Questi non stanno per niente bene
http://bari.repubblica.it/cronaca/2012/04/04/news/minacce_indagati_i_tre_capi_ultr-32724058/CALCIOSCOMMESSE
Minacce, indagati i tre capi ultrà
La difesa del Parigino &C: "Non l'abbiamo fatto per soldi ma per far retrocedere il Lecce". Accertamenti patrimoniali per capire se ci sono state puntate e vincite consistenti. Oggi l'interrogatorio di Masiello
di GIULIANO FOSCHINI e MARCO MENSURATI
Minacce, indagati i tre capi ultrà Alberto Savarese
All'incrocio esatto tra il filone d'inchiesta sulla criminalità organizzata e quello sulla responsabilità della società, ci sono loro, gli ultrà del Bari, protagonisti - a quanto si è appreso dalle carte dell'inchiesta sul calcioscommesse - di una delle pagine più tristi della storia del calcio italiano, quella in cui i tifosi smettono di fare il loro mestiere e si improvvisano scommettitori clandestini capaci non solo di giocare contro la propria squadra ma addirittura di minacciare i propri idoli affinché perdano.
La procura ha infatti deciso di indagare i tre capi della curva chiamati in causa dai calciatori (su tutti dal portiere Jean Francois Gillet) per associazione a delinquere finalizzata alla commissione di un numero imprecisato di frodi sportive, anche se - va detto - le partite truccate "a perdere" su mandato specifico dei tifosi al momento sono solamente Bari-Cesena e Sampdoria-Bari. E così Raffaele "Lello" Lo Iacono, Roberto Sblendorio e Alberto Savarese "il Parigino" sono finiti nei guai e nei prossimi giorni verranno probabilmente interrogati dai carabinieri del reparto operativo. Le cose da chiarire sono molte, come è inevitabile in una situazione tanto paradossale. Innanzitutto va capito bene qual è il giro dei soldi. Chi ha pagato chi e quanto e, soprattutto, perché. Dopo la sconfitta del Bari contro il Cesena infatti agli atti c'è traccia di uno strano passaggio di denaro, 20mila euro, tra Bellavista e Masiello, proprio in relazione
a quella partita. Chi mise a disposizione quei soldi? gli ultrà? perché?
Durante gli interrogatori ci sarà da misurare anche la bontà della linea difensiva scelta dagli indagati che, a quanto pare è quella di sostenere la natura sportiva del loro comportamento. Gli ultrà, aveva raccontato Gillet agli inquirenti, entrarono negli spogliatoi e ci minacciarono ("vivi a Bari, da oggi in poi può succedere di tutto", la formula) per perdere quelle due partite. Secondo gli indagati, però, tale minaccia non era finalizzata a realizzare vincite presso le ricevitorie ma semplicemente a realizzare un progetto sportivo "tipico" della mentalità ultrà. Le due partite erano, infatti, entrambe decisive per la lotta per la retrocessione che in quel finale di campionato era particolarmente accesa. E che non riguardava, però, il Bari, già retrocesso da tempo. Ma il Lecce. E, appunto, sia la Sampdoria sia il Cesena. Due sconfitte, di fatto, avrebbero dunque tolto sei punti agli "odiati" cugini giallorossi.
In fondo, è la tesi difensiva, non c'è niente di diverso da quanto successo un paio d'anni prima a Roma tra Lazio e Inter, con i tifosi biancocelesti che esercitarono pressioni oltre i limiti del lecito affinché i giocatori facessero vincere gli ospiti favorendone così la corsa allo scudetto ai danni della Roma (un'altra delle pagine più misere della storia del pallone nazionale, simbolicamente immortalata dallo striscione esposto dalla Curva Nord "oh noooo"). Da osservare come, se anche questa versione fosse ritenuta accettabile, i giocatori del Bari avrebbero tradito due volte i propri giocatori vendendosi, alla penultima giornata il derby.
La versione dei tre indagati non convince nemmeno un po' gli inquirenti convinti che la vera ragione di quelle irruzioni negli spogliatoi fosse invece quella di avere dei risultati certi da giocarsi in ricevitoria. Ed è per questo che nei prossimi giorni partiranno anche gli accertamenti patrimoniali.