IN SINTESI:
L'arbitro che, secondo Rocchi, ha "sbagliato" anche solo ad ipotizzare che il tocco di braccio di Pavlovic fosse rigore viene rimproverato pubblicamente e retrocesso.
Invece, l'arbritro che ha deciso concretamente che il tocco di braccio di Pavlovic fosse rigore e che poi, sempre secondo Rocchi, ha ulteriormente sbagliato ravvisando un precedente fallo di Marusic universalmente ritenuto inesistente, non viene punito due volte (come potrebbero pensare i più sprovveduti tra di noi), ma viene elogiato pubblicamente e promosso.
Almeno, questa storia mi è servita per apprendere tre cose.
La prima è che un errore è un errore, e se un arbitro o un addetto al VAR lo commette viene punito dall'AIA.
La seconda è che se un errore segue un altro errore, allora non è un errore e derubrica a non errore anche il primo, qualora serva per raggiungere la soluzione che più è gradita al vertice dell'AIA.
La terza è che, da sabato, l'errore voluto a titolo di "compensazione" non è più considerato tale, ma anzi è voluto e incentivato dal vertice dell'AIA, sicché tutti lo dovremo pretendere.
Dimenticavo, c'è anche una quarta cosa, che peraltro si poteva intuire pure prima.
Ed è che l'obiettivo dell'AIA e del suo vertice, non è quello che le partite vengano arbitrate correttamente facendo applicazione del regolamento IFAB, ma è quello di gestire regole e arbitraggi a proprio piacimento e in assoluta discrezionalità, creando volta per volta la regola da applicare al caso concreto (il più delle volte ex post) infischiandosene di quelle che dovrebbero esserlo alla stregua dei regolamenti.
E ogni misura che serve a consolidare e ad aumentare la discrezionalità è subito abbracciata.