Citazione di: strike il 29 Feb 2012, 18:13
No non me la dimentico la Costituzione, credimi. Non ho mai visto magistrati (e neanche poliziotti e carabinieri) inseguire i giornalisti per far circolare spifferi inverificati e inverificabili. Le notizie sono i giornalisti a chiederle.
Chi fa un'inchiesta come questa ha a che fare con i giornalisti, può non dire nulla e i giornalisti scriveranno quello che dicono altri, senz'altro qualcosa scriveranno. Se chi fa le indagini (a qualsiasi titolo, concentrarsi sui magistrati è un erropre) dà delle notizie, le conferma o le precisa, c'è da immaginare che lo faccia nell'interesse dell'indagine e nel rispetto dei diritti di tutti. A volte ci sono svarioni incredibili, violazioni gravi, non li ho visti in questo caso.
Non mi scandalizza che si scriva che è un personaggio pubblico è indagato o gravato da questo o quest'altro indizio. Ad ogni modo non è contro la legge. Altrimenti, ma anche questo è un principio costituzionale, bisogna vietare di scrivere di un processo penale fino alla sentenza definitiva, legge bavaglio o simili. Fatelo pure, non è detto che sia costituzionale.
Poi ci sono altri problemi, che attengono a un Paese complessivamente fuorilegge, in cui di tanti meccanismi di controllo non ne funziona uno (prendiamo il calcio: frega a qualcuno che centinaia di calciatori scommettano? Non certo alla giustizia sportiva, che pure dovrebbe occuparsene). L'unico che funziona un po', con le sue storture e le sue lentezze, è la magistratura inquirente, indipendente a norma di Costituzione. E' un problema più generale.
Mettere in galera la gente per farla parlare, invece, è parente prossimo della tortura così come definita dalla giurisprudenza europea, è un'altra cosa ancora
Purtroppo vado di fretta e posso rispondere solo in forma sintetica.
Nel post al quale rispondevo risultava che una serie di spifferi erano stati messi in giro per vedere se qualcuno, intimorito, sarebbe corso a confessare.
Ora mi dici che i magistrati non rincorrono i giornalisti affinché mettano in giro questi spifferi ma sfruttano l'occasione quando sono i secondi a chiedere notizie.
Tralasciando di considerare che questa ricostruzione mi sembra piuttosto indulgente (credo infatti, come ho già scritto, molto più realistico che tra certe procure e certi giornalisti esista un rapporto di mutuo scambio, del tipo: oggi ti do una
notizia che serve a te, domani mi pubblichi una
notizia che serve a me) il punto non cambia di una virgola: al magistrato inquirente per una pluralità di ragioni (le principali delle quali ho cercato di riassumere nei post precedenti), per la posizione di
garanzia (anche e soprattutto dell'indagato) che gli è assegnata dall'ordinamento, non è consentito di utilizzare mezzi istruttori extra ordinem, e, soprattutto, non è consentito diffondere (sua sponte o perché sollecitato) tramite terzi soggetti notizie, suggestioni, messaggi surrettizi, ecc. nella speranza che possano aiutare la sua indagine. Ancor meno è consentito diffondere notizie che possano incidere sulla onorabilità e sulla capacità di difesa dell'indagato.
Questo non vuol dire, come tu affermi travisando il mio ragionamento, vietare di scrivere di un processo (meglio di una indagine) penale. Significa, piuttosto, pretendere che chi quella indagine conduce (e quindi, per la sua funzione, è in possesso di notizie e dati personalissimi, sensibili ed altamente riservati) si astenga, per un elementare principio di civiltà giuridica, dal dare informazioni, di qualsiasi tipo, alla stampa o a qualunque altro soggetto. Significa, in altri e più semplici termini, pretendere che tra le fonti del giornalista che scriva di un processo (indagine) penale non figurino né il magistrato inquirente, né quello giudicante. Sinceramente non mi sembra nulla di stravolgente.
Dire, poi, che in un Paese dove nulla funzione come dovrebbe non ci si possa meravigliare che i magistrati qualche volta esorbitino dai limiti della lora funzione, sinceramente non mi pare argomento appagante.