Il tifoso della Lazio sta mettendo in mostra tutti i suoi difetti più incarniti. E dovrebbe prendere esempio da tutti gli altri tifosi, persino dai romanisti.
Per un semplice motivo: i romanisti e gli altri tifosi non sono esenti da periodi (auto)distruttivi ma vivono fasi acute per poi rimettere la loro squadra al centro.
Il Laziale del ventunesimo secolo cronicizza; è lamentoso e infantile, si lascia trascinare e ha perso di vista il centro, lo ha messo fuori fuoco per concentrarsi su se stesso. Basta anche vedere i dibattiti qui.
I topic non finiscono tutti sul solito stantio argomento perché quell'argomento è davvero importante. Finiscono lì perché il laziale può finalmente lamentarsi che è la cosa che gli riesce meglio.
Il laziale del xxi° secolo non racconta storie, e pure ce ne sarebbero, ma è un tifoso passivo che aspetta che gliele raccontino gli altri.
Quelle degli altri sono più belle. E finalmente si può vivere di riflesso.
Il laziale è la vittima irrecuperabile della nuova comunicazione per cui si parla di una squadra 24 ore al giorno, ma non ha più argomenti positivi, solo negativi. Che sono quelli che tirano di più, cliccano meglio, fanno discussione.
C'è cascato con tutte le scarpe. Perché questo piagnisteo contagioso non ha motivo di esistere. Anche sezionando l'operato dell'attuale gestione, questo accanimento a perdere e a perdersi è squisitamente indotto.
Indotto dalle radio, dai forum, dai tifosi della curva. Ognuno alimenta l'altro con giudizi avariati.
Indotto e sciocco.
Mediocrità, lazialità, il mercato, il settore giovanile? Sono tutte cazza.te, perché la mancanza di passione viene dall'interno e Lotito è solo una bieca scusa.
La Lazio è stupenda, anche quella di Lotito. Migliore di centomila Lazio del passato.
Il tifoso laziale nasconde dietro la questione Lotito la sua incapacità di partecipare al mercato della comunicazione. Non sa rendersi più appetibile, tanto che se Lotito andasse via domani si spalancherebbe un vuoto, una gigantesca botola. E adesso? Che famo? Di chi è la colpa?
Il laziale è alla frutta perché, porello, non c'è il terzino che gli piace a lui, l'allenatore non esprime il gioco che lui vorrebbe, il modulo non è quello che lui usa alla playstation. E il presidente è antipatico. Non esprime la Lazialità, che in pratica che cazzo vordì non si sa.
Poi dice che ci prendono per il cul.o. E vedi un po'.
Invece di pensare alla squadra, stiamo pensando al presidente. Ridicolo, nel momento in cui diventa pensiero ossessivo.
Tutti i pensieri ossessivi sono indice di patologia.
E' come l'ipocondriaco, che un minuto dopo essersi rilassato per aver scoperto di non avere una malattia mortale, si concentra su un altro sintomo e ricomincia daccapo.
Inoltre si sceglie un modello di riferimento e gode nel non vedersi uguale a quel modello.
Ed è presuntuoso. Il laziale del XXI° secolo davvero pensa di spostare una virgola scrivendo su un forum, telefonando a una radio, o andando appresso a un coro allo stadio. Gli piace farsi del male e crogiolarsi nel proprio pianto, nella recriminazione perpetua.
Anche gli altri tifosi scrivono, telefonano e cantano. Protestano, pure. Ma alla fine se la godono di più, persino quelli – e sono tanti – che di cose di cui godere ce ne hanno molte di meno.
Sanno quando rimettere al centro la propria squadra, il pallone, i 90 minuti. E i sogni.
Mi fanno ridere quelli che si sentivano più laziali quando stava in serie B. Ma de che? Ma non dite cazza.te, fatevi un favore.
Siete voi che siete cambiati, non la Lazio in serie A che gioca l'europa league e vince la coppa italia contro la rivale storica.
Il tifoso della Lazio è l'amante piagnucoloso e non corrisposto; è il bambino che si porta via il pallone.
Che si riempie la bocca con la demonizzazione del branco e le lodi alla minoranza biancoceleste, e poi fa branco con chi augura la morte a Lotito, con chi non riesce a vedere al di là del proprio naso e si dimentica il motivo per cui siamo qui, alla stadio, o davanti alla tv: la Lazio, il gioco del pallone dove si può vincere e perdere.
Con la pretesa inoltre che la Lazio sia a nostra immagine e somiglianza. Come se ci appartenesse. Vi rivelo un segreto: non è così.
Ormai qualsiasi cosa succeda, c'è sempre qualcuno che sente il bisogno patologico di mettersi per traverso. Qualsiasi cosa poteva essere fatta meglio. Ma questo pensiero differente diventa poi ostile, si trasforma nella leva con cui il tifoso laziale si auto percuote. Il granello dell'ingranaggio diventa gigantesco come una montagna. E giù pianti, recriminazioni, reprimende.
Non abbiamo perso la Lazio e la Lazio che ha perso molti tifosi, ma per colpa esclusivamente loro che sfogano le proprie frustrazioni sulla Lazio.
Lotito non c'entra proprio niente.
Detto questo torno ad autobannarmi perché quello che sta succedendo in un altro topic su "calcio" è fuori dalla grazia di Dio.
FORZA LAZIO!
p.s. Di solito quando uno dice Forza Lazio, l'altro risponde "sempre".
Magari sarebbe ora che meditassimo sul significato della parola "sempre".