Mi scuso per la lungaggine.
L'argomento come detto gia ampiamente trattato altrove è molto interessante perchè analizza un aspetto che spesso non si prende in considerazione quando si parla di certe cose.
Alcuni si chiudono nel vittimismo paranoico-autoreferenziale quello di tipo anni 70 che defiiremmo modello "La CIA ci spia", altri invece ritengono queste cose delle
pip.pe paranoico autoreferenziali e accusano i primi di non riuscire a non pensare ad "essi".
In mezzo ci sono varie posizioni tra cui la mia, che incentro sul concetto di "Appeal" o "Gradimento",
Si è detto che l'area dandiniana-piddina-saloon socialist non fa vendere maglie alla rioma, trae solo essa stessa vantaggio dall'attaccarsi al carrozzone giallerosso
Io invece ritengo che questa forma di continuo citazionismo della reuma comporti una simpatia collettiva, una opera di costruzione del gradimento.
Se ricordate i vecchi film degli anni 50/60/70 il romanista era sempre il trucidone borgataro,(il gassman dei mostri che corre allo stadio mentre la famiglia è malata, il sordi di cui si è detto, il milian-commissario Giraldi, il manzotin di febbre da cavallo, l'amendola di vacanze di natale, personaggi popolareschi, a volte volgari, sempre di mediocre estrazione, non a caso nel film un giorno in pretura al sordi-tarzan si oppone il DeFIlippo-giudice laziale).
Negli ultimi anni si è assistito ad un ribaltamento della figura del romanista proprio per mano di questa lobby e altri affiliati.
E allora il romarolo è diventato il bravo ragazzetto, il professionista, l'imprenditore, "il compagno", figure che fino ad alcuni anni fa non rientravano nella "caratteristica di genere".
Questo ribaltamento ha causato come rovescio della medaglia che il laziale è diventato "l'antagonista", "il cavaliere oscuro". Non è più la figura "professionale", "borghese" che era.
Questa attività di consenso ha causato anche in attori laziali una voglia di non esacerbare la loro tifoseria, un po perchè la maggior parte dello showbiz romano è romanista (es.la Fandango di Procacci, mentore di palomba,mastandrea,zorro e legata a doppio filo alla lobby dandiniana).
Gli stessi Mimun,Mazza,Paglia noti laziali non esibiscono troppo la appartenenza perchè sanno di essere minoranza e verresti visto male dai "neutrali" che in quanto neutrali subiscono il fascino dell'appeal romanista. E quindi vedono di miglior occhio il romarolo che non il laziale, spesso identificato come personaggio, minoritario, frustrato e di tendenze politiche antidemocratiche.
Il discorso di V. pertanto coglie il segno nel mettere al centro questa questione che è poi la visione dove si muovono i vari repubblica, fatto, alias, isbn, pd, rai, tutti guarda caso orbitanti nella stessa area culturale.
Questa cosa dovrebbe spaventare prevalentemente i laziali di sinistra (quelli di destra se ne possono allegramente fott.ere), ma i laziali di sinistra che si cerca di nascondere, di cancellare culturalmente e socialmente, mettendo in risalto ed esaltando ogni aspetto destrorso, razzista e fascista del tifo laziale, devono cominciare a rendersi visibili, allo stadio, nel media, nella società, in qualche modo.
A questo si deve affiancare l'attività della società che la deve smettere di aprire gli store, a valmontone a fiumicino o a alatri, ma deve aprirli a Via Nazionale a Via del corso, fare uno store vivo, non con 4 magliette sfigate , ma un negozio dove si possa andare anche a mangiare a pranzo, dove si fanno eventi marketing e dove ogni tanto becchi qualche giocatore. Bisogna stare in centro ed essere visibili.