A me per esempio in questo momento premerebbe che il presidente desse un segnale forte, tanto ai tifosi come alla squadra. È anche il silenzio che dà un'impressione di disinteresse e di un adeguamento a uno stato di cose che disonora la Lazio, la fa marciare al disotto del suo livello e deprime i tifosi.
Siamo ancora in corsa per l'Europa League. Sarà un cammino molto duro, ma il mio calcolo delle probabilità è il seguente: semifinale alla portata dando il 100% (e nemmeno un'oncia di meno); qualificazione alla finale molto difficile ma non impossibile dando il 101% (come la Lazio ha saputo dare in altri frangenti della sua storia); vittoria finale quasi impossibile, ma doveroso puntare molto in alto visti i troppi errori e negligenze osservati finora.
Mi piacerebbe che il presidente facesse una bella sfuriata ad allenatore e giocatori.
Obiettivo minimo: vincere l'Europa League o tutti a casa.
Allenatore: questo è l'obiettivo, se sei capace di evitare altri sbandamenti tattici e di riprendere e mantenere l'equilibrio dello spogliatoio, fallo e portami la coppa. Nel dubbio, comincia a cercare un'altra squadra che ti si accolli l'anno prossimo, perché io non ho voglia di pagare il tuo stipendio dopo l'ennesimo obiettivo mancato in una stagione, la prossima, che sarà anonima, da separati in casa che farà scendere anche le tue quotazioni, non solo le nostre.
Giocatori: dovete portate rispetto a questa maglia. Chi antepone le sue fisime, i suoi protagonismi, la sua svogliatezza, l'amore per la ciccia baffuta all'obiettivo prefissato me lo faccia sapere subito, lo metto fuori rosa perché non dia fastidio e parlerò amichevolmente col suo manager perché mi presenti buone offerte da parte di altre squadre che mi permettano di riallestire la squadra l'anno prossimo. Chi si ritira dalla lotta è un gran figlio di Pallotta. Orgoglio, dignità, palle, lazialità, siegen oder sterben, spezzeremo le reni alla Grecia (cit. Angela Merkel).
Tifosi: ci stiamo allegramente sul cazzo a vicenda ma abbiamo bisogno di voi per vincere. Ce la metteremo tutta, firmiamo un armistizio e sigilliamo un altro trionfo europeo contro lo zero ciambella dei cerebrolesi di Corropoli.
Con un bel proclama sbattuto sulle prime pagine dei quotidiani.
Col rischio di fallire ugualmente e farsi ridere appresso a fine stagione, ma con la dignità di averci provato e con il profitto di aver fatto vedere che ci si tiene.
Il mio confronto kunderiano tra il rapporto dei tifosi con la Lazio del -9 e quello con quella odierna si può descrivere come la differenza tra una donna sposata con un umile operaio brutto, povero e sgraziato che tuttavia fa di tutto per la sua famiglia e una sposata con un bel ragazzetto che non è ricco ma i suoi talenti e le sue possibilità ce le ha, eppure preferisce fare il bighellone e oltretutto nemmeno adempie ai suoi doveri coniugali.
Segnali forti, fuori le palle. Anatomicamente stanno lì, usarle.
Magno tranquillo? Po esse, ma non credo di chiedere troppo.