Intanto, con il trascorrere delle ore si stanno verificando due fenomeni.
Il primo è quello della dilatazione dello spazio: il braccio che, nell'immediato, era "vicino" e "attaccato" (cit. Marelli, Ambrosini, Gruz) oggi è diventato "non molto lontano".
Il problema, però, è che qualcuno conosce la lingua italiana e sa pure capire quando viene preso per il culo. Non molto lontano è una petizione di principio che significa che, comunque, è lontano, sicuramente né vicino né attaccato, e che la misura della lontananza costituisce il frutto di una valutazione arbitraria. Comunque diversa da quella impiegata in casi simili (Bologna, Udinese, ecc.).
Il secondo fenomeno è che oggi si cambia. Anzi sabato si è cambiato.
Ossia, continuando a fare l'alchimista dei regolamenti, Rocchi ha detto che l'AIA li cambierà ancora una volta in corsa (il cambio dell'interpretazione è, di fatto, il cambio della regola) per far sì che quelli che fino a venerdì potevano essere fischiati come rigori (e lo sono stati nelle domeniche precedenti) non dovrebbero più esserlo. Aspettiamo di conoscere il prossimo criterio discretivo. Forse sarebbe più onesto far riferimento all'importanza relativa delle squadre in campo.
Certo è che, con buona pace di Gruz, quello che si applica non è un regolamento, se per regolamento intendiamo (con la lingua italiana) un complesso di regole, fissate ex ante e destinate ad essere applicate uniformemente a tutti nel corso della competizione. Ma è una accozzaglia di regole (o meglio di decisioni) in divenire, frutto del continuo tentativo di aggiustare i guasti delle decisioni precedenti