativi di una situazione, all'interno della lazio, davvero bizzarra.
il parallelismo si è poi arricchito di un altro fattore. il tifo e i tifosi. qualcuno, anche in questo topic, criticando il titolo, ha ammesso di non sentirsi laziale come alcuni (riferimento al sottoscritto, velatissimo).
ed è esattamente quello che volevo far emergere nel testo. non c'è un comune sentire, per il solo bene della maglia. c'è un retaggio di odio e di rancore, ci sono tinte ideologiche che condizionano l'espressione di un tifo, ormai chiaramente contaminato.
si arriva a difendere l'indifendibile pur di non dar ragione a tizio o caio. si arriva a criticare reja e auspicarne l'allontanamento per serrare la falange e difendere la propria posizione.
anche io ho detto che per me reja ha sbagliato (errore gravissimo) a dare le dimissioni con l'imperto di un ragazzino. a poche ore dalla trasferta di madrid. non ho avuto nessun problema a criticarlo perché non devo difendere nessuno. la difesa e l'attacco non fanno parte del mio gergo da tifoso. chi attacca e difende non si rende conto che indirettamente, e neanche tanto, si allontana dalla lazio. si comincia ad indossare un'altra uniforme. un'armatura. e chi non si aggrega ne rimane risucchiato.
la colpa di tutto ciò, mi dispiace, è dei lotitiani che difendono ad oltranza. non si rendono conto, costoro, che gli antilotitiani pasdaran sono solo una pittoresca particella nel corpo di una intera tifoseria.
che la differenza sta proprio tra l'attacco e la critica. che la stragrande maggioranza di laziali vivi, puri, semplici, sta criticando lotito per le cose che ha fatto o non ha fatto in questi ultimi due mesi. sono semplici tifosi, che non si attaccano alle radio, che hanno - fortunatamente - una famiglia ed un lavoro e se ascoltano qualcosa è magari un brano musicale. o il loro inno. e che hanno tutto il diritto di criticare se sono tifosi e se tengono alla crescita non solo della suqadra ma anche dell'immagine societaria. ecco, io mi sento laziale in quel modo. come prima, come sempre.
non mi sento e non mi sentirò mai quel laziale che giustifica l'ingiustificabile. quel tipo di tifoso che mi sta facendo respirare questa aria nauseabonda, che è riuscito a spaccare la tifoseria (vera) in due. chi guarda solo la maglia della lazio può permettersi di criticare chiunque. Italbold, in un topic di ieri, ha scritto che il clima che ha sentito a madrid lo ha fatto stare bene. ha ritrovato la vera lazialità. ebbene, alcuni di quei tifosi caldi e appassionati sono stati intervistati a rete4 ed hanno, unanimemente, contestato lotito. loro non vogliono il male della squadra, mettetevelo bene in testa. il male della squadra nessun laziale vero lo vorrà mai.
perché vorrebbe il male proprio.
cominciamo a sorridere di più.